
Nei giorni scorsi si sono tenute delle elezioni supplettive per il Parlamento di Westminster in un collegio della Scozia, che hanno visto una netta sconfitta degli indipendentisti dello Scottish National Party. Ha vinto il candidato laburista che ha ottenuto il 58,6% dei voti, mentre la candidata dello Scottish National Party ha avuto il 27,6%. Era il primo test elettorale dopo il cambio al vertice del partito, con le dimissioni della Lady di ferro scozzese Nicola Sturgeon scivolata su uno scandalo economico familiare, e sostituita dal nuovo leader Humza Yousaf, di origini pakistane.
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Il miglior commento alle elezioni politiche generali tenutesi nel Regno Unito è venuto da un deputato scozzese, Alistair Carmichael, che ha detto: “Il popolo si è pronunciato. Tuttavia non si è capito bene cosa abbia detto”.
Chi di Brexit ferisce…L’Inghilterra se lo doveva aspettare: la scelta referendaria dello scorso anno di lasciare l’Unione Europea ha avuto un corollario prevedibile. La Scozia vuole la sua uscita dalla Gran Bretagna. Se infatti il Regno Unito rivendica il diritto di lasciare l’Unione, perché a sua volta la Scozia non può rivendicare il diritto di scindere quel legame con Londra stabilito nel XVII secolo contro la volontà della maggioranza del popolo scozzese? Fu infatti un tradimento quello che si perpetrò nel 1707, attraverso l’Atto di Unione, la legge approvata dai Parlamenti inglese e scozzese, con cui la Scozia cessava di essere una nazione libera ed indipendente. A partire dal 1 marzo di quell’anno, definito da noi patrioti scozzesi annus horribilis, l’intera isola britannica ricadde sotto un unico governo, quello di Londra.