Recensione di “Fino all’abisso. Il mito moderno di Moby Dick” su Avvenire di domenica 19 luglio 2015 pag. 20
Riletture.
La rivolta teologica dell’apostata Achab contro il male assoluto
Mario Iannaccone
Che Moby Dick sia un romanzo-mondo lo compresero già i suoi primi lettori, quando uscì nel 1851. Ogni generazione s’è turbata e arrovellata seguendo il delirio del capitano Achab, ascoltando le molte digressioni del protagonista Ismaele che costringono all’interpretazione. Il grande romanziere americano, Herman Melville, ci costringe ad una lettura teologica della sua storia e della Storia. Chi è il sinistro Achab che porta il nome di un re biblico maledetto e guida la baleniera Pequod che ricorda nel suo nome una tribù indiana estinta?

Forse non è tra i personaggi Disney che nel corso degli anni, anzi dei decenni sono stati più amati dal pubblico, come il virtuoso Topolino o il simpaticissimo Paperino, ma Paperon de Paperoni, il papero più ricco del mondo, ha indubbiamente il suo fascino e possiede uno zoccolo duro di ammiratori entusiasti. Così Milano gli ha voluto dedicare una mostra, che resterà aperta fino a settembre, allo Spazio WOW – Museo del fumetto, Viale Campania 12, dove si potranno ammirare diverse opere – tra cui parecchie tavole originali – che illustrano la vita e le opere del papero uscito nel 1947 dalla fantasia della Walt Disney, e in particolare dal grande artista Carl Barks, che di Paperone fu il creatore, con il nome originale di Scrooge Mc Duck.
Nella Laudato si’, papa Francesco ribadisce la funzione dell’uomo non come padrone ma come custode del creato