Archivi categoria: Irlanda

L’Irlanda politicamente corretta tradisce i suoi eroi

Michael Collins in uniforme

L’Irlanda politicamente corretta tradisce i suoi eroi. Ricordiamo noi Michael Collins e i suoi compagni

Negli scorsi giorni l’Irlanda ha visto la formazione di un nuovo governo, dopo oltre quattro mesi dalle elezioni politiche che avevano visto una incredibile ascesa da parte dello Sin Fein, una formazione che si potrebbe definire socialista e populista, e la sconfitta dei due partiti che nell’Isola avevano costituito nella scena politica un bipolarismo sempre più imperfetto: il Fianna Fail e il Fine Gael.

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È nato il governo della nuova Irlanda post-cristiana

Quattro mesi dopo le elezioni irlandesi, gli ex rivali Fianna Fail e Fine Gael hanno formato un nuovo governo (con l’aiuto dei verdi). Resta fuori lo Sinn Fein, che aveva preso più voti. Espansione di aborto, gender e Pma nel programma dell’esecutivo, che si basa su due partiti formalmente di centrodestra ma che non sostengono più un solo valore cattolico.

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Madri spirituali dell’antica Irlanda

Il Cristianesimo irlandese dei primi secoli rappresenta una delle più straordinarie esperienze della storia della cristianità. Molto si è detto e scritto delle grandi figure di questa Chiesa, da San Patrizio, l’Apostolo dell’Irlanda, a San Brendano, a San Colombano, fino a San Malachia. Ancora si doveva leggere delle figure femminili dell’antica Irlanda, e Madri spirituali dell’antica Irlanda, il libro curato da Alberto Maria Osenga per Monasterium giunge a colmare questa lacuna offrendo le biografie di quattro figure di sante, tra cui Brigid, la Patrona d’Irlanda.

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“Contro padre Martin, per un atto di carità verso le anime”

La Nuova BQ ha intervistato Rory O’Hanlon, esponente di spicco del mondo cattolico irlandese e tra i fautori della petizione contro l’omoeretico Padre Martin. Qui spiega i perché di quella chiamata a raccolta del popolo irlandese: “Come cattolici abbiamo l’obbligo di predicare la verità, specialmente quando viene apertamente negato e contestato da persone come Padre Martin. Oltre ad essere una difesa della verità in sè, la nostra petizione è stata un tentativo di salvare le anime condotte fuori strada, e quindi un atto di carità”.

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Le Grandi Acque

Maura Maffei è una scrittrice controcorrente. I suoi romanzi ci parlano di valori importanti, di buoni sentimenti, di storie commoventi e profonde. Niente sfumature di schifo, insomma.

In compenso avventura, sentimento, mistero nel senso migliore del termine.

Maura Maffei, ligure di nascita e piemontese d’adozione, non fa mistero della propria profonda fede cattolica, una fede robusta, tradizionale.

Nei suoi romanzi l’autrice si rivolge sempre al passato, e nell’occasione di Le Grandi Acque (Edizioni della Goccia, 2018) il suo sguardo si è volto all’Irlanda medievale.

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TOLKIEN E L’IRLANDA

John Ronald Reuel Tolkien e l’Irlanda: un binomio apparentemente curioso e strano. Per quanto spesso Tolkien venga messo in relazione col mondo celtico, sappiamo che le sue radici culturali affondavano nel terreno dell’Inghilterra pre-normanna, l’Inghilterra dei piccoli orgogliosi regni Sassoni. In Tolkien poi non c’era la minima quantità di sangue irlandese: egli era un autentico Englishman, un vero inglese delle Midlands, specialmente da parte materna, quella famiglia Suffield delle cui caratteristiche si sentiva pieno. La sua parte paterna poi, i Tolkien, erano originari della Germania, ed erano venuti in Inghilterra nel XVIII secolo in occasione dell’appropriazione indebita della Corona da parte della famiglia degli Hannover, che l’aveva strappata agli Stuart, scozzesi e cattolici. Per una certa ironia della sorte Tolkien, uno dei più grandi scrittori cattolici del ‘900, discendeva da severi protestanti tedeschi che avevano combattuto per la causa dell’imperialismo britannico di stampo protestante.

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SCENARIO UK/ Il conservatorismo “debole” di Teresa May cambia le sorti di Irlanda e Scozia

Il miglior commento alle elezioni politiche generali tenutesi nel Regno Unito è venuto da un deputato scozzese, Alistair Carmichael, che ha detto: “Il popolo si è pronunciato. Tuttavia non si è capito bene cosa abbia detto”.

La consultazione politica voluta da Theresa May per poter lavorare tranquillamente alla Brexit nel corso dei prossimi anni, hanno portato ad un esito che vede la Gran Bretagna tornare dopo molto tempo ad una dura radicalizzazioni delle posizioni politiche. Si può dire che questa tornata elettorale resterà nella storia per aver seppellito definitivamente il blairismo, la sinistra-chic del New Labour, che ha terminato definitivamente il suo corso. Allo stesso tempo è finito il conservatorismo buonista, piacione e ambiguo alla Cameron, la cui politica di compromessi, di colpi al cerchio e alla botte, è stata anch’essa affossata dalle urne.

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LETTURE/ Roger Casement, l'”inventore” dei diritti umani che morì battezzato

roger-casementSi deve ad una piccola ma intraprendente casa editrice romana, Fuorilinea, la prima pubblicazione in Italia di un libro che un secolo fa cambiò la storia dell’umanità e pose per la prima volta con forza l’attenzione sulla questione dei diritti umani nei Paesi colonizzati dall’Occidente. Si tratta de Il Rapporto sul Congo, di Sir Roger Casement, uno degli eroi dell’Indipendenza irlandese, fucilato cento anni fa nel carcere londinese di Pentonville.

Casement, nato nell’Irlanda del Nord, figlio di un militare britannico di fede protestante e di madre cattolica, aveva lavorato a lungo per la diplomazia Britannica. Era stato console in Africa, un compito che si era assunto volentieri. Era stato educato ai valori civili dell’Impero Britannico. Il suo animo gentile e sensibile era convinto che l’Europa potesse e dovesse farsi carico di una missione civilizzatrice nei confronti dei popoli più arretrati del mondo, dall’Africa all’India fino al Sud America.

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STORIA/ “Cessate il fuoco”: il fazzoletto bianco di padre Daly

Edward Daly Bloody SundayIl 30 gennaio 1972 tra le immagini drammatiche del massacro compiuto dai soldati dell’Esercito Britannico nella città nordirlandese di Derry, e che fecero subito il giro del mondo, una destò particolare impressione: quella di un prete che sventolava un fazzoletto bianco e che cercava di portare in salvo un ragazzo ferito, camminando curvo sotto il fuoco incrociato dei parà inglesi.

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Irlanda: A cento anni dalla rivolta di Pasqua. Intervista a Paolo Gulisano

Per l'onore d'IrlandaIl 2016 corrente vede cadere il centenario della grande rivolta di Pasqua dell’Irlanda contro il Regno Unito e l’inizio del processo che avrebbe portato all’indipendenza dell’isola ma anche allo scoppio di una cruenta guerra civile e al sorgere dell’annosa, e ancora irrisolta, questione nord-irlandese. Domus Europa ne parla con Paolo Gulisano, autore del successo editoriale Per l’onore d’Irlanda. L’insurrezione irlandese del 1916 (Edizioni Il Cerchio, 2016).

A cura di Nicolò Dal Grande.

Il 1916 rappresenta una data fondamentale per la storia irlandese: la rivolta di Pasqua e l’inizio della lotta che avrebbe portato l’isola di San Patrizio alla tanto agognata indipendenza. A cento anni di distanza, che significato incarna per gli irlandesi questo evento?

“Questo anno 2016 in cui ricorre il Centenario della Rivolta di Pasqua con cui la Nazione proclamò l’Indipendenza in una insurrezione che venne schiacciata nel sangue dall’Esercito Britannico, sembra costituire un’importante opportunità per gli irlandesi per riflettere non solo sulla propria storia, gloriosa e tragica, ma anche sul proprio destino, che resta in bilico tra il diventare una piccola, simpatica provincia periferica di un mondo globalizzato, e l’unica alternativa vera, che consiste nel  ritrovare la propria anima.

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