Star wars, un’epica del pensiero unico galattico

Tanto tempo fa…In una Galassia lontana lontana. E’ questo il famosissimo incipit della Saga di Star Wars. 

Tanto tempo fa, o meglio, quarant’anni fa, il 21 ottobre 1977, arrivava nelle sale cinematografiche italiane un film di un giovane regista, George Lucas, destinato a diventare la più grande saga di Fantascienza di tutti i tempi. La parola “fantascienza” tuttavia appare riduttiva: Star Wars, Guerre Stelllari, in realtà è un’opera in cui confluiscono Mito, Epica, Narrativa d’Avventura. Una saga mitopoietica che va oltre il cinema: il viaggio dell’eroe Luke, giovane e ingenuo, da un mondo perduto e desertico fin dentro il cuore tecnologico dell’onnipotente e malvagio Impero Galattico, evoca temi antichi ma sempre affascinanti. La “terra (galattica) è desolata” e il ragazzo è destinato a essere la speranza del rinnovamento. Nel nome della Forza, una sorta di “energia vivente dell’universo”, ma anche espressione della tensione umana verso il soprannaturale. Una Saga, quella di Star Wars, espressione del più profondo senso religioso presente nell’uomo. Così come la lotta per non cedere al Lato Oscuro. 

Questa Saga rappresenta una sorta di ultima Utopia: la sua ambientazione non è la nostra terra, nemmeno la nostra galassia, bensì un luogo cosmico “altrove”. E la sua collocazione temporale? Sembrerebbe un futuro estremamente lontano, e qualche riferimento all’epoca in cui ci si trova viene fornito, ma a volte sembra di trovarsi persino in un certo “passato”, che forse non è nemmeno il nostro passato. 

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La forza sia con voi

5 ottobre 2017 –  esce il nuovo libro “La Forza sia con voi – Storia, simboli e significati della Saga di Star Wars ” scritto da Paolo Gulisano e Filippo Rossi.

Quarant’anni fa, nel 1977, usciva nelle sale cinematografiche un film di un giovane regista, George Lucas, destinato a diventare la più grande saga di fantascienza di tutti i tempi. La parola «fantascienza» tuttavia appare riduttiva: Star Wars, Guerre Stellari, in realtà è un’opera in cui confluiscono Mito, Epica, Narrativa d’Avventura. La storia iniziale si è andata progressivamente espandendo, e siamo ormai giunti alla terza trilogia. Il libro di Paolo Gulisano e Filippo Rossi è un viaggio nei contenuti quarantennali del mondo di Star Wars, come raccontato nei film. È uno studio avvincente del mondo di Luke e Anakin Skywalker raccontato da George Lucas. Una guida alle fasi del racconto, ai temi leggendari, ai riferimenti epici di una serie di film hollywoodiani che da tempo si sono fatti ricco franchise multimediale, ma soprattutto vera e propria saga mitopoietica oltre il cinema, figlia legittima della modernità. Tra significati, simboli e storie, questo libro costituisce dunque la più completa guida all’affascinante mondo di Star Wars. Un testo per gli appassionati, per chi ha amato questa Saga, per chi voglia capirne il senso e orientarsi nelle sue complesse trame.

 

Paura Malaria, non c’entrano né clima né immigrati

La notizia della morte di una bambina per sospetta Malaria è deflagrata sui media in modo davvero clamoroso. Come accade ogni volta che si verifica un caso di malattia infettiva trasmissibile, l’allarmismo si diffonde rapidamente, accompagnato da narrazioni molto imprecise per non dire confuse.

I fatti ci dicono che una bambina trentina di quattro anni è deceduta a causa di un sospetto caso di Malaria. Questo nome è uno di quelli – come la Meningite- capaci di evocare terrori e paure ataviche.

Ma la Malaria ha delle caratteristiche ben precise, così come la storia della lunga lotta contro questa malattia che era conosciuta già ai tempi degli antichi Romani, che furono i primi ad affrontarla efficacemente attraverso opere di bonifica delle paludi. La malattia infatti è nota anche come paludismo, ed è una parassitosi – la più diffusa e letale che esista – provocata dalla puntura di un tipo particolare di zanzara, il tipo Anopheles, che trasmette con la sua puntura un parassita detto Plasmodium in grado di provocare gravi danni all’organismo, a livello epatico, renale, cerebrale.

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Incontrare Chesterton come un amico

di Giovanni Fighera

 

Assai conosciuto fino agli anni Sessanta e poi dimenticato per decenni, la figura di Chesterton è stata riscoperta in Italia come non mai negli ultimi quindici anni. I suoi testi sono stati tradotti e pubblicati, sia quelli più noti che quelli sconosciuti, un’immensa produzione che spazia dalla narrativa (ad esempio, L’uomo che fu giovedìI racconti di Padre Brown) alla saggistica fino alla miriade di articoli giornalistici che lo hanno reso il più brillante giornalista inglese del secolo scorso. 

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Qua la mano vecchio e caro Chesterton

di Luca Fumagalli

Ricordo benissimo la prima volta che lessi un romanzo di Chesterton. Fino a quel momento lo scrittore inglese era per me un nome come altri, sottratto ai cantucci più remoti della memoria solo perché mi veniva facile associarlo alla figura di Padre Brown di cui avevo sfogliato distrattamente qualche racconto al tempo della scuola. Il libro era L’uomo che fu giovedì. Credo sia uno dei testi più surreali e complessi di tutta la bibliografia chestertoniana, ma all’epoca, ovviamente, lo ignoravo. Fu una fiammata. Una pagina via l’altra e giunsi di volata al finale. Non ci capì nulla.

Mi sentivo addosso il peso di una sfida lanciatami in qualche modo da un paroliere che, a tutta prima, mi appariva in verità piuttosto pretenzioso. Troppi periodi contorti, troppi paradossi uno via l’altro, troppe involute retoriche rendevano il testo eccessivamente ponderoso, a tratti macchinoso (più tardi scoprì che molti detrattori di Chesterton la pensavano come me all’epoca). Non mi arresi. Ripresi il volumetto in mano con volontà di rivincita. Lo rilessi tutto d’un fiato. Avrei finalmente trovato il bandolo della matassa, a costo di perdere il sonno. Come prevedibile, continuai a non capirci nulla.

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Chesterton, l’uomo che usava Dio come Prozac

 

 

 

 

 

 

Libero del 19/07/2017

Con «Padre Brown» cambiò il poliziesco, il suo humour cristiano salvò dall’angoscia i lettori Un saggio filosofico delinea, a 80 anni dalla morte, il pensiero modernissimo del grande scrittore

di Caterina  Maniaci

Aveva previsto molte cose, dal potere dell’eugenetica, alle rovine che avrebbe disseminato il capitalismo selvaggio, dalle tentanzioni delle dittature alla progressiva scristianizzazione delle società «progressiste» e persino l’islamizzazione dell’Inghilterra e non solo (leggere l’illuminante L’osteria volante per credere). Forse non aveva previsto – non completamente il grande successo di un personaggio-topos per gli occidentali a venire: l’investigatore in tonaca, quel padre Brown che ha disseminato di discendenti il Novecento e anche il Duemila, fino alla tonaca svolazzante in bicicletta del don Matteo nostrano con la faccia e il fisico di Terence Hill. Stiamo parlando di Gilbert.K. Chesterton, geniale, prorompente, vitale e inarrestabile: ora in Italia viene dedicato un saggio esaustivo allo scopo di metterne in luce il pensiero, l’opera, il carisma, l’influenza che fanno di questo autore e di quel che ha fatto, vissuto e scritto una sorta di continente vasto e forse, soprattutto per noi italiani, non del tutto esplorato.

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“Vi racconto Chesterton”, l’inventore di don Matteo

di Damiano Mattana – www.interris.it

Giornalista, narratore, saggista ma anche filosofo, pensatore e, addirittura, teologo: una straordinaria varietà di talenti convogliati nella monumentale figura di Gilbert Keith Chesterton, l’intellettuale londinese che, sulla base del suo rapporto con la fede cristiana, costruì la sua enorme sfera culturale, capace di sondare l’interiorità del pensiero umano in tutte le sue sfaccettature. La sua è stata una visione profonda, poliedrica, dispensatrice di sempre nuove sorprese e soggetta alle più diverse interpretazioni, forse proprio per la sua capacità di spaziare con sapienza e saggezza attraverso tutte le sfere dell’intelletto, regalando letture approfondite dell’uomo anche attraverso la creazione di personaggi come padre Brown, il prete investigatore “progenitore” del nostrano Don Matteo. È possibile racchiudere in un’opera una tale grandezza spirituale e cognitiva? Raccontare in un volume l’incredibile vastità culturale di una figura che, a cavallo fra l’800 e il ‘900, seppe interpretare al meglio i timori dell’uomo verso la modernità e renderle parte di una sofisticata ricerca della verità cristiana? È quanto abbiamo chiesto a Paolo Gulisano, saggista e autore, assieme a don Daniele De Rosa, del libro “Chesterton – La sostanza della fede”.

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Ecco gli aborti causati dalla contraccezione

Nel 2016, emerge dai dati, il 51% delle 60.592 donne che si sono rivolte al Bpas per abortire stava utilizzando almeno una forma di contraccezione quando è rimasta incinta. E il 24%, circa 15.000, ovvero un quarto, stavano usando quelli che sono considerati i metodi contraccettivi più efficaci, ovvero quelli ormonali come la pillola, il cerotto o l’anello vaginale. Inoltre chi ha utilizzato questi metodi ha avuto in media aborti in una fase successiva della gravidanza rispetto ad altre donne, poiché non si aspettava che la contraccezione fosse fallita. Nessun metodo, sottolinea il report, è efficace al 100%. Eppure le pillole contraccettive sono considerate di gran lunga il modo più popolare di “proteggere” contro una gravidanza indesiderata tra le donne, ma la loro efficacia è valutata dagli esperti intorno al 91%: ovvero su 100 donne che la usano 9 restano comunque incinta.

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Lo Stato vaccina per il “bene del popolo”

Si avvia alla conclusione l’iter parlamentare riguardante il Decreto Lorenzin sulle vaccinazioni, un tema che ha acceso gli animi e che ha visto una certa radicalizzazione dello scontro politico con una ricaduta conseguente sull’opinione pubblica, portata ormai purtroppo a schierarsi manicheisticamente da una parte o dall’altra, senza preoccuparsi troppo di usare il proprio cervello. Per rendersene conto basta leggere i commenti lasciati da molti lettori sui social network o sui forum dei siti per rendersi conto di quale polverone sia stato sollevato in merito alle vaccinazioni.

Questo giornale ha sempre espresso una linea ben precisa: non si tratta di mettere in discussione i benefici venuti da questo tipo di pratica medica, ma di valutare con attenzione l’uso che delle vaccinazioni si sta facendo, e di vigilare anche su certe pratiche vaccinali che sottendono determinate visioni ideologiche, come la vaccinazione contro il Papilloma Virus che potrebbe fornire la falsa sicurezza di essere immuni da malattie a trasmissione sessuali invitando implicitamente a comportamenti sempre più trasgressivi. E non da ultimo, la vaccinazione dovrebbe essere sempre proposta e mai imposta, rispettando la responsabilità genitoriale alla quale lo Stato non si deve sostituire.

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