
Impressionante è la visione avuta da grandi santi come san Giovanni Bosco, di cui quest’anno celebriamo il 200° della nascita
L’inferno esiste. E’ una realtà di cui ci parla il Vangelo, e di cui la Chiesa continua a parlare, anche se nel corso degli anni si è aperto qualche dibattito teologico che ha messo in dubbio l’esistenza di questa realtà. Qualche pensatore ha anche avanzato l’ipotesi che sì, esiste, ma magari è vuoto. Una speranza suggestiva che la misericordia divina non voglia che alcuno si perda, e che pertanto lasci assolutamente vuoto questo luogo metafisico. il termine “Inferno” deriva dal latino “infernus”, cioè “posto in basso”, “inferiore”, ed è quindi sinonimo di “inferus”; tuttavia, la parola “inferno” è da riferirsi solo al concetto delle tre grandi religioni monoteistiche, mentre la parola “inferi” si può, più ampiamente, riferire a tutte le culture pagane antiche e moderne. secondo quasi tutte le culture, l’Inferno è caratterizzato da estremo dolore, enorme disperazione e tormento eterno. Può essere visto come un luogo metafisico o spirituale che ospita le anime incorporee dei morti, oppure come luogo fisico sede di tormenti altrettanto fisici. Questa visione è più frequente andando a ritroso nelle epoche, mentre ai giorni nostri il concetto di Inferno si spiritualizza e riguarda prevalentemente il tormento dell’anima.

Cento anni fa, il 17 aprile del 1915, si spegneva nella cittadina scozzese di Dumfries Andrew Kerins, conosciuto con il suo nome da religioso di Fratello Walfrid. Si era in piena guerra, dal fronte francese giungevano ogni giorno notizie tragiche delle battaglie combattute nelle trincee, con gli interminabili elenchi di caduti. Tuttavia, nonostante il dramma del conflitto, la morte di questo fratello marista irlandese non passò inosservata. Fratello Walfrid infatti era stato un vero e proprio apostolo della carità nella Glasgow tardo-vittoriana, anche se il motivo per cui passò alla storia fu un altro: il frate infatti fu il fondatore di una delle squadre di calcio più famose al mondo: il Celtic Football Club, la prima squadra non latina a conquistare, nel 1967, la Coppa dei Campioni. Questo glorioso sodalizio calcistico, dalle inconfondibili divise a strisce orizzontali (the “Hoops”) biancoverdi, era nato dal grande cuore di questo frate, che si adoperava instancabilmente per aiutare i più poveri e i più emarginati della città di Glasgow, allora un grande centro industriale, la seconda città dell’Impero Britannico, dove però la mortalità infantile era quasi pari a quella di Calcutta.
Avete sempre sognato di fare un volo a dorso di ippogrifo, anche solo ideale, all’ombra della ‘bela Madunina’? Di sfoggiare la vostra padronanza del Quenya ed essere complimentati con un “eu la peppa!” che, per una fortunata volta, non c’entra nulla con l’odiosa maialina britannica cartonata? Di scacciare i Mangiamorte da Via Montenapoleone, anziché da Diagon Alley? Di scoprire che nella Biblioteca Ambrosiana sono custoditi segreti, ignoti pure ai maestri di Vecchia Città, che potrebbero sconvolgere il destino dei Sette Regni? Ebbene, qualunque sia la vostra fantasticheria in salsa meneghina, la vostra occasione è finalmente in arrivo… per il weekend dell’11 e 12 aprile 2015.