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Irlanda: A cento anni dalla rivolta di Pasqua. Intervista a Paolo Gulisano

Per l'onore d'IrlandaIl 2016 corrente vede cadere il centenario della grande rivolta di Pasqua dell’Irlanda contro il Regno Unito e l’inizio del processo che avrebbe portato all’indipendenza dell’isola ma anche allo scoppio di una cruenta guerra civile e al sorgere dell’annosa, e ancora irrisolta, questione nord-irlandese. Domus Europa ne parla con Paolo Gulisano, autore del successo editoriale Per l’onore d’Irlanda. L’insurrezione irlandese del 1916 (Edizioni Il Cerchio, 2016).

A cura di Nicolò Dal Grande.

Il 1916 rappresenta una data fondamentale per la storia irlandese: la rivolta di Pasqua e l’inizio della lotta che avrebbe portato l’isola di San Patrizio alla tanto agognata indipendenza. A cento anni di distanza, che significato incarna per gli irlandesi questo evento?

“Questo anno 2016 in cui ricorre il Centenario della Rivolta di Pasqua con cui la Nazione proclamò l’Indipendenza in una insurrezione che venne schiacciata nel sangue dall’Esercito Britannico, sembra costituire un’importante opportunità per gli irlandesi per riflettere non solo sulla propria storia, gloriosa e tragica, ma anche sul proprio destino, che resta in bilico tra il diventare una piccola, simpatica provincia periferica di un mondo globalizzato, e l’unica alternativa vera, che consiste nel  ritrovare la propria anima.

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24 aprile 1916/ Rivolta di Pasqua, quando la patria vale il sacrificio della vita

easter-rising2004-372x600Fu esattamente cento anni fa, il 24 aprile del 1916, che una piccola, antica nazione europea insorse a rivendicare, davanti a Dio e davanti agli uomini, il proprio diritto alla libertà. Si trattava dell’Irlanda: una terra antica, da secoli soggetta ad una dominazione straniera.

L’Irlanda era stata la prima conquista coloniale britannica, la prima tappa di un tenace progetto di conquista che doveva passare dapprima dalla sottomissione delle altre nazioni delle isole britanniche (Galles e Scozia) per poi rivolgersi all’Europa, alle Indie, alle Americhe, al mondo intero. La Gran Bretagna divenne una potenza quasi mitica, una sorta di nuovo Impero Romano apportatore di civiltà, la Nazione Eletta destinata a dominare il mondo.

Parecchi sono i popoli che hanno fatto le spese di questa “missione” di cui si sentiva investito l’Impero Britannico, ma il calvario più lungo e doloroso è stato quello percorso dall’Irlanda. Quest’isola, da cui nel medioevo erano venuti monaci e cavalieri, studiosi e folli mistici, poeti sublimi ed evangelizzatori instancabili, subì per secoli il tentativo ossessionante degli invasori di strapparle l’anima. Le fu tolta l’antica lingua gaelica, la libertà, la cultura, ma nessuno riuscì mai a toglierle la Fede.

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L’insurrezione che l’Irlanda ha tradito

Per l'onore d'IrlandaCento anni fa, il 24 aprile del 1916, l’Irlanda insorse per rivendicare la propria indipendenza, dopo secoli di occupazione inglese, un’occupazione che per trecento anni aveva significato in primo luogo persecuzione religiosa, con la Chiesa cattolica costretta nelle catacombe, alla clandestinità. L’insurrezione si concluse con un fallimento, ma a causa della durissima repressione inglese che ne seguì, riuscì a risvegliare nel popolo irlandese la consapevolezza della propria identità nazionale.

Quest’isola, da cui nel Medioevo erano venuti monaci e cavalieri, studiosi e folli mistici, poeti sublimi ed evangelizzatori instancabili, aveva subito per secoli il tentativo ossessionante degli invasori di strapparle l’anima. Le fu tolta l’antica lingua gaelica, la libertà, la cultura, ma nessuno riuscì mai a toglierle la fede. Una fede che significava amore testardo e fedele per la verità e la giustizia annunciati da Cristo e che avevano forgiato un popolo unico nella storia.

Tutto cambiò davvero, in quel lunedì di Pasqua, come ebbe a scrivere Yeats? In realtà la storia irlandese, anche nel ‘900, anche dopo la Rivolta, è stata attraversata da un elemento di continuità: la sua fede. É scritto che il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani, e il martirio civile ma anche religioso del 1916 generò dei nuovi irlandesi, consapevoli pienamente dei propri diritti e soprattutto della propria identità. Iniziò, soprattutto grazie alle politiche culturali di De Valera, un pieno recupero delle sue radici: la cultura celtica arcaica, l’età dell’oro della civiltà monastica, il tempo delle persecuzioni, le diverse espressioni del cristianesimo irlandese. Questo tipo di fede, intensa, mistica, innamorata, è stata dunque in grado di generare una nuova civiltà, che ha retto per 1.500 anni, che ha affrontato prove, che ha seminato in ogni parte del mondo e dato frutti, dando luogo ad una civiltà, quella dei monasteri, le cui rovine possiamo oggi ammirare con rimpianto: la Glendalough di St.Kevin, Monasterboice, Mellifont, Clonmacnoise.

Quelle enormi croci, quelle torri rotonde dalle quali si cercava febbrilmente di avvistare l’arrivo degli invasori vichinghi, quegli eremi rocciosi sperduti nell’Atlantico come Skellig Michael, dai quali salpavano i fragili curragh che si inoltravano nel deserto d’acqua dell’Oceano senza timonieri, “essendo Cristo il Pilota”, come aveva fatto San Brendano. Quei codici miniati, primo tra tutti il Book of Kells che ammiriamo esterrefatti, sono la testimonianza di una cultura unica e irripetibile fondata sull’avvenimento cristiano.  Gli irlandesi rimasero testardamente cattolici, ossia cristiani dell’unica, antica fede che era stata loro trasmessa. Ciò significò il martirio, la miseria, la sofferenza, la diaspora, ma nulla mai valse a far recedere gli irlandesi da ciò che avevano di più caro, che più di ogni altra ragione, etnica, culturale o sociale ne costituiva l’identità.

Oggi, tuttavia, per la prima volta, nel corso di tanti secoli, si è aperta una linea di frattura fra la Chiesa e la società irlandese attuale, che si è avviata a diventare una delle “società liquide” della post modernità, con una classe politica alla rincorsa di ogni possibile espressione del polically correct. Era per una società di questo tipo che combatterono gli eroi del ’16? Sembra un paradosso, ma dopo aver tanto a lungo lottato per l’indipendenza l’Irlanda attuale sembra tornata ad essere un Paese colonizzato. Colonizzato da tutte le mode politiche e culturali che vengono dall’esterno, e non solo dall’Inghilterra. A che è valsa, allora, tanta sofferenza, se il destino dell’Irlanda era quello di diventare una piccola, simpatica provincia periferica di un mondo globalizzato?  Per non rendere vano tutto questo, l’Irlanda deve ritrovare la propria anima.

A distanza di un secolo dalla Rivolta di Pasqua, l’Irlanda deve ritrovare se stessa, deve ritrovare le ragioni del suo essere una comunità di destino, con un lungo cammino alle spalle, e il futuro che attende questa giovane Nazione nell’ambito dell’Europa. L’Irlanda deve ritrovare lo spirito degli uomini del ’16, il cui fallimento portò infine al trionfo della causa per cui loro e le generazioni passate si erano battuti. Bisogna tornare alla Proclamazione del Lunedì di Pasqua, al suo spirito, alla sua forza morale.

Paolo Gulisano

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-linsurrezioneche-lirlandaha-tradito-15931.htm

 

 

 

 

 

Una birra con… Paolo Gulisano: “Io, il basket, l’Irlanda e il Celtic”

b_0DSC_0572Lecchese di Acquate, 56 anni, Paolo Gulisano è medico, scrittore e grande appassionato di sport, di Irlanda e di Celtic. Definirlo un personaggio eclettico è quasi riduttivo perché, alla sua attività lavorativa all’azienda sanitaria di Lecco, abbina la passione per la scrittura e il lavoro di medico sociale per il Basket Lecco.

Lo abbiamo incontrato all’indomani dell’Old Firm, il derby di Glasgow che ieri ha opposto il suo Celtic ai Rangers. Una partita che Gulisano ha seguito con alcuni amici biancoverdi allo Shamrock Pub di Lecco.

Paolo, dove nasce la passione per il Celtic?
Nasce quando ero ancora bambino. Ero rimasto colpito sia da queste bellissime maglie a strisce orizzontali biancoverdi ed ero rimasto molto colpito da un grande campione

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Irlanda: San Patrizio 2016 tra festa e ferite ancora aperte

 

Red cat with leprechaun hat and Irish beer on four leafs clover

Oggi è il Saint Patrick’s Days, la Festa di san Patrizio: un momento di gioia e di celebrazione per tutti gli irlandesi del mondo: da Dublino a Glasgow, da Manchester a Boston, da Toronto a Melbourne si indossa il verde e si inneggia all’Irlanda, la cara vecchia isola da cui partirono a centinaia di migliaia i poveri irlandesi nell’800 per sfuggire alla fame, alla carestia, all’oppressione politica e sociale. In patria e nelle comunità della diaspora si sta insieme, si canta, si balla. La festa di san Patrizio per la verità ormai viene celebrata in ogni dove, anche in assenza di autentici figli di Ibernia o di loro discendenti. E’ il caso dell’Italia, dove non c’è ormai città che non abbia il suo Pub irlandese, ove il 17 marzo esplode l’allegria, si beve birra scura e si ascoltare la musica tradizionale celtica che annovera sempre più estimatori. E’ il trionfo dell’”Irlandesità”, che non è principalmente una questione di nascita o di sangue o di lingua, ma è la condizione di chi è coinvolto nella realtà irlandese.

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Settimana irlandese: presentazione del libro “Per l’onore d’Irlanda”

Per l'onore d'IrlandaIl nuovo libro di Paolo Gulisano “Per l’onore di Irlanda – L’insurrezione irlandese del 1916” verrà presentato prossimamente nei seguenti eventi:

  • giovedì 17 marzo alle ore 15.00 St. Patrick’s Day 2016 presso The Shamrock Irish Pub di Lecco;
  • venerdì 18 marzo alle ore 20.45 “Anche oggi è San Patrizio !” presso la Mediateca di Imbersago (LC);
  • sabato 19 marzo alle ore 20.15 Irlanda in festa 2016 a Padova;
  • domenica 20 marzo 2016 alle ore 16.00 Festa di San Patrizio 2016 a Verona.

Per maggiori dettagli guardare alla pagina Eventi

Per l’onore d’Irlanda – L’insurrezione irlandese del 1916

Per l'onore d'IrlandaNOVITA’ LIBRARIA IL CERCHIO 2016

PER L’ONORE D’IRLANDA.
L’insurrezione irlandese del 1916

Autore: Gulisano P. – Edizione: Il Cerchio

Pagine: 112 – Collana: La Bottega di Eraclito – € 18,00

Cento anni fa, nella Pasqua del 1916, una piccola, antica nazione europea insorse per rivendicare, davanti a Dio e davanti agli uomini, il proprio diritto alla libertà.
Si trattava dell’Irlanda: una terra antica, magica, affascinante, diventata negli ultimi anni  oggetto di sogno e desiderio per tutti coloro che, visitandola o semplicemente, sentendone parlare, ascoltando la sua musica, leggendo i suoi miti, e le sue tragiche vicende storiche, vi hanno riconosciuto una patria dell’anima, legando in vario modo ad essa il proprio affetto.
Il testo descrive le complesse vicende che coinvolsero l’Irlanda nella guerra d’indipendenza scoppiata nel 1916 e dopo la firma del Trattato del 1921. Questo Trattato, che molti, seguendo lo “spirito del ’16” non condividevano, portò il paese alla guerra civile.

LINK PER L’ACQUISIZIONE DIRETTA:
http://www.ilcerchio.it/per-l-onore-d-irlanda-l-insurrezione-irlandese-del-1916.html

VOTO IN IRLANDA/ Le nozze gay non “salvano” Enda Kenny: un tweet per Renzi?

dublinoVOTO IN IRLANDA/ Le nozze gay non “salvano” Enda Kenny: un tweet per Renzi?

Elezioni politiche generali lampo in Irlanda: nel giro di un mese il capo del Governo ha rimesso il mandato, il presidente della Repubblica ha sciolto il Parlamento e ieri si è andati al voto. Un voto che non ha dato un vincitore netto, ma qualche clamoroso sconfitto sì. La maggioranza che governava il Paese non c’è più. Perdite durissime per il partito di maggioranza relativa, il Fine Gael di Enda Kenny, che passa dal 36 al 26%, e per i Laburisti che crollano dal 19 al 7%. Una punizione severissima da parte dell’elettorato. Che è successo nell’Isola di Smeraldo che tra poco più di un mese festeggerà il centenario dell’Insurrezione di Pasqua del 1916, quando una Nazione si levò in armi per rivendicare davanti a Dio e davanti agli uomini il proprio diritto alla libertà e all’indipendenza?

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BLOODY SUNDAY/ Irlanda, 43 anni per un arresto: anche la memoria ha bisogno di giustizia

bloody sunday30 gennaio 1972, Derry, Irlanda del Nord: la “domenica di sangue”, quando vennero uccise quattordici persone, quattordici civili presenti ad una manifestazione per i diritti umani nelle sei contee irlandesi sotto controllo britannico, parte del Regno Unito in quell’entità artificiale creata nel 1921 con il nome di Northern Ireland. Quattordici persone inermi falciate dal fuoco di un reparto di paracadutisti britannici schierati in assetto di guerra, dislocati nel grande quartiere cattolico di Bogside. Soldati di un paese considerato un’icona della democrazia andarono all’assalto di donne, anziani, bambini, sparando migliaia di proiettili, in un’azione che venne considerata di repressione del terrorismo. Il Bloody Sunday fu un avvenimento che quarant’anni fa disgustò il mondo.

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San Colombano: alle radici dell’Europa missionaria

san colombanoIl lungo viaggio del monaco irlandese ha segnato profondamente 1500 anni di storia del cristianesimo

Da venerdì 28 agosto a domenica 30 agosto si svolge a Bobbio (Piacenza) il Meeting internazionale delle comunità colombaniane. Quest’anno l’occasione è particolarmente significativa: si celebra infatti il 1.400° anniversario della morte del grande santo irlandese, avvenuta a Bobbio il 23 novembre 615. Domenica si terrà una funzione solenne celebrata da vescovi irlandesi e italiani, e guidata dall’Arcivescovo di Milano Cardinale Scola. La conferenza di apertura è invece affidata al dottor Paolo Gulisano, saggista, scrittore e collaboratore di ZENIT. Di seguito una sintesi dell’intervento del dottor Gulisano a Bobbio.

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