
Non ricordo come dieci anni fa l’amico Aldo Maria Valli diede le ragioni della nascita del suo blog. Da parte mia però pensai che avesse bisogno di uno spazio molto più libero di quello che gli concedeva la Rai per poter dire parole chiare sulla Chiesa. Era appena finito il 2015, un anno fondamentale, ormai l’abbiamo compreso per il pontificato bergogliano: era stata pubblicata l’enciclica «Laudato si’», che esplicitava le preoccupazioni del papa per l’ecologia, e che invitava alla cura della casa comune, la Terra, esortando a un dialogo ecologico e interreligioso.
Inoltre l’8 dicembre si era aperto un anno giubilare speciale, con il quale si volevano celebrare i cinquant’anni della conclusione del Concilio Vaticano II e dedicato alla misericordia: si era capito che Dio perdona tutto e tutti, senza particolari impegni al pentimento e alla conversione, e che il peccato consiste solo in alcuni comportamenti socialmente non corretti, come la mancata accoglienza dei migranti.
Questa era dunque la situazione della Chiesa nel momento in cui Valli, vaticanista di lungo corso, diede vita al suo blog, di cui personalmente divenni subito lettore, e non solo per l’amicizia che mi lega ad Aldo da molti anni. Amicizia preceduta da una conoscenza di lui attraverso gli articoli di «Studi cattolici», i suoi libri, la sua attività prima al Tg3 e poi al Tg1. Poi era venuto un incontro diretto, e un’amicizia nella quale non si parlava soltanto della Chiesa e della società, ma anche – e molto – di sport, soprattutto il basket, che è la nostra grande comune passione.
Per me le pagine di «Duc in altum» sono un vero e proprio percorso di vita all’approfondimento della fede in Cristo. È lui solo che può dare risposte alle nostre domande, alla nostra ricerca di verità.
Il cristianesimo non è semplicemente l’osservanza di un insieme di regole e di leggi, e su questo Valli dà una forte testimonianza di un tradizionalismo che non diventa mai giansenismo, come in diversi esponenti conservatori, ma è l’annuncio della salvezza portata ad ogni persona da Gesù Cristo.
La missione della Chiesa, chiamata a continuare l’opera stessa di Cristo, è quella di crescere, di volgersi in alto, come ci ricorda il nome del blog, da piccolo seme fino a diventare un grande albero, capace di coprire con le sue fronde l’intera umanità. Sin dai tempi apostolici prosegue senza sosta la sua missione salvifica all’interno dell’universale famiglia umana.
In questo preciso contesto storico e sociale, che è quello in cui Dio ci ha posto e dal quale non possiamo in alcun modo estraniarci, custodire il seme, il buon seme, e permettergli di crescere e dare frutto è oggi il principale compito, ed è quello che «Duc in altum» sta facendo da dieci anni.
Il blog di Aldo Maria Valli mette in luce la stretta relazione tra le verità centrali della fede cristiana e la vita spirituale. Non sono verità astratte e speculative, ma sono verità capaci di illuminare l’intelligenza umana e orientare il cuore. Considerare attentamente e contemplare con amore l’esistenza di Dio, la sua provvidenza, le perfezioni divine come la semplicità, la bontà, la sapienza e la misericordia di Dio, sono azioni decisive per orientare la nostra esistenza e condurla verso la felicità e verso l’eternità beata.
Come dice un grande vescovo e teologo, l’americano Fulton Sheen: «Una scatola piena di sabbia non può essere riempita d’oro; un’anima colma fino a scoppiare del proprio ego non potrà mai essere riempita di Dio. Non c’è limite da parte di Dio al possesso di un’anima; essa sola può limitare la sua venuta, così come una tendina limita la luce. Quanto più vuota è l’anima, tanto maggiore è in essa lo spazio per Dio. C’è un rapporto intrinseco tra l’umiltà di Maria e l’Incarnazione in Lei del Figlio di Dio. È divenuta ora il tabernacolo del Re dei cieli, che i cieli non potrebbero contenere».
Sono parole in grado di far comprendere meglio l’infinita grandezza di Dio, il valore assoluto dell’unico necessario, del nostro fine ultimo e della nostra santificazione. Esse soprattutto hanno per scopo di insistere sul carattere assoluto e sommamente vivificante della verità piena mente rivelata da nostro Signore Gesù Cristo e da sempre proposta dalla Chiesa.
«Duc in altum» può dare ai lettori un metodo, che è quello indicato dalla parabola della casa costruita sulla roccia, una delle più belle parabole del Vangelo, che ci insegna l’importanza di costruire una vita in obbedienza agli insegnamenti e sull’esempio di Gesù.
Bisogna guardare in alto, tendere verso l’alto, desiderare cose grandi, ma avere i piedi ben piantati sulla solida terra.
Realismo coniugato con idealismo.
Case sulla roccia devono essere costruite anche oggi, e nonostante le difficoltà sono possibili. È quanto testimoniato da questo blog.
Paolo Gulisano
