DA UN PAESE LONTANISSIMO

Jorge Mario BergoglioL’elezione di Papa Francesco è un avvenimento di una portata storica ancora non del tutto comprensibile. La sorpresa, nella straordinaria sera di Roma, è stata grande, ma sorprese ancora maggiori verranno nel corso di un pontificato che sarà tutto fuorché “di transizione”, nonostante l’età avanzata del papa.  Sono molte le considerazioni che si possono cominciare a fare, anche solo come spunti per un ulteriore approfondimento. Innanzitutto, il nome: Francesco, come il Poverello d’Assisi, colui al quale Cristo chiese di riparare la sua Chiesa. Questo è il primo compito del nuovo vescovo di Roma e Vicario di Cristo ( che tale è proprio in quanto guida della Chiesa di Roma, nessuna “diminutio” nel suo sottolineare il suo ruolo di vescovo dell’Urbe), chiamato – come il suo predecessore Giovanni Paolo II- da un paese lontano, anzi, lontanissimo, “quasi alla fine del mondo”.

Francesco come il Saverio, uno dei primi membri della Compagnia di Gesù fondata da Ignazio di Loyola, e della quale il nuovo papa è anch’egli figlio. Francesco Saverio, grande missionario, anzi  patrono delle missioni.  Un papa, Francesco, chiamato dunque a riparare la Chiesa, a restaurarla, a ridarle bellezza, e a proiettarla nella missione evangelizzatrice di questo nuovo secolo, in tempi difficilissimi.

Jorge Mario Bergoglio, un figlio anche del Nuovo Mondo, di quella America Latina che Giovanni Paolo II chiamò “il continente della speranza”. Una fede, quella latino-americana, nutrita da una devozione profonda, vivificata dal sangue di tanti martiri, specie nel ‘900, dai Cristeros messicani a monsignor Romero, ai gesuiti di El Salvador.  Un figlio dell’emigrazione europea, di chi lasciava paesi poveri e ordinamenti crudeli (com’era quello dell’Italia di fine ‘800 dei padri di Bergoglio) per cercare nuove opportunità.

L’evangelizzazione, in papa Francesco, si accompagnerà sicuramente alla promozione umana, la Tradizione alla Giustizia. Lo si evince dal suo stesso motto episcopale: “Miserando atque Eligendo”, parole che vengono dal Medioevo, come il Santo di Assisi. Parole di un monaco inglese, San Beda il Venerabile, che si leggono nel breviario per la Festa dell’Apostolo San Matteo, il santo pubblicano pentito, il santo apostolo che prima era esattore delle tasse e strozzino dei poveri:”Vidit ergo Iesus publicanum, et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi, Sequere me. Sequere autem dixit imitare. Sequere dixit non tam incessu pedum, quam executione morum”

Così scrive dunque, Beda a commento del brano del Vangelo di Matteo:
Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi» (Mt 9, 9). Vide non tanto con lo sguardo degli occhi del corpo, quanto con quello della bontà interiore. Vide un pubblicano e, siccome lo guardò con sentimento di misericordia e lo scelse, gli disse: «Seguimi». Gli disse «Seguimi», cioè imitami. Seguimi, disse, non tanto col movimento dei piedi, quanto con la pratica della vita. Infatti «chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato» (1 Gv 2, 6).

Un invito alla conversione, al cambiamento. Un invito alla sequela concreta, autentica, di Cristo, a ripercorrerne i passi. Così che anche uno strozzino possa diventare santo testimone della Verità che libera. Sicuramente farà sentire la sua voce contro i sistemi economico-finanziari dell’Occidente che tanto male hanno causato alla sua Argentina, al Sud America, e ora alla nostra Europa, precipitandole (insieme al resto del Sud del mondo) nella crisi.

Un papa che avrà misericordia, ma anche un papa che chiamerà a scegliere, a convertirsi.

 Paolo Gulisano

2 pensieri su “DA UN PAESE LONTANISSIMO

  1. renata lenoci

    Quanto è difficile lasciare un commento ad uno scritto cosi’ intenso, intriso di storia , di spiritualita’ , cosi’ culturalmente ricco di spunti di riflessione e conoscenza. Io da semplice donna qualunque mi sento di
    commentare con molta semplicita’, mi sento di descrivere il primo impatto, seppur televisivo, con Papa Francesco I…. è apparso emozionato, ma sorridente, primo grande segno di accoglienza.Non ha mai pronunciato la parola Papa, ma Vescovo, segno di umilta’, ha scelto un nome molto significativo , Francesco, il Poverello di Assisi, non credo sia stata una scelta a caso, mi hanno colpito le sue parole ” quasi alla fine del mondo “. Questo suo modo semplice di presentarsi al mondo, insieme alla cultura gesuitica, penso che saranno suoi punti di forza. Nonostante la forte emozione mi ha dato l impressione che con un invisibile abbraccio stringesse a se’ ogni cittadino del mondo!!!!

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  2. Andrea Monda

    grazie caro Paolo per queste belle parole, io posso aggiungere solo che ieri ero in Piazza San Pietro. E’ difficile da dire con le parole quello che ho provato.. il senso di una festa di famiglia e al tempo stesso di stare lì dove la storia opera una svolta, un po’ come il 27 scorso mi sono trovato, sempre nello stesso luogo, ad ascoltare l’ultima udienza di Benedetto XVI. Benedetto e Francesco, la storia sempre viva della chiesa, due grandi doni di Dio al suo popolo.

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