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Malachia: tra storia e misteri

Sul finire del ‘500, apparve un libro, pubblicato a Venezia a cura di un monaco benedettino originario delle Fiandre, Arnold de Wyon, dal titolo Lignum vitae, ornamentum et decus Ecclesiae, una monumentale storia dell’Ordine di san Benedetto. Nel primo volume, Arnold presentava ai lettori uno scritto, per secoli inedito e sconosciuto, attribuito a un santo monaco e vescovo irlandese del XII secolo, Malachia di Armagh, amico di san Bernardo di Chiaravalle (che ne fu il primo biografo) e che deve la sua celebrità soprattutto alle profezie sui papi che gli vengono attribuite.

Si tratta di una serie di 111 brevi descrizioni di altrettanti pontefici, da Celestino II – eletto nel 1143 – fino a Pietro II, che sarebbe l’ultimo papa. Il testo si conclude con un’ultima profezia: «Durante l’ultima persecuzione di Santa Romana Chiesa siederà Pietro Romano che pascerà il gregge in mezzo a molte tribolazioni; quando queste saranno passate, la città dai sette colli sarà distrutta e il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine».

Scorrendo l’elenco dei papi descritti da Malachia, ci si accorge che i 111 da lui descritti sono trascorsi: Benedetto XVI corrisponderebbe all’ultimo, contrassegnato come De gloria olivae. La gloria dell’ulivo. Siamo dunque arrivati a «Petrus Romanus»? Siamo vicini alla fine del mondo e dei tempi, o alla fine della Chiesa? Oppure in un periodo di transizione verso il Regno di Maria? Il tutto, naturalmente, se si prendono in considerazione le profezie di Malachia come attendibili.

         Si è molto discusso dell’autenticità del testo, e molti sono i misteri che lo circondano. Fu davvero scritto da Malachia di Armagh? E quando? Potrebbe essere un clamoroso falso del 1595? A queste domande prova a rispondere Paolo Gulisano, scrittore con al suo attivo oltre trenta opere di saggistica dedicate a personaggi e temi della Letteratura e della storia cristiana, tra cui opere su John Henry Newman, Tolkien, Chesterton e il Cristianesimo delle Isole Britanniche.

 

JULES VERNE E I VIAGGI SPAZIOTEMPORALI NELLA FANTASCIENZA

Cosa collega uno dei più famosi autori di racconti fantastici di sempre a uno dei più affascinanti temi affrontati nella fantascienza? Venite a scoprirlo Venerdì 27 Settembre alle ore 21 al PLANETARIO DI LECCO!
Relatore di questa interessantissima conferenza sarà PAOLO GULISANO, scrittore e divulgatore scientifico. 

info: www.deepspace.it
Biglietto intero: € 6,00
Biglietto ridotto: € 4,00

Dialogo con Paolo Gulisano

“L’AMICIZIA LETTERARIA PIÙ FORTE? QUELLA TRA TOLKIEN E LEWIS. QUELLA PIÙ IMPROBABILE? TRA IL CATTOLICO MAURIAC E IL LIBERTINO GIDE”: DIALOGO CON PAOLO GULISANO

Dal sito Pangea.news: Truman Capote. L’aiuto dell’amica Harper Lee fu fondamentale per la scrittura del suo capolavoro, “A sangue freddo”, pubblico nel 1966

Per me l’icona dell’amicizia è lì, “in una conca tra le dune di sabbia, al riparo dal vento freddo e violento”, alla periferia di Liverpool, davanti al mare d’Irlanda, il 19 novembre 1856. Herman Melville fa visita all’amico di sempre, Nathaniel Hawthorne, che lo porta a fare qualche chiacchiera. I due stanno lì, eternati dal vento, per ore.

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Storia di amicizia tra scrittori: l’ultimo libro di Paolo Gulisano

L’amicizia è uno dei sentimenti più importanti che accompagna la vita di ognuno di noi. Sin dall’alba dei tempi – lo testimonia la Genesi – l’uomo si è sempre interrogato sul significato di questo legame privilegiato che si stabilisce tra anime affini. Cicerone, ad esempio, scriveva che l’amicizia è superiore a tutte le cose perché dona speranza e non fa piegare l’uomo dinanzi al destino, mentre è di C. S. Lewis, l’autore delle Cronache di Narnia e delle Lettere di Berlicche, la descrizione più bella di come nasca una così intensa affinità fra due persone: «Quando due o più compagni scoprono di avere un’idea, un interesse o anche soltanto un gusto, che gli altri non condividono e che, fino a quel momento, ciascuno di loro considerava un suo esclusivo tesoro (o fardello). La frase con cui di solito comincia un’amicizia è qualcosa di questo genere: “Come? Anche tu? Credevo di essere l’unico…”».

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