Intervista con P. Gulisano sul nuovo libro «Se veramente mi ami»

Volentieri offriamo ai lettori questa intervista con P. Gulisano sul nuovo libro Se veramente mi ami. Nico. Memorie di un padre. Il libro nasce dalla sua stretta collaborazione con Marta Tosi, che ha vissuto molto da vicino quanto raccontato nel volume. Buona lettura!

RS: Ciao Paolo, abbiamo appena dato alle stampe un’opera piacevolmente “insolita” per i nostri canoni. Vuoi spiegarci come è nato questo libro, frutto della tua collaborazione con Marta Tosi? 

PG: Insolita? Solo apparentemente! Conoscendo Radio Spada, e soprattutto la storia personale dei suoi fondatori e animatori, non c’era dubbio che questa fosse la casa editrice più adatta. Perché è un libro che testimonia la fede. La fede di un uomo ferito, un padre straziato dalla perdita di un figlio, che di fronte alla prova, come Giobbe non perse la fede, e riuscì infine a dare un senso al suo dolore. Il compito di Radio Spada è testimoniare, difendere la fede, e la storia-testimonianza di Renato Seregni rientra nei canoni apologetici dell’editrice, anche se secondo una modalità diversa da altri testi. Il libro è nato da un incontro inaspettato con Marta Tosi. Marta è nipote di Renato Seregni, figlia di Ada, l’ultima rimasta dei drammi che travagliarono questa famiglia, che io conosco da esattamente 50 anni. Due anni fa, dopo la morte di Isabella, la nonna cui Marta era affezionatissima, Ada ed io ci ritrovammo dopo diverso tempo, e mi fece conoscere i suoi figli, Sara, Domenico e – appunto- Marta. Marta, una giovane di trent’anni, aveva scoperto tra le cose  del nonno  un diario, il diario che tenne dopo la morte avvenuta nel 1974, a 14 anni, del primogenito Nico, che era il mio migliore amico. Nico era morto in un incidente domestico, incredibile e doloroso per la sua famiglia, i genitori e i fratelli più piccoli, Ada e Aldo. Questo diario non era mai stato letto da nessuno nella famiglia. Marta prese coraggio e affrontò queste pagine, e vi trovò dolore, ma anche un amore immenso, quello di un padre per un figlio perduto. Decise così di farlo diventare un libro, di offrire ai lettori la testimonianza della storia di suo nonno, un nonno mai conosciuto se non attraverso i racconti della nonna e della mamma. Per realizzare questo desiderio, si rivolse a me, perché sono uno scrittore ormai consumato, e perché le vicende di questa storia le vissi da protagonista, accanto al mio amico, e poi alla sua famiglia straziata. E così iniziai questa bellissima fatica, accanto ad una ragazza straordinariamente sensibile come Marta.

RS: A prima vista, e fin dal titolo, può sembrare un libro che racconta “solo” sentimenti e il vissuto di una vicenda personale. In realtà è molto di più. In che cosa consiste il “valore aggiunto” delle pagine che presentiamo al lettore? 

PG: Quando Marta mi fece leggere per la prima volta il testo del nonno, pensai immediatamente a Lewis, al suo Diario di un dolore. Anche Renato Seregni aveva scritto il suo diario di un dolore, che è l’espressione di sentimenti, ma anche la testimonianza di una visione del mondo. Renato Seregni era un uomo tutto d’un pezzo, un eccellente professionista, un buon padre di famiglia affezionatissimo ai suoi cari, un cattolico dai saldi principi, che trovò molte critiche e opposizioni nel suo impegno anche pubblico in quanto considerato conservatore, rigido. In realtà io lo ricordo dopo tanti anni come un uomo che faceva soggezione, ma che io non temevo affatto, perché apprezzavo il suo stile.

Il valore aggiunto di questo testo è che potrebbe essere considerato un testo di teologia, scritta intingendo la penna nelle lacrime e nel sangue. Una straordinaria riflessione su cosa significhi la paternità, oltre che il dolore.

RS: Le tragedie che costituiscono il cuore della storia vera narrata nel volume vengono rese note al pubblico dopo parecchi anni. Nell’introduzione, del resto, in relazione all’epistolario che fa da base al libro è scritto: “Marta infrange il tabù, la sua curiosità la spinge a leggere, a sfogliare quelle pagine scritte con una penna intinta nel sangue e nelle lacrime”. Quanto è stato difficile essere collaboratore “esterno” nella stesura di un testo così intenso? 

PG:  Per me questo libro ha significato molto. Mi ha ha fatto un certo effetto, all’inizio, trovare gli accenni che il nonno di Marta fa su di me, su questo ragazzo, tanto amico del suo Nico. Ho ritrovato quei miei anni lontani. Ma poi, pagina dopo pagina, ho fatto altre scoperte. Ricordavo bene lo strazio di quest’uomo, e ho ritrovato la fede forte e serena di sua moglie. E ho capito tante cose. Nell’epilogo del libro, il lettore scopre che Renato Seregni, proprio quando aveva ritrovato la serenità, quando era riuscito a dare un senso al proprio dolore, morì in un altro incidente insieme al figlio Aldo. Rimasero la moglie, e Ada. A vivere una vita col peso di questi lutti, e ancora una volta a conservare la fede, la speranza, l’amore, pur tra tante difficoltà e cadute. Così si può dire che di questo libro non sono stato solo un collaboratore “esterno”, ma ho finito per essere sempre più partecipe della storia e del destino di queste persone a me tanto care, da Ada a Marta e ai suoi fratelli.  

RS: Se dovessi descrivere ” Se veramente mi ami” con tre aggettivi, quali sceglieresti e perché? 

PG:  In primo luogo memoria: il libro nasce dal desiderio di Marta che la memoria di quelle lontane vicende, che le parole di suo nonno non vadano perdute. La memoria sconfigge una delle peggiori disgrazie che possano capitare alle persone, che è la dimenticanza, che è la madre dell’ingratitudine La seconda parola è tenerezza: la tenerezza per un figlio, per i figli, di un padre ferito, ma anche la tenerezza di una nipote, Marta, che ha voluto questo libro per onorare un nonno che non ha mai conosciuto, e una nonna che ha amato e dalla quale ha ricevuto tanto. E tenerezza per una donna, figlia e poi madre a sua volta, Ada, che ha sofferto l’indicibile senza mai perdere la capacità di amare Dio e la vita.

E infine, l’ultima parola è destino. Questa storia ci dice che nulla nella vita umana avviene per caso, ma c’è un disegno che noi non capiamo, ma che col tempo diventa sempre più chiaro. Se veramente amiamo, lo comprendiamo.

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