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Se Bergoglio avesse veramente letto Chesterton invece della teologia indigenista…

Hanno fatto abbastanza scalpore le dichiarazioni del Vescovo di Roma nel corso della visita in Canada dei giorni scorsi. Dichiarazioni che in effetti sono state un durissimo attacco alla storia della Chiesa, alla sua azione missionaria, di cui tra l’altro furono grandi protagonisti i membri di quella Compagnia di Gesù da cui lo stesso vescovo proviene. Ma ormai è un dato di fatto che il pastore argentino prova un livore incontenibile per la Chiesa, per come è stata per secoli, fino al 1963.

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Cento anni fa la conversione di Chesterton

Il padre letterario di Padre Brown diventava cattolico proprio mentre la Gran Bretagna passava rapidamente dal bigottismo protestante all’ateismo pratico. Il suo cammino verso Roma approdò nella Chiesa, «il luogo dove tutte le verità si danno appuntamento», trovando la vera felicità al prezzo… della confessione.

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Leggendo Shakespeare

Il compito che Gilbert Keith Chesterton, il grande saggista, romanziere e apologeta inglese che tutti ben conosciamo, si assunse nel corso della sua vita, fu in primo luogo quello di testimoniare, nel bel mezzo di una cultura liberale, tecnica e razionale che vuole appiattire tutti i misteri, la pienezza che Cristo affida alla sua Chiesa: «Avverto la difficoltà nel riconoscere il diritto dei cristiani più liberali e dalla mente aperta di scorgere nient’altro che bene in tutte le religioni e nient’altro che male nella mia» disse. Chesterton ebbe ben chiaro che il cristiano è chiamato a difendere questa pienezza calandosi nell’arena delle opinioni, provocando gli animi a una ricerca della verità: era quello che faceva quotidianamente nel suo lavoro di giornalista.

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Incontrare Chesterton come un amico

di Giovanni Fighera

 

Assai conosciuto fino agli anni Sessanta e poi dimenticato per decenni, la figura di Chesterton è stata riscoperta in Italia come non mai negli ultimi quindici anni. I suoi testi sono stati tradotti e pubblicati, sia quelli più noti che quelli sconosciuti, un’immensa produzione che spazia dalla narrativa (ad esempio, L’uomo che fu giovedìI racconti di Padre Brown) alla saggistica fino alla miriade di articoli giornalistici che lo hanno reso il più brillante giornalista inglese del secolo scorso. 

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Chesterton, l’uomo che usava Dio come Prozac

 

 

 

 

 

 

Libero del 19/07/2017

Con «Padre Brown» cambiò il poliziesco, il suo humour cristiano salvò dall’angoscia i lettori Un saggio filosofico delinea, a 80 anni dalla morte, il pensiero modernissimo del grande scrittore

di Caterina  Maniaci

Aveva previsto molte cose, dal potere dell’eugenetica, alle rovine che avrebbe disseminato il capitalismo selvaggio, dalle tentanzioni delle dittature alla progressiva scristianizzazione delle società «progressiste» e persino l’islamizzazione dell’Inghilterra e non solo (leggere l’illuminante L’osteria volante per credere). Forse non aveva previsto – non completamente il grande successo di un personaggio-topos per gli occidentali a venire: l’investigatore in tonaca, quel padre Brown che ha disseminato di discendenti il Novecento e anche il Duemila, fino alla tonaca svolazzante in bicicletta del don Matteo nostrano con la faccia e il fisico di Terence Hill. Stiamo parlando di Gilbert.K. Chesterton, geniale, prorompente, vitale e inarrestabile: ora in Italia viene dedicato un saggio esaustivo allo scopo di metterne in luce il pensiero, l’opera, il carisma, l’influenza che fanno di questo autore e di quel che ha fatto, vissuto e scritto una sorta di continente vasto e forse, soprattutto per noi italiani, non del tutto esplorato.

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“Vi racconto Chesterton”, l’inventore di don Matteo

di Damiano Mattana – www.interris.it

Giornalista, narratore, saggista ma anche filosofo, pensatore e, addirittura, teologo: una straordinaria varietà di talenti convogliati nella monumentale figura di Gilbert Keith Chesterton, l’intellettuale londinese che, sulla base del suo rapporto con la fede cristiana, costruì la sua enorme sfera culturale, capace di sondare l’interiorità del pensiero umano in tutte le sue sfaccettature. La sua è stata una visione profonda, poliedrica, dispensatrice di sempre nuove sorprese e soggetta alle più diverse interpretazioni, forse proprio per la sua capacità di spaziare con sapienza e saggezza attraverso tutte le sfere dell’intelletto, regalando letture approfondite dell’uomo anche attraverso la creazione di personaggi come padre Brown, il prete investigatore “progenitore” del nostrano Don Matteo. È possibile racchiudere in un’opera una tale grandezza spirituale e cognitiva? Raccontare in un volume l’incredibile vastità culturale di una figura che, a cavallo fra l’800 e il ‘900, seppe interpretare al meglio i timori dell’uomo verso la modernità e renderle parte di una sofisticata ricerca della verità cristiana? È quanto abbiamo chiesto a Paolo Gulisano, saggista e autore, assieme a don Daniele De Rosa, del libro “Chesterton – La sostanza della fede”.

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“Chesterton, La sostanza della fede”

 

 

 

 

NELLE LIBRERIE A PARTIRE DA DOMANI 30/06/2017

CHESTERTON, La sostanza della fede

Gilbert Keith Chesterton: il più brillante giornalista dell’Inghilterra del XX secolo, scrittore poliedrico che seppe spaziare dai gialli, dov’era protagonista il suo personaggio più fortunato, il prete-detective Padre Brown, ai saggi storici, dalla politica alla filosofia, il tutto espresso con magnifica leggerezza, con l’uso magistrale del paradosso. Un uomo intenso, appassionato cercatore di verità, un polemista che finiva per diventare amico dei suoi avversari. Un lucidissimo e profetico interprete della modernità. A ottant’anni dalla sua morte Chesterton è più interessante che mai, e questo libro è la più completa guida al «Chesterton-pensiero » mai pubblicata.

Autori: Paolo Gulisano – Daniele De Rosa

Edizioni Ares

pp. 248

€ 16

Il libro verrà presentato domani, venerdì 30 giugno, al Chesterton Day