L’Arcivescovo Dolan, il Papa, l’Ossessione

Vita-FotoliaIl cardinal arcivescovo di New York, Timothy Dolan, ha ribattuto con energia alle accuse secondo cui la Chiesa cattolica, in tema di aborto, si sarebbe impegnata in una “Guerra alle donne”. “Dobbiamo andare ad assistere chi è povero e vulnerabile – ha detto il porporato dopo la messa a San Patrizio -. Ovunque la dignità della vita umana sia minacciata ” la gente di fede ha “la sacra responsabilità” di parlare ad alta voce e di “andare in aiuto di coloro i cui diritti civili sono minacciati”, e specialmente “i bambini innocenti nell’utero”.

E ha anche risposto a chi, usando una frase di papa Bergoglio, accusa la Chiesa americana di focalizzarsi troppo sui temi etici.

Dolan è stato intervistato da Kathryn Jean Lopez della National Review.

Ha suggerito che i paladini dell’aborto legale dovrebbero spiegare perché si oppongono all’istituzione di standard di sicurezza nelle cliniche abortive, e perché incoraggiano le donne povere ad abortire. E ha risposto a una domanda relativa alla frase – ormai famosa, e molto usata dai paladini dell’aborto e di altre iniziative legate ai temi etici – di papa Francesco. “Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza”.

“Sorpresa, sorpresa…Credo che il Papa abbia ragione – ha detto Dolan ridendo – Non c’è nessuna novità in questo. L’ossessione verso qualche cosa è sbagliata, giusto? L’ossessione è un peccato. L’ossessione significa che abbiamo abbandonato la nostra libera volontà e siamo controllati da qualcos’altro. Così quando il Santo Padre ce lo ricorda è un buon insegnante di morale”.

“Ma – ha proseguito – chi è realmente ossessionato in questo campo? Quelli che propongono questa legge sono quelli realmente ossessionati. Non hanno voglia di dire: ‘Abbiamo l’aborto quasi su richiesta. Abbiamo l’aborto che è spesso finanziato dal governo. Lasciamo almeno le cose come stanno’. Sono così ossessionati da ciò che vogliono espanderlo ancora di più. Così, se dobbiamo parlare di ossessione, parliamo dell’altro campo”.

Marco Tosatti

Fonte: La Stampa

http://www.prolifenews.it/notizie-dal-mondo/larcivescovo-dolan-il-papa-lossessione/

 

3 pensieri su “L’Arcivescovo Dolan, il Papa, l’Ossessione

  1. Paola C

    L’aborto purtroppo è un tema delicatissimo perché è legato alla sensibilità personale del soggetto. Io per esempio sono assolutamente disgustata dall’idea, a meno che la vita o la salute (anche mentale) della madre siano in pericolo. Ma è la mia sensibilità. Per esempio non ho alcuna sensibilità vegetariana, pur adorando gli animali; ma capisco che è una questione di visione del mondo diversa. Io sono convinta che l’essere umano esista fin da quando è solo un grumo di cellule. Ma chi sono io per fare una legge su questo?

    E d’altra parte altri ritengono di poter legiferare su qualcosa che all’atto pratico è ancora un mistero. II che viene comodo a tanti (e tante, ahimé) che hanno per il feto lo stesso riguardo che ho io per un hamburger, A PIENO DIRITTO (secondo la loro sensibilità), e che usano l’aborto come metodo contraccettivo per liberarsi di una specie di cancro. So che molte madri vivono questa esperienza in modo traumatico, e credo che andrebbero maggiormente difese e consolate, e che si udisse la loro voce, perché “aborto” non sia più una semplice parola equivalente a “rimedio” ma mostri tutto il suo volto terribile. Forse necessario in alcuni casi, ma terribile.

    Io credo che in generale ci vorrebbe maggior prudenza da parte dei politici nel trattare questo argomento. Non auspico il ritorno alle “mammane”; auspico maggiore sensibilità per la vita, maggiore difesa delle donne incinte, maggiore consapevolezza del dubbio, mistero e dolore che circonda il concepimento di un essere umano. Purtroppo in questo campo è molto difficile legiferare, ma più se ne parla, più è facile che si formi una coscienza più sensibile e prudente riguardo a quello che, oltre alla morte, è il più grande mistero della nostra vita.

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    1. admin Autore articolo

      Ringrazio Paola per il suo intervento, e voglio aggiungere qualcosa, anche in vista della Giornata per la Vita di domenica 2 febbraio. Vorrei riflettere sulle notizie allarmanti che giungono dalla Francia.

      Proprio nelle ore in cui Papa Francesco riceveva con grande cordialità in Vaticano il Presidente François Hollande, recentemente assurto agli onori delle cronache per le sue peripezie extra-coniugali, che non rappresentano un problema di etica personale, ma anche pubblica, trattandosi del Capo di uno Stato, dalla Francia giungeva la notizia della condanna penale di Xavier Dor, un noto militante pro life transalpino che si era reso “colpevole” di aver regalato a una donna incinta un paio di scarpine per bimbo, per dissuaderla dall’abortire la sua creatura.
      Ebbene, Lo stato francese ha recentemente introdotto nella sua legislazione la figura del “reato di intralcio all’aborto”, “le délit d’entrave”. Chi lo commette si macchia del “delitto” di “abortofobia”. Con questa legge l’aborto viene dichiarato esplicitamente “un diritto di tutte le donne che non desiderano portare a termine la gravidanza”. In base al “reato di intralcio all’aborto”, ora i pro life francesi possono essere processati e condannati anche solo per le attività di informazione e dissuasione in ospedale, per aver indicato alla donna un numero di telefono oppure averle indotte a riflettere su che cos’è l’aborto. Non solo: in base a questa legge vengono criminalizzati anche coloro che organizzano e partecipano a Marce per la Vita, oppure hanno siti web antiabortisti. La pena massima prevista dalla legge è di 2 anni di prigione e 30 mila euro di sanzione.

      Che dire? Si tratta evidentemente di un gravissimo “attentato alla libertà di espressione”, come ha dichiarato la Fondazione Lejeune. La Francia con Hollande ha imboccato una bruttissima china, come si è già visto con l’imposizione della legge sulle unioni omosessuali, imposta contro la volontà popolare, che è stata conculcata con violenza nelle piazze, dove le manifestazioni pacifiche e civili contro detta legge sono state represse spesso brutalmente. Di fatto questa deriva neo-giacobina rappresenta una repressione e una limitazione alla libertà di parola e di espressione, alla faccia della triade “Libertà, eguaglianza, fraternità”. Con la condanna di Xavier Dor, addirittura, viene sancito il divieto di aiutare il prossimo. E’ come se il Buon Samaritano del Vangelo fosse stato condannato per aver aiutato il povero disgraziato incontrato per strada. Vietato aiutare il prossimo in difficoltà, dunque. Vietato “andare nelle periferie esistenziali” per farsi prossimo a chi ha bisogno.

      Come può dunque una persona di buona volontà accogliere e mettere in atto le esortazioni di Papa Francesco? Speriamo che il Santo Padre, che sappiamo non aver problema a prendere in mano il telefono, si faccia sentire con Hollande, chiedendo che sia data la possibilità a tutti di aiutare il prossimo.

      Paolo

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  2. Paola C

    Sigh. “Aborto” è diventato una specie di parola d’ordine. Se si chiamasse “uccisione del figlio che porto in grembo” sarebbe meno ipocrita. Se dobbiamo accettare questa pratica mi va benissimo (insomma), ma chiamiamola con il suo nome. Fatta salva la compassione, comprensione etc per le donne ridotte a questo punto, se continuiamo a chiamarla con una specie di sigla sembrerà sempre una pratica burocratica e null’altro. (PS Preferivo Sarkozy e la sua bellissima moglie! :D)

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