La scienza si arrende mentre l’eutanasia dilaga

Il mese scorso la Nuova BQ aveva segnalato ai propri lettori l’esistenza di un aumento della mortalità in Italia. Il sospetto che avanzavamo per spiegare questo fenomeno era un venir meno della qualità e della quantità di cure nei confronti dei soggetti più fragili: anziani, disabili, pazienti cronici. Arrivano ora preoccupanti segnali di conferma di questa ipotesi. 

E’ notizia degli ultimi giorni che un gigante dell’industria farmaceutica mondiale, la multinazionale americana Pfizer, ha annunciato di voler rinunciare alla sperimentazione delle cure per il Morbo di Parkinson e per l’Alzheimer, due malattie gravemente invalidanti. In Italia i casi di demenza sono oltre un milione e di questi 600mila sono di Alzheimer. Nel mondo ogni tre secondi c’è un nuovo caso e questo tipo di demenza è diventato un grave problema sanitario, tanto che c’è chi afferma che questa patologia metta a rischio la sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali e la stessa società. Nella sola in Italia, che ricordiamo è il Paese più vecchio d’Europa, i costi socio-sanitari complessivi stimati ammontano a circa 6 miliardi di euro. Le proiezioni al 2051 indicano infatti che in Italia ci saranno 280 anziani ogni 100 giovani.

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Con i magi la vera scienza riconosce Dio

La Festa dell’Epifania è una delle celebrazioni cristiane più importanti, dopo la Pasqua e il Natale. Dio è entrato nel mondo, in un modo silenzioso, discreto, nascosto, certamente, ma questo evento non può e non deve restare sconosciuto agli uomini, all’umanità che da secoli attendeva questo evento, consapevolmente o inconsapevolmente. La salvezza è entrata nel mondo, la salvezza per ogni persona, nessuna esclusa. La salvezza si è fatta carne, il significato si è fatto carne, ed è ora non un’idea, una ipotesi, ma un fatto, cioè una realtà incontrabile. La Gloria di Dio, la Grazia di Dio si sono manifestate a tutta l’umanità.

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AUGURI, PROFESSORE!

3 Gennaio 1892: a Bloemfontein, Sud Africa, nasce John Ronald Ruel Tolkien. Oggi è quindi il suo 126° anniversario. Auguri, professore!
E per questo Tolkien Toast, ecco una sorpresa da parte mia. Anni fa, esattamente nell’ottobre del 2001, pubblicai un mio piccolo omaggio a colui che mi permisi di definire l’Omero cristiano del XX secolo. A distanza di anni, l’editrice Ancora propone una nuova edizione di TOLKIEN IL MITO E LA GRAZIA. Una edizione ampliata, che vede in appendice un testo straordinario di Tolkien, Imram, da me curato, tradotto e introdotto.
Per gentile concessione dell’Editrice Ancora, riproduciamo di seguito il testo della Introduzione. 
 
 
Imram
 
 di John Ronald Reuel Tolkien – Traduzione e commento di Paolo Gulisano
 
 
Il numero della rivista letteraria inglese Time and Tide del 3 dicembre 1955 presentava un contributo straordinario: un breve poema di 132 versi il cui autore era John Ronald Tolkien. Da poco si era conclusa la pubblicazione del Signore degli Anelli, uscito – per scelta dell’Editore- in tre parti distinte, e con il Ritorno del Re i lettori inglesi avevano ora in mano l’opus magnum tolkieniano. Era iniziato il cammino di uno straordinario successo per lo scrittore delle Midlands.
 
 

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Il virus mai sconfitto che può uccidere intere popolazioni

Tra gli anniversari che verranno celebrati nel 2018, ce ne è uno particolarmente significativo: i cento anni dell’epidemia detta “Spagnola”. Una delle più grandi catastrofi sanitarie di tutti i tempi, in grado di far impallidire il ricordo della peste del ‘300, del vaiolo, e di qualunque altra pandemia del passato. Periodicamente, quando fanno la loro comparsa nuovi virus come Ebola o Sars oppure si paventa l’arrivo di qualche nuova forma virale, viene evocato un nome che ai più non dice molto: l’influenza Spagnola, o più semplicemente “la Spagnola”. 

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Come la chiesa finì, l’utopia che sta diventando realtà

La parola utopia nacque nel 1516, cinquecento anni fa, dalla fervida mente del grande umanista e santo martire Tommaso Moro. Era il titolo di una sua opera letteraria destinata ad essere non solo un capolavoro immortale, ma anche a costituire un vero e proprio paradigma in campo letterario, filosofico e politico. La parola Utopia inventata da Moro da cinque secoli è entrata nel lessico comune con il significato di sogno, di progetto, di immaginazione proiettata sul futuro. A volte queste utopie mostrano scenari decisamente cupi se non disastrosi, e in tal caso vengono definite distopie.

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LETTURE/ Londra 1605: i cattolici contro il re, una storia da raccontare di nuovo

Nel suo romanzo “L’esecuzione della giustizia”, Elisabetta Sala ambienta una storia ricca di intrighi e colpi di scena al tempo della “congiura delle polveri”

Diceva Oscar Wilde che l’unico dovere che abbiamo nei confronti della storia è quello di riscriverla. E’ esattamente quello che ha fatto Elisabetta Sala, docente di storia e letteratura inglese e autrice di diversi preziosi saggi sull’epoca di Enrico VIII, di Elisabetta I e di Shakespeare, in questo romanzo, L’esecuzione della giustizia (D’Ettoris Editori 2017) in cui riscrive la tragica vicenda della cosiddetta “Congiura delle polveri”, il tentativo avvenuto nel 1605 di far saltare in aria il Parlamento di Londra, con il Re Giacomo e tutta la corte. La storia ufficiale ci racconta che il complotto fu elaborato da un gruppo di tredici fanatici cattolici ispirati probabilmente dai Gesuiti. La storia — si sa — è scritta dai vincitori, ma per il suo romanzo Elisabetta Sala ha utilizzato non solo la sua fantasia, ma anche alcune antiche e rimosse fonti, che dicono che le cose andarono molto diversamente.

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Natale clandestino

Premessa. Nel mio romanzo Il prodigio di Lisbona, uno dei personaggi è il giornalista scozzese Peter Smyth. Le vicende del romanzo avvengono nel 1967, quando la squadra di calcio del Celtic si avvia a diventare campione d’Europa nella finale di Lisbona. Nel romanzo ci sono tuttavia dei flash back alla Seconda Guerra Mondiale, quando Peter Smyth era un giovane sottufficiale della Royal Air Force che viene abbattuto in Italia e fatto prigioniero. Per quasi due anni Peter è nel campo di prigionia di Fossoli, presso Carpi. L’8 settembre del ’43 riesce a fuggire, ma viene ferito dai tedeschi nelle campagne presso Correggio. Un giovane studente di Medicina, Antonio Azzoni, lo trova, lo soccorre e lo cura. Peter resta poi alcuni mesi nascosto nella casa degli Azzoni. Il racconto che segue- ambientato al momento del Natale che Peter trascorse in casa Azzoni, il Natale del ’43- è dunque un piccolissimo spin off del romanzo, o meglio, semplicemente un approfondimento da vicino di quanto viene accennato nella storia. Buona lettura e buon Natale.
Paolo Gulisano

Era la Vigilia di Natale. Aveva fatto buio presto. Peter guardava fuori dalla finestrella della mansarda di casa Azzoni, il suo rifugio segreto. La luce era spenta, e ciò consentì a Peter di godere della vista della campagna emiliana coperta di neve. Il giovane scozzese sospirò. Certo, godeva del calore, dell’affetto, del sostegno della famiglia Azzoni, ma la nostalgia di casa era forte. Intorno imperversava la guerra, che continuava più feroce che mai. Avrebbe avuto modo di trascorrere un Natale come non aveva avuti da tre anni in là. Il peggiore era stato l’anno precedente, passato in campo di concentramento. Peter cercò di scacciare il triste ricordo. Ora era lì, con attorno a sé le premure della signora Azzoni, e il profumo dei manicaretti che saliva dalla cucina gli stuzzicò piacevolmente le narici e gli ricordò che lo aspettava l’indomani uno squisito pranzo. C’erano le cure di Antonio e di suo padre, il farmacista del paese, e infine le attenzioni affettuose di Maria Grazia, la sorella di Antonio, con la quale trascorreva tante ore a chiacchierare della sua Scozia.

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GLI ULTIMI JEDI… O FORSE NO

Ho visto Episodio VIII, Gli ultimi Jedi. L’ho visto con uno sguardo particolare, quello che mi si è formato negli scorsi mesi lavorando con il caro amico Filippo Rossi alla realizzazione del nostro libro La Forza sia con voi. Inevitabile. Con Filippo abbiamo ripercorso quarant’anni di Saga, di discussioni, di emozioni, di polemiche a volte.

Gli Ultimi Jedi mi ha dunque dato delle conferme e delle sorprese. Tra le conferme, anzitutto quella che Star Wars rappresenta un tipo di cinema senza tempo. Questa Saga non è affatto usurata, ha ancora molto da dire ma allo stesso tempo ha molte cose da ricordarci. Da questo punto di vista non trovo né banali né scontati i richiami agli episodi precedenti, così come certi clamorosi ritorni, come quello di Yoda, che poi tanto clamorosi non sono. Sono conferme.

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