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Chesterton e Tolkien: Affrontare il Mistero

Gilbert Keith Chesterton e John Ronal Ruel Tolkien: due giganti della Letteratura inglese del ‘900. Il primo, giornalista e scrittore, l’altro un professore di Oxford con la passione per le lingue inventate e mondi immaginari, come la Terra di Mezzo. Cosa li accomuna? Perché accostarli? 
L’arte intesa come indagine del Mistero, come attesa di una risposta al desiderio di Verità che è nel cuore dell’uomo. Chesterton lo descrive attraverso i suoi romanzi surreali, attraverso i suoi gialli, che sono una piccola, moderna epica della quotidianità, una quotidianità dove è presente il Mistero, appunto. 
“Gioia acuta come un dolore” dice Tolkien, presente nonostante le sconfitte e i fallimenti, poiché smentisce l’universale sconfitta finale, a dispetto delle molte apparenze contrarie evidenti nel tempo presente. La gioia conserva una traccia di quella strana qualità mitica della fiaba. 

Associazione La Contea di Messina

Il genio del paradosso: J. K. Chesterton

Bookcity Milano

Con Paolo Gulisano e Daniele De Rosa

Un incontro alla scoperta di Gilbert  Keith Chesterton: il più brillante giornalista dell’Inghilterra del XX  secolo, scrittore poliedrico che seppe spaziare dai gialli, ai saggi  storici, dalla politica alla filosofia, il tutto espresso con magnifica  leggerezza, con l’uso magistrale del paradosso. Un uomo intenso,  appassionato cercatore della Verità, un polemista che finiva per  diventare amico dei suoi avversari. Un lucidissimo e profetico  interprete della modernità.

Incontrare Chesterton come un amico

di Giovanni Fighera

 

Assai conosciuto fino agli anni Sessanta e poi dimenticato per decenni, la figura di Chesterton è stata riscoperta in Italia come non mai negli ultimi quindici anni. I suoi testi sono stati tradotti e pubblicati, sia quelli più noti che quelli sconosciuti, un’immensa produzione che spazia dalla narrativa (ad esempio, L’uomo che fu giovedìI racconti di Padre Brown) alla saggistica fino alla miriade di articoli giornalistici che lo hanno reso il più brillante giornalista inglese del secolo scorso. 

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Chesterton, l’uomo che usava Dio come Prozac

 

 

 

 

 

 

Libero del 19/07/2017

Con «Padre Brown» cambiò il poliziesco, il suo humour cristiano salvò dall’angoscia i lettori Un saggio filosofico delinea, a 80 anni dalla morte, il pensiero modernissimo del grande scrittore

di Caterina  Maniaci

Aveva previsto molte cose, dal potere dell’eugenetica, alle rovine che avrebbe disseminato il capitalismo selvaggio, dalle tentanzioni delle dittature alla progressiva scristianizzazione delle società «progressiste» e persino l’islamizzazione dell’Inghilterra e non solo (leggere l’illuminante L’osteria volante per credere). Forse non aveva previsto – non completamente il grande successo di un personaggio-topos per gli occidentali a venire: l’investigatore in tonaca, quel padre Brown che ha disseminato di discendenti il Novecento e anche il Duemila, fino alla tonaca svolazzante in bicicletta del don Matteo nostrano con la faccia e il fisico di Terence Hill. Stiamo parlando di Gilbert.K. Chesterton, geniale, prorompente, vitale e inarrestabile: ora in Italia viene dedicato un saggio esaustivo allo scopo di metterne in luce il pensiero, l’opera, il carisma, l’influenza che fanno di questo autore e di quel che ha fatto, vissuto e scritto una sorta di continente vasto e forse, soprattutto per noi italiani, non del tutto esplorato.

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