Archivio mensile:giugno 2016

Irlanda: A cento anni dalla rivolta di Pasqua. Intervista a Paolo Gulisano

Per l'onore d'IrlandaIl 2016 corrente vede cadere il centenario della grande rivolta di Pasqua dell’Irlanda contro il Regno Unito e l’inizio del processo che avrebbe portato all’indipendenza dell’isola ma anche allo scoppio di una cruenta guerra civile e al sorgere dell’annosa, e ancora irrisolta, questione nord-irlandese. Domus Europa ne parla con Paolo Gulisano, autore del successo editoriale Per l’onore d’Irlanda. L’insurrezione irlandese del 1916 (Edizioni Il Cerchio, 2016).

A cura di Nicolò Dal Grande.

Il 1916 rappresenta una data fondamentale per la storia irlandese: la rivolta di Pasqua e l’inizio della lotta che avrebbe portato l’isola di San Patrizio alla tanto agognata indipendenza. A cento anni di distanza, che significato incarna per gli irlandesi questo evento?

“Questo anno 2016 in cui ricorre il Centenario della Rivolta di Pasqua con cui la Nazione proclamò l’Indipendenza in una insurrezione che venne schiacciata nel sangue dall’Esercito Britannico, sembra costituire un’importante opportunità per gli irlandesi per riflettere non solo sulla propria storia, gloriosa e tragica, ma anche sul proprio destino, che resta in bilico tra il diventare una piccola, simpatica provincia periferica di un mondo globalizzato, e l’unica alternativa vera, che consiste nel  ritrovare la propria anima.

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Tommaso Moro: un uomo per tutte le utopie

tommaso moro-copertinaNel 1516, cinquecento anni fa, veniva pubblicata un’opera destinata ad essere non solo un capolavoro immortale, ma anche a costituire un vero e proprio paradigma in campo letterario, filosofico e politico. Utopia era uscita dalla fervida mente dell’inglese sir Thomas More, in italiano Tommaso Moro.

Colui che in quel momento era uno degli umanisti più in vista d’Europa, consigliere del Re d’Inghilterra Enrico VIII, brillante avvocato e raffinato intellettuale pubblicò un romanzo scritto in lingua latina in cui descrive un’isola immaginaria, una società ideale. Moro derivò il termine dal greco antico con un gioco di parole fra ou-topos (cioè non-luogo) ed eu-topos (luogo felice); utopia è quindi, letteralmente un “luogo felice inesistente”. Il grande umanista dipinse un opposto idealizzato della società sua contemporanea, che egli sottopose a una satira sottile. La parola Utopia da allora entrò nel lessico comune con il significato di sogno, di progetto, di immaginazione proiettata sul futuro. Eppure Moro era tutt’altro che un sognatore, che un uomo in fuga dalla realtà. Era un uomo estremamente concreto, abituato ad affrontare l’esistenza propria e degli altri, le persone della sua famiglia, coloro i cui casi giudiziari gli erano affidati e che per lui erano sempre prima di tutto persone, e non appunto “casi”. Un uomo che si prendeva cura della vita pubblica, della politica, del bene comune dei suoi concittadini inglesi. Un uomo caratterizzato da una profonda, intensa fede, che anni dopo lo avrebbe portato al patibolo, vittima di quel re che aveva fedelmente servito ma che non seguì nella sua rottura con Roma, con la Chiesa universale. Virtù che secoli dopo sarebbero state riconosciute dalla Chiesa stessa, dopo che lo erano state dal piccolo gregge cattolico di Inghilterra, perseguitato a lungo. Nel 1935 Tommaso Moro venne canonizzato da papa XI, e anni dopo un altro papa, san Giovanni Paolo II, lo avrebbe proclamato santo protettore dei politici, una categoria di persone che effettivamente ha un enorme bisogno di protezione sovrannaturale, in primo luogo per sfuggire alle tentazioni del potere cui sono sottoposti, e nei confronti dei quali si rivelano debolissimi nella propria resistenza, con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Un santo dunque, l’autore di una chimera letteraria, filosofica, politica?

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Un uomo per tutte le utopie

tommaso moro-copertinaPaolo Gulisano
UN UOMO PER TUTTE LE UTOPIE
Tommaso Moro e la sua eredità

Un’indagine su Tommaso Moro e il suo capolavoro Utopia, nel cinquecentesimo anniversario della pubblicazione. Un’opera che da cinque secoli influenza la letteratura e il pensiero.
Nel 1516 veniva pubblicata L’utopia di Sir Thomas More, uno dei più grandi umanisti dell’epoca. Un’opera destinata a diventare non solo un capolavoro immortale, ma un vero e proprio paradigma in campo letterario, filosofico e politico. Un’isola immaginaria, una società ideale, che rappresenta un opposto idealizzato della società contemporanea Moro, da lui sottoposta a una satira sottile. Da allora la parola utopia entrò nel lessico comune con il significato di sogno, progetto, immaginazione proiettata nel futuro.
Tuttavia Tommaso Moro non era affatto un sognatore in fuga dalla realtà. Al contrario, era uomo estremamente concreto: profondamente coinvolto nella vita pubblica, nella politica, teso alla ricerca del bene comune dei suoi concittadini. E animato da una profonda e intensa fede che lo avrebbe portato al patibolo, traditore agli occhi di quel re, Enrico VIII, che aveva fedelmente servito ma che non seguì nella sua rottura con la Chiesa di Roma.
Paolo Gulisano torna sulla storia di Tommaso Moro e ne traccia il profilo umano e intellettuale, concentrandosi però soprattutto sull’analisi dei temi presenti in Utopia. Un’opera dalle diverse sfaccettature, che nelle intenzioni del suo autore si proponeva di ridestare la coscienza umana e il suo desiderio di bellezza. Questo è il punto di partenza per scoprire l’eredità di Tommaso Moro: Utopia è il luogo, o meglio il non-luogo, dove tutte le utopie si incontrano: Atlantide, Repubblica, Città del Sole, e da cui traggono ispirazione grandi romanzi fantastici come Le avventure di Robinson Crusoe e I viaggi di Gulliver, fino alle distopie di Huxley e Orwell.

Dalla vita e dal martirio di san Tommaso Moro scaturisce un messaggio che attraversa i secoli e parla agli uomini di tutti i tempi della dignità inalienabile della coscienza, nella quale risiede il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nella sua intimità