Gli irriducibili: la pandemia non deve finire e non finirà

Il ministro della Salute ha fatto cadere l’ultima restrizione legata al Covid: l’isolamento dei positivi. Insorgono i nostalgici dell’era pandemica, Galli in testa, per i quali c’è sempre una nuova dose per una nuova variante.

Negli scorsi giorni il ministro della Salute Schillaci ha fatto cadere l’ultimo obbligo residuo delle misure costrittive dell’emergenza pandemica, ovvero l’isolamento dei positivi al Covid e le relative sanzioni.

Il ministero della Salute  verificherà la situazione epidemiologica ed eventualmente adotterà misure necessarie in caso di ritorno del virus. Resta fermo il potere in capo al ministro della Salute «di emettere ordinanze di carattere contingibile e urgente, in materia di igiene e sanità pubblica», si legge nel provvedimento approvato il 7 agosto in Consiglio dei Ministri.

E così si abroga l’ultima restrizione dell’emergenza pandemica, dichiarata chiusa a maggio scorso. Tuttavia, c’è chi non si vuole arrendere al fatto che l’epoca Covid sia tramontata. È difficile pensare per le virus star che non potranno più fare le loro intemerate televisive, e così per gli irriducibile delle mascherine. Si cerca allora di aggrapparsi disperatamente a qualche dato per dimostrare che il Covid è vivo e lotta contro di noi, come un tempo.

Le varianti Kraken e Arturo stanno inesorabilmente tramontando, e allora si guarda alla variante EG.5 che sta emergendo in Estremo oriente ed Oceania. Una variante che si è fatta strada con estrema facilità, contagiando milioni di persone in almeno 45 Paesi. Una corsa sfrenata che l’ha portata in appena due settimane in testa alla classifica delle mutazioni più diffuse. Una variante tanto diffusa quanto poco pericolosa. Ormai si dovrebbe definitivamente definire il Covid come una patologia molto simile alle sindromi influenzali, con continue nuove varianti- esattamente come i virus influenzali- e con tassi di mortalità praticamente sovrapponibili.

Ma i nostalgici del Covid non si arrendono nemmeno davanti all’evidenza. Nei giorni scorsi è tornato addirittura a farsi sentire Massimo Galli, l’ex primario di Malattie Infettive in pensione che era stato una delle voci del chiasso mediatico pandemico.

«Non è finito nulla, lo stop all’isolamento è un atto politico», ha dichiarato all’agenzia AdnKronos: una dichiarazione quantomeno ridicola, visto che tutti gli atti di indirizzo e i protocolli emanati negli anni scorsi erano atti politici, non certo scientifici. Colui che fu estremista di sinistra prima di dedicarsi all’infettivologia ha aggiunto: «Non sappiamo cosa potrà accadere in autunno. Non è finito nulla, forse solo nelle speranze di qualcuno ma non nelle certezze».  Ma di certezza ne ha una, colui che si fece il Covid, benchè vaccinato, e poi dichiarò di essere affetto da problemi riconducibili al Long Covid: «Consiglio il vaccino, io farò la quinta dose, e la consiglio agli anziani e ai fragili».

Galli peraltro non è un testimonial isolato: negli Sati Uniti un gruppo di medici hanno lanciato su Twitter l’hastag #CovidisNotOver, il Covid non è finito, e anch’essi  si oppongono alla scelta dei governi di mettere fine alle misure anti-Covid. L’epidemiologo Eric Feigl-Ding, molto attivo sui social e con oltre 768mila follower, ha rilanciato la possibilità che negli Usa torni una nuova ondata di casi Covid. Secondo lo scienziati, che ha analizzato gli ultimi dati sulle ospedalizzazioni e i test positivi, è «molto probabile» l’arrivo di una ondata di casi per questo «è raccomandabile l’uso della mascherina», scrive su Twitter.

Insomma, il remake di un film già visto: varianti del virus, mascherine, dosi ulteriori di vaccino. E ancora una volta strategie comunicative all’insegna del terrorismo psicologico, perché di Covid si muore, e perché non c’è cura, e così via.

Quando avrà fine tutto questo? Difficile dirlo, anche perché gli sforzi per tenere viva l’emergenza sono enormi, al limite dell’accanimento. Bisognerà armarsi di pazienza e ragionevolezza.

Paolo Gulisano

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