Un raffinato intellettuale laico, un brillante avvocato, un politico dagli alti ideali. Un uomo caratterizzato da una fede intensa e profonda ed estremamente concreto, dedito al bene comune e alle opere di misericordia.
Tutto questo è stato sir Thomas More, uno degli umanisti più in vista nell’Europa del XVI secolo e consigliere del re d’Inghilterra Enrico VIII. Ma Moro è stato anche Autore di un’opera a noi oggi poco conosciuta: il racconto Utopia, scritto in lingua latina e pubblicato nel 1516.
Nel libro, fresco di stampa, Un uomo per tutte le utopie – Tommaso Moro e la sua eredità (Ed. Ancora, p. 167, 15 euro), il medico e scrittore Paolo Gulisano restituisce ai Lettori una corretta immagine di Tommaso Moro e della sua influenza culturale. In particolare si propone – riuscendosi perfettamente – di (ri)portare alla luce Utopia, un testo che aveva un fine anche oggi di grande attualità: ridestare nella coscienza umana il desiderio di cose belle, buone e grandi, nell’ottica di sollecitare il miglioramento morale e il pieno adeguamento dell’azione con la coscienza.

Il 30 gennaio 1972 tra le immagini drammatiche del massacro compiuto dai soldati dell’Esercito Britannico nella città nordirlandese di Derry, e che fecero subito il giro del mondo, una destò particolare impressione: quella di un prete che sventolava un fazzoletto bianco e che cercava di portare in salvo un ragazzo ferito, camminando curvo sotto il fuoco incrociato dei parà inglesi.
IL GIORNALE DI LECCO – 01/08/2016
Tra i tanti anniversari che si celebrano quest’anno (penso a Shakespeare e a Cervantes), abbiamo la pubblicazione (nel 1516) di un libretto rinascimentale in latino, Utopia di Thomas More.