L’ultimo di Malachia

view on Tiber and St Peter Basilica in VaticanIn questi giorni di sgomento seguiti alla rinuncia di Benedetto XVI al Ministero Petrino (e mi piacerebbe che si usasse proprio il termine di rinuncia, non quello impiegatizio di “dimissioni” che è purtroppo più frequentemente adoperato), il pensiero mi è inevitabilmente andato alla Profezia di Malachia, uno scritto del XVI secolo rinvenuto a Venezia e attribuito all’irlandese San Malachia, arcivescovo di Armagh, primate di Irlanda. Le profezie, peraltro abbastanza note, elencano i vari papi destinati a succedersi nel corso dei secoli, arrivando all’attuale, che sarebbe – stando a questa previsione- l’ultimo.

Dopo l’ultimo di Malachia verrà Pietro II, e per molto tempo i commentatori hanno ritenuto che ciò coincidesse con la fine del mondo. Lo scenario, in realtà, potrebbe essere meno apocalittico, ma solo all’apparenza. Se non del mondo, potrebbe essere vicina  la fine della Chiesa, quella almeno che abbiamo conosciuto per duemila anni. Il gesto di rinuncia di Benedetto XVI è di fatto assolutamente dirompente.

In questi giorni nel chiasso mediatico, nel succedersi di emozioni, e anche nella confusione, si è potuto leggere diverse interpretazioni di questo gesto clamoroso, della cui gravità è ben consapevole lo stesso pontefice, il quale infatti, prima dell’udienza del Mercoledì delle Ceneri, ha voluto precisare: “ho deciso di rinunciare al ministero che il Signore mi ha affidato il 19 aprile 2005. Ho fatto questo in piena libertà per il bene della Chiesa, dopo aver pregato a lungo ed aver esaminato davanti a Dio la mia coscienza, ben consapevole della gravità di tale atto, ma altrettanto consapevole di non essere più in grado di svolgere il ministero petrino con quella forza che esso richiede”.

Le parole del Papa sembrerebbero così smentire le interpretazioni scatenatesi all’indomani dell’11 febbraio e che volevano il papa vittima di un complotto, forzato a darsi per vinto di fronte a forze non molto chiare che agiscono all’interno del Vaticano. Una tesi complottista che non convince del tutto: la leggenda nera di una “curia” cattiva che circonda ogni papa buono non regge.

Chi è questa “curia”? non dimentichiamo che di questo organismo preposto a governare la Chiesa ha fatto pienamente parte per un quarto di secolo il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della cruciale Congregazione per la Dottrina della Fede, che quindi conosce benissimo la macchina, con tutti i suoi pregi e difetti. L’intero pontificato di Benedetto XVI è stato caratterizzato fin dagli inizi dalla volontà di fare pulizia all’interno della Chiesa. Le sue riflessioni risuonate nel 2005 poco prima della sua elezione al soglio di Pietro esprimevano un preciso mandato: “Non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire per la sua stessa Chiesa? Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Signore spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli! Siamo noi stessi a tradirti ogni volta, dopo tutte le nostre grandi parole, i nostri grandi gesti. Abbi pietà della tua Chiesa. Ti sei rialzato, sei risorto e puoi rialzare anche noi. Salva e santifica la tua Chiesa. Salva e santifica tutti noi”.

Questo all’alba del pontificato. Dopo sette anni, al tramonto dello stesso, questa rinuncia non significa  allora – come dice qualcuno – sconfitta, fallimento?  La rinuncia, il sacrificio per amore, rappresentano, come diceva J.R.R. Tolkien, la forma più alta di eroismo. Il sacrificio non per “un di meno”,  ma per un di più.

La rinuncia di Benedetto XVI è, come afferma egli stesso, “per il bene della Chiesa”. Quale sia questo bene, oggi non è comprensibile, è un mistero sulla cui soglia arrestarsi, con timore ma anche con speranza, e fiducia in Dio. Oggi questo bene non è percepibile, perché prevale ancora la tristezza per l’abbandono di un padre, di una guida, e l’incertezza per ciò che ci attende.

Alcuni aspetti di questa situazione mettono francamente le vertigini: il Papa infatti è tale per diritto divino, essendo lo Spirito Santo ad intervenire per modificare ontologicamente colui che viene designato; tale realtà non può essere in alcun modo modificata da alcuno, nemmeno dallo stesso Papa. E’ come per il Battesimo o l’Ordinazione, per capirci. Dunque il Papa rinuncia alla sua funzione, ma non alla sua essenza pontificale. Ciò significa che Benedetto XVI resta Papa pur non facendo il Papa, perchè rinuncia, a norma del diritto canonico, alla potestas pontificia, ma non all’auctoritas, perchè questa derivata direttamente da Cristo per mezzo dello Spirito Santo.

Il Papa, con buona pace dei progressisti che lo vedono come un vescovo come gli altri, un primus inter pares, che può quindi “dimettersi” come ogni altro membro dell’episcopato cattolico.  I rischi di questa situazione sono diversi: cardinali che non riconoscano la funzione del nuovo pontefice, scismi, e scenari dubbi e inquietanti per il futuro, con la possibilità di mettere sotto pressione qualsiasi papa per farlo dimettere, magari da parte di “cordate” che si potrebbero formare tra i vescovi, i cardinali, le conferenze episcopali, o magari “comitati” di fedeli impegnati, come già avviene in molte parti del mondo.

E se fossero queste lobby, dotate di giornali, mezzi di comunicazione e mezzi economici, ad avere preoccupato Benedetto XVI, più che le trame della “curia”?  E’ pensabile che Benedetto XVI avrà ben valutato  tutto questo, prima del suo gesto, che forse  vuole richiamare tutti i fedeli a seguire non la propria volontà, o la propria opinione, ma di seguire quella di Dio, ponendosi umilmente in suo ascolto.

E’ interessante notare che secoli fa, Malachia, il santo delle profezie sui papi, rinunciò alla sede primaziale irlandese, dopo aver cercato per anni di riportare ordine e pulizia nella chiesa fondata da san Patrizio. Dopo la rinuncia, si recò a Chiaravalle, dal grande san Bernardo, e quindi introdusse in Irlanda il monachesimo cistercense, vigoroso, esigente, assetato di Dio. Il suo sacrificio non fu vano, perché la Chiesa in Irlanda conobbe una nuova primavera.

Ora è la Chiesa universale che deve essere salvata, diventando sempre meno “nostra” e sempre più di Cristo. E’ un compito immane, per il quale ci vuole un aiuto dello Spirito che mandi un nuovo Malachia, un nuovo Bernardo, un nuovo Pietro il Pescatore.

Paolo Gulisano

2 pensieri su “L’ultimo di Malachia

  1. Eowyn

    La profezia di Malachia su Pietro il Romano (non si parla nemmeno di Pietro II, alcuni infatti identificano Pietro il Romano con il camerlengo) è indiscutibilmente falsa. Per non enumerare le varie ragioni, rimando ad un articolo di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-falsa-profezia-di-malachia-5796.htm
    Certamente lo scenario a cui si giungerà, dopo l’abdicazione del prossimo 28 febbraio e il nuovo conclave, sarà non poco “apocalittico”: non è un mistero la crisi che affronta la Chiesa, frammentata e divisa sia nel mondo clericale che in quello laicale. Ma affermare che “se non è vicina la fine del mondo, potrebbe essere vicina la fine della Chiesa, quella almeno che abbiamo conosciuto per duemila anni”, significa negare le parole di Cristo il quale rivolgendosi a Pietro disse: “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”.
    La Chiesa fu istituita per la missione precisa e irrevocabile fino alla fine del mondo di annunciare Cristo attraverso il Vangelo e i sacramenti. Non può esistere alcun Cristianesimo senza la Chiesa.
    La speranza per chi si professa cattolico, in questo momento storico, fiorisce dall’alto. Non illudiamoci, il sole ancora non sorge; ma se teniamo viva la fiaccola della fede nell’oscurità imperante, una generazione forse più degna servirà Cristo in una Chiesa rinnovata e fortificata.

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  2. Aglaring Vanyar

    In merito alla falsità delle profezie di Malachia – Máel Máedóc Ua Morgair ( Medio Gaelico ) – le voci sono alquanto discordi. Sembra ci siano solamente una ridda di ipotesi, per altro non completamente confermate. Si dice che l’originale sia andato perduto. A questi livelli: è lecito chiedersi: l’originale, era scritto in Medio Gaelico? Magari se si trovasse si saprebbe qualcosa di meglio.
    Ma ormai?
    Ma ritornando alle Profezie, Malachia o no: esso non è il solo a quanto sembra.
    Si è accennato recentemente anche a quanto “ detto “ a Fatima, e da altri veggenti affidabili o meno. Suor Lucia sembrerebbe si sia lasciata sfuggire che in merito alla Terza parte del Segreto di Fatima, “ É Tutto contenuto nei passi VIII° e XIII° dell’Apocalisse. “ ( ne parla L’Illustre Collega di Paolo, Antonio Socci, nel suo Libro sul Terzo Segreto di Fatima ).
    Aspetteremo ora quanto diranno i Veggenti di Medjugorje, sempreché ne parlino? Dubiteremo anche di quello che loro diranno?
    Certo: NON sono dogmi di fede. Ma COSA diranno, ammesso dicano qualcosa?

    Una Veggente dei primi del ‘700, una religiosa di Dresda, era una monaca di umili origini. Ella ha lasciato frammenti in molti casi incompleti di scritti da lei fatti, a fronte di una esortazione dettata dalla Voce Divina, che parlano ( in termini di lettere inviati a Papi, Regnati, Cardinali, e Religiosi dell’epoca ), di quelle che sono le vicende future che sarebbero accadute nei secoli successivi.
    In alcune di queste, si parla ad esempio dei destini futuri di alcune nazioni, ed una di queste è l’Inghilterra, che vedrebbe concludersi il suo regno con una regina detta : Anna Fiore, e l’ultimo re che tale non sarà, raccoglierà le ceneri della centenaria superbia Inglese.
    Beh…..sembra proprio che ora la moglie del Principe Williams, aspetti proprio una figlia……staremo a vedere….

    Ma non è finita.
    Ci sono anche appunto altre lettere: in particolare due: una indirizzata a Clemente XI°, ed un ‘altra indirizzata a Federico I° re di Prussia.
    Ebbene, nella lettera indirizzata a Clemente XI° ( Flores Circumdati, sec. Malachia ), si dice anche degli ultimi papi, che sarebbero stranieri, e che in particolare l’ultimo, sarebbe soggetto a martirio…..proprio come nella visione di Fatima…..e gli ultimi tre pontefici appunto, NON sarebbero italiani.
    Non solo!
    Parla anche di tre date: 1914, 1942, 1981……dice che sono tre piaghe che insanguineranno la Terra, e poi aggiunge che l’ ultima insanguinerà le vesti del Papa…….vi ricorda NIENTE ciò?

    Nella lettera poi inviata a Federico I° re di Prussia, dice, tra le altre cose, eventi che alla luce della Storia trascorsa, si comprendono ora con precisione. Parla anche di….Hitster, che farà di tutti i tedeschi, dei soldati. Parla infine dicendo che giungerà dalla sua terra, l’Ultimo Pietro, che sarà umile mentre Federico I° di Prussia era superbo, mentre Federico vuole la gloria, l’Ultimo Pietro, vuole la pace e mentre Federico I° è preso dagli affari terreni, L’Ultimo Pietro, sarà impegnato a Gloria del Cielo.
    Insomma: secondo questa profezia ora da verificare, L’Ultimo Papa, sarebbe un…..Prussiano……..

    Ma non facciamoci illusioni.
    Si parla di fine del mondo…..e siamo ad un nuovo presunto pseudo millenarismo….
    Niente di più sbagliato!
    Si deve semmai parlare ( concordano i veggenti affidabili! ) di Fine di QUESTO modo di vivere….cioè di QUESTO mondo come ora lo consciamo…..
    Perché PRIMA che tutto sia rinnovato, dovrà manifestarsi l’uomo iniquo……l’Annatar…Il Sauron…..che sedurrà molti!!!

    Vigilanza dunque, Amici Elfi!!! Come dice Il Signore: dall’albero impariamo!!!
    Vigilanza, e Preghiera!!!
    I Mezzi Divini come vedete, NON mancano.

    Dia’s Muire Daoibh, A Chardie!!!

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