Archivi categoria: Storia

LETTURE/ Londra 1605: i cattolici contro il re, una storia da raccontare di nuovo

Nel suo romanzo “L’esecuzione della giustizia”, Elisabetta Sala ambienta una storia ricca di intrighi e colpi di scena al tempo della “congiura delle polveri”

Diceva Oscar Wilde che l’unico dovere che abbiamo nei confronti della storia è quello di riscriverla. E’ esattamente quello che ha fatto Elisabetta Sala, docente di storia e letteratura inglese e autrice di diversi preziosi saggi sull’epoca di Enrico VIII, di Elisabetta I e di Shakespeare, in questo romanzo, L’esecuzione della giustizia (D’Ettoris Editori 2017) in cui riscrive la tragica vicenda della cosiddetta “Congiura delle polveri”, il tentativo avvenuto nel 1605 di far saltare in aria il Parlamento di Londra, con il Re Giacomo e tutta la corte. La storia ufficiale ci racconta che il complotto fu elaborato da un gruppo di tredici fanatici cattolici ispirati probabilmente dai Gesuiti. La storia — si sa — è scritta dai vincitori, ma per il suo romanzo Elisabetta Sala ha utilizzato non solo la sua fantasia, ma anche alcune antiche e rimosse fonti, che dicono che le cose andarono molto diversamente.

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LETTURE/ Bandiere rosse, aquile nere: quando la Misericordia viene a mancare

Guardando allo spettacolo offerto nella campagna elettorale da parte delle opposte fazioni, per lo meno quelle animate da maggiore passione, non si può non notare che l’animosità feroce è ciò che da sempre contraddistingue l’impegno politico degli italiani, dal tempo dei Comuni e delle Signorie ad oggi. Anzi, come ho avuto già modo di scrivere tempo fa, si direbbe che gli italiani abbiano la Guerra Civile nel proprio DNA. Molto più, ad esempio, dei Britannici, che dopo Oliver Cromwell si sono ben guardati dal combattersi tra loro, riservando le proprie attitudini belliche agli altri popoli, a cominciare dai vicini scozzesi o irlandesi.

In Italia invece c’è profondamente impresso nel carattere il gusto per la divisione e la conflittualità intestine.

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Giovanna D’Arco/ Il ritorno dell’anello in una Francia lacerata e incerta

John Everett Millais, Giovanna d’Arco, 1865

John Everett Millais, Giovanna d’Arco, 1865

L’Anello ha lasciato l’Inghilterra. Non si tratta dell’anello di Sauron distrutto a suo tempo nel fuoco di Monte Fato grazie all’eroismo degli Hobbit dell’inglese Tolkien, ma di un anello dallo straordinario significato storico che da circa 600 anni si trovava “prigioniero” oltremanica: l’anello di Giovanna d’Arco.

Si tratta di un anello in metallo, molto semplice, racchiuso in una custodia in legno che i genitori avevano regalato alla futura “pulzella d’Orleans” in occasione della sua Prima Comunione. Al suo interno due iscrizioni, IHS (Gesù) e MAR (Maria). Secondo quanto scrive il settimanale francese ‘Point de vue’, Giovanna d’Arco non si sarebbe mai separata dal suo anello. Lo indossava anche durante la cattura ad opera dell’esercito del regno di Borgogna, alleato degli inglesi. Questo anello rappresenta l’unica reliquia della santa che venne arsa sul rogo il 30 maggio 1431, condannata come eretica da un tribunale che emise – come noto- una sentenza di tipo politico, volendo togliere di mezzo colei che aveva risvegliato la Francia cristiana soggiogata al potere inglese. Giovanna, mistica visionaria, guerriera che non ferì né ucciso mai nessuno, occupa un posto glorioso nella storia religiosa e civile di Francia.

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Magna Carta/ 800 anni fa la creazione del documento

Magna ChartaMAGNA CARTA, GLI 800 ANNI DEL DOCUMENTO: L’ANALISI DELL’ESPERTO – Sono passati precisamente 800 anni dalla creazione della Magna Carta, il documento che sanciva la storica concessione di re Giovanni “Senza Terra”, sovrano d’Inghilterra, di alcune libertà e diritti giuridici ai baroni inglesi che lo pressavano per l’eccessiva tassazione e per i soprusi operati dal regno su tutti i corpi intermedi, Chiesa compresa. Intervistato da ilsussidiario.net, Paolo Gulisano esperto e storico della cultura anglosassone, aiuta a comprendere i motivi per cui nei secoli successivi alcuni degli articoli della Magna Charta non furono presi in considerazione, nonostante l’enorme modello normativo che fu questo straordinario documento. «Sia con Enrico VIII che con Elisabetta I gli articoli ad esempio sulla libertà religiosa furono del tutto obliati e questo avvenne per l’unico vero limite grosso della Carta: non essendo una vera costituzione è diventato fin da subito un documento dalla valenza storica incredibile ma rimanendo altamente interpretabile». È certo che la Charta ha assunto e assume tuttora, a 800 anni di distanza, un’importanza normativa che ha fatto giurisprudenza per tutte le successive carte dei diritti, ma nella storia della cultura giuridica anglosassone è rimasta sempre un modello interpretativo più che una vera e propria costituzione, «è una non-costituzione» chiosa Gulisano.

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