Visto che non c’è l’Italia, per chi tifate ai mondiali di calcio?

PAOLO GULISANO: POLONIA Per chi tifare in questo Campionato del Mondo di Calcio, dal momento che la mia squadra del cuore, l’Irlanda, non è purtroppo riuscita a qualificarsi, come neppure la seconda nel mio ordine di preferenze, cioè la Scozia? La scelta non è troppo problematica : la Polonia. È una scelta motivata dall’affetto che ho per questo Paese. Come molti, lo scoprii grazie a papa Giovanni Paolo II, alle lotte dell’inizio degli anni ’80 per liberarsi dal giogo sovietico. Come molti rimasi stupito e commosso di fronte alla Fede intrepida di quel popolo, che affrontava i carri armati e le truppe speciali con in mano i Rosari. Trepidai per le sue sorti, e gioii quando il regime infine collassò. Ho avuto poi l’occasione di visitare in anni recenti questa antica, nobile terra, e oltre ad ammirare una città meravigliosa come Cracovia e il Santuario di Czestochowa, cuore del Cattolicesimo polacco, ho visto una nazione che – pur modernizzata- ancora non cede al consumismo cialtrone e alle seduzioni del pensiero unico. Quindi: avanti Polonia! Che l’aquila spicchi il volo, e rinnovi le gesta del grande Re Sobiesky, il vincitore di Vienna. Senza dimenticare che una vittoria conquistata proprio sul suolo russo avrebbe un gusto decisamente particolare!

Visto che non c’è l’Italia, per chi tifate ai mondiali di calcio?

 

Rivarolo onora Giovannino Guareschi, il giornalista più letto al mondo

“Giovannino Guareschi. Storia del padre di Peppone e don Camillo”.

È il titolo dell’incontro tenutosi presso il comune di Rivarolo Canavese sabato 9 giugno 2018, allo scopo di festeggiare il cinquantenario del giornalista e scrittore del Mondo Piccolo; organizzato e offerto dall’associazione culturale John Henry Newman, molto attiva sul territorio.

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[DA SENTIRE] Il Prodigio di Lisbona

[DA SENTIRE] Il Prodigio di Lisbona: quando il Celtic vinse la Coppa dei Campioni in un romanzo di Paolo Gulisano

In esclusiva la registrazione audio della 496° conferenza di formazione militante, tenuta il 7 giugno 2018 a cura della Comunità Antagonista Padana, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: parla Luca Fumagalli, introdotto da Piergiorgio Seveso. Buon ascolto!

[DA SENTIRE] Il Prodigio di Lisbona: quando il Celtic vinse la Coppa dei Campioni in un romanzo di Paolo Gulisano

Dio, palla e famiglia

Dio, palla e famiglia. Paolo Gulisano racconta la favola del Celtic di Glasgow

Non è vero che il calcio divide le famiglie. Il tifo divide. Il calcio unisce. Chi ama il football, inteso nel senso più britannico possibile del termine, magari sbraita e si ubriaca, esulta e insulta, ma avrà sempre un’occasione di condivisione finché il pallone (progresso permettendo) continuerà a rimanere rotondo: la partita. Perché: «Football is nothing without fans». Anche per questo motivo, se una sera organizzi un incontro per parlarne con Paolo Gulisano, profondo conoscitore del football, a casa di Alessandro Gnocchi (mettendolo a conoscenza del meeting pallonaro solo a organizzazione fatta), non può che uscirne una bella serata in cui si parla più che altro di Dio, di storia delle Isole Britanniche e ciclismo, tutto davanti a una partita di pallacanestro in Tv, la versione italiana del gioco che più si avvicina quello che dovrebbe essere sulla carta il basket.

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Cade l’ultimo bastione contro l’aborto. Cattolici umiliati

Anche il bastione irlandese è caduto. Il mondo laicista esulta per il risultato del referendum irlandese che ha visto prevalere nettamente l’abrogazione della norma della Costituzione che garantiva il diritto alla vita del nascituro. L’umiliante sconfitta del Cattolicesimo irlandese. Tutto questo si tradurrà in migliaia di vite umane che verranno distrutte attraverso la pratica abortiva. Ma, come ai tempi di San Patrizio, bisognerà ripartire da una nuova evangelizzazione.

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22 maggio 1978 – 22 maggio 2018

22 maggio 1978 – 22 maggio 2018: quarant’anni di aborto di stato

Il 22 maggio del 1978, quarant’anni anni fa, un governo ancora turbato dal rapimento e dall’uccisione di Aldo Moro, in un’Italia sotto la spada di Damocle del terrorismo, lacerata da conflitti e tensioni sociali, pensava bene di approvare una legge che introduceva la legalizzazione dell’aborto procurato. Una legge che non era stata voluta dai medici, per i quali da secoli esisteva il vincolo del giuramento di Ippocrate che impone di non sopprimere la vita dei pazienti, tantomeno con l’aborto, né dei giuristi, né dall’opinione pubblica. La Legge 194 sulla cosiddetta “interruzione di gravidanza” fu voluta da una piccola ma agguerrita minoranza poltica, che agiva in un’ottica non scientifica, non umanitaria, ma puramente ideologica, che si seppe imporre su una più vasta maggioranza di politici affetti da ignavia, pigrizia, ignoranza. Fu così approvata questa legge firmata da esponenti della cultura laicista e socialista, ma avallata da ministri democristiani che da lì a pochi anni sarebbero stati spazzati via da note vicende giudiziarie, in una sorta di terribile nemesi storica.

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Ho accompagnato di nuovo Guareschi in carcere

Giovannino Guareschi è tornato in carcere. No, caro lettore, non ti preoccupare: nessuna condanna postuma. Fu più che sufficiente quello che gli venne inflitto ingiustamente da vivo, e non è il caso che a 50 anni dalla morte salti fuori qualche altra brutta sorpresa. Giovannino è tornato in carcere accompagnato da me. È successo lo scorso 5 maggio (Ei fu siccome immobile…) nel carcere di Sanremo. La perla della Riviera ha infatti nel suo entroterra un grande carcere che ospita oltre duecentocinquanta detenuti. Nel penitenziario opera un gruppo di volontari che cerca di dare vita tra i detenuti a iniziative di tipo culturale, e anche religiose, con il giovane cappellano, il bravo don Alessio, grande ammiratore di papa Pio IX.

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Piccole note sulla vita familiare

In genere il sottoscritto diffida di quei libri che vogliono essere dei manuali, delle istruzioni per l’uso. I vari Come vivere felici e contenti, Il segreto di una salute inossidabile, Sposati e fa quel che ti pare, decisamente non fanno per me. Fondamentalmente perché ho constatato che non funzionano quasi mai. Ma l’aureo libretto che ho appena terminato di leggere è tutta un’altra cosa. Il che è bello e istruttivo, come avrebbe detto Giovannino Guareschi. 

I Signori dell’Anello è un libro geniale. A cominciare, ovviamente, dal titolo. L’Anello in questione non è, naturalmente, quello di Sauron, ma quel cerchietto d’oro che un giorno hai messo al dito e da allora la vita è cambiata o, se vogliamo citare un altro grande scrittore delle Isole Britanniche, l’Irlandese William Butler Yeats, “una tragica bellezza è nata”, una bellezza che sempre più spesso viene profanata.

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Il Royal Wedding segna il declino della monarchia

Il Royal Wedding del Principe Harry ha segnato la fine di quanto restava della vecchia Inghilterra. La Monarchia inglese, così come l’abbiamo conosciuta per secoli, è agli sgoccioli. Meghan ha interpretato alla perfezione questo ruolo, quello della ragazza moderna, emancipata, progressista. Semmai quello che spicca della sposa novella è il suo essere passata con disinvoltura attraverso le varie fedi religiose.

La Gran Bretagna, come noto, è l’ultimo dei Regno che potremmo definire Ancient Regime: una monarchia ereditaria, niente costituzione, niente codice di diritto civile. In compenso consuetudini e una tradizione tanto dinamica che non si capisce più che cosa conservi e tramandi.

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Irlanda, il Popolo della Vita non si arrende

Tra una settimana esatta un referendum potrebbe introdurre l’aborto in Irlanda: tutti i partiti lo vogliono, tutti i media sono a favore. E l’opposizione della gerarchia ecclesiastica è debole. Solo un piccolo popolo resiste e lotta per sovvertire il pronostico. Sono anche quelli che fanno rivivere l’antico spirito irlandese.

Manca ormai solo una settimana al 25 maggio, la data in cui tre milioni di irlandesi saranno chiamati a votare sull’ottavo emendamento della Costituzione, un provvedimento legislativo che fu emanato nel 1983 per garantire il diritto alla vita del bambino concepito. Una legge esemplare dal punto di vista del Diritto che faceva dell’Irlanda un Paese che protegge il diritto alla vita del nascituro, equiparando la sua salute a quella della madre.

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