Ricognizioni secondo me

Quando ero bambino ero un grande appassionato di Aeronautica Militare. Sapevo letteralmente tutto dei velivoli della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. Tra i vari apparecchi, avevo una grande ammirazione per gli agili e affascinanti caccia, come lo Spitfire, ma provavo anche una notevole simpatia per i ricognitori, questi aerei piccoli, lenti, disarmati, che volavano oltre le linee nemiche per osservare, localizzare, fotografare. 

I piloti di questi ricognitori erano dotati di grande coraggio, determinazione, ostinazione. Il loro compito era strategicamente vitale, anche se nessuno di loro poi si prendeva i meriti dei celebrati assi. Un lavoro difficile e ingrato, ma qualcuno doveva pur farlo, rischiando moltissimo, perché nel caso in cui fossero stati scoperti dai caccia avversari, ci sarebbe stato ben poco da fare. Per non parlare della contraerea nemica da terra. 

All’inizio di questa nuova avventura editoriale che è Ricognizioni, mi sento più che mai simpatetico e affine ai piloti dei vecchi ricognitori. Il nostro è un compito simile al loro. In più, a peggiorare le cose, le linee di confine con il territorio del nemico si sono molto ridotte. E poi c’è un fuoco amico sempre meno occasionale e involontario. Bisogna essere coraggiosi per compiere ricognizioni, per individuare e segnalare i punti critici dove agiscono e si concentrano le forze ostili, ma bisogna farlo.

Il nostro è un tempo in cui prendersi dei rischi. Calcolati, certo. Senza rinunciare alla sacrosanta virtù della prudenza, da non confondersi però con pavidità e calcolo. Compiremo queste ricognizioni per i nostri lettori. Forniremo tutte le indicazioni utili. Cercheremo di non farci abbattere. A bordo.

Paolo Gulisano

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