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VACCINI, LA POSIZIONE SFUMATA DEL PDF

Nella campagna elettorale uno dei classici temi infiammati da populismo trova nel Popolo della Famiglia una posizione mite

Chi ha avuto modo di vedere il Programma elettorale del Popolo della Famiglia, avrà notato un punto interessante alla voce “Più solidarietà Meno solitudine Libertà di cura”: “Vaccini sì, obbligo no”.

Qualcuno si sarà chiesto cosa significa. Significa che il Popolo della Famiglia non si colloca tra i cosiddetti no vax, ma coerentemente con i propri princìpi difende la libertà delle famiglie. Infatti, con il recente Decreto-Legge Lorenzin 7 giugno 2017, n. 73 “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”, la famiglia si è vista sottratta dallo Stato la possibilità di decidere in merito alle vaccinazioni cui sottoporre i propri figli. Queste disposizioni “urgenti”, un elemento questo da sottolineare, perché col pretesto dell’emergenza-urgenza si possono fare pericolose forzature in materia normativa, hanno legiferato che dieci vaccini sono in Italia assolutamente obbligatori: anti-poliomelitica; anti-difterica; antitetanica; anti-epatite B; anti-pertosse; anti Haemophilusinfluenzae tipo B; antimorbillo; anti-rosolia; anti-parotite; anti-varicella. La legge inoltre sta trovando un’applicazione rigorosissima, attraverso il sistema scolastico. Se non si produce un certificato che attesti che tutte le vaccinazioni obbligatorie siano state effettuate, il proprio figlio non può mettere piede a scuola. Una burocrazia dal sentore vagamente sovietico sta vigilando attentamente affinché il Decreto Lorenzin venga scrupolosamente applicato. Al di là del merito della questione vaccini, che è ampia e complessa, e sulla quale si può solo dire che la situazione epidemiologica italiana non era tale da dover ricorrere a “disposizioni urgenti”, come se ci trovassimo ad affrontare delle pandemie, è preoccupante vedere la vaccinazione diventare in Italia una sorta di Trattamento Sanitario Obbligatorio.

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Silvio Berlusconi, ovvero la realizzazione del ’68

Mario Adinolfi negli scorsi giorni ha brillantemente dimostrato perché un cristiano non possa in alcun modo votare per Renzi, alla luce dei provvedimenti presi dal suo governo e da quello del suo clone Gentiloni.

Tuttavia, se Sparta piange, Atene non ride. Nel corso di più di vent’anni, dal momento della sua famosa “discesa in campo”, tanti buoni cattolici sono stati tratti in inganno dalle parole del Cavaliere Mascarato. Molti credettero che il patron di Mediaset fosse un difensore dei valori non negoziabili. I fatti dimostrano che non è stato così. E la cosa non può stupire. La storia di Silvio Berlusconi è lì a dimostrare che i valori della famiglia, della vita, dell’umanesimo cristiano, non gli sono mai importati più di tanto. Nulla di strano dunque che Berlusconi cerchi l’inciucio con Renzi e pure la Bonino: la cultura politica, il pensiero ideologico in cui il Cavaliere si è formato è molto più vicino a quello di questi personaggi di quanto un’opinione pubblica un po’ ingenua non si sia mai accorta.

Eppure qualche anno fa ci fu chi smascherò il vero volto di Berlusconi, mostrandolo come il perfetto realizzatore della Rivoluzione del ’68.

 

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LETTURE/ Bandiere rosse, aquile nere: quando la Misericordia viene a mancare

Guardando allo spettacolo offerto nella campagna elettorale da parte delle opposte fazioni, per lo meno quelle animate da maggiore passione, non si può non notare che l’animosità feroce è ciò che da sempre contraddistingue l’impegno politico degli italiani, dal tempo dei Comuni e delle Signorie ad oggi. Anzi, come ho avuto già modo di scrivere tempo fa, si direbbe che gli italiani abbiano la Guerra Civile nel proprio DNA. Molto più, ad esempio, dei Britannici, che dopo Oliver Cromwell si sono ben guardati dal combattersi tra loro, riservando le proprie attitudini belliche agli altri popoli, a cominciare dai vicini scozzesi o irlandesi.

In Italia invece c’è profondamente impresso nel carattere il gusto per la divisione e la conflittualità intestine.

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