THOMAS BECKET E L’ASSASSINIO NELLA CATTEDRALE

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Nel corso del 2025, si è ricordato il sessantacinquesimo anniversario della morte di Thomas Eliot: un gigante della cultura del Novecento, uno scrittore che ha segnato la storia della letteratura, un grande  maestro cristiano.

C’è un altro anniversario significativo riguardante il grande letterato anglo-americano: il 90° anniversario della pubblicazione di uno dei suoi capolavori: Assassinio nella cattedrale , un dramma in versi rappresentato nel 1935, che racconta il martirio dell’Arcivescovo di Canterbury, primate d’Inghilterra, Thomas Becket, avvenuto il 29 dicembre del 1170 nella Cattedrale di Canterbury, durante il regno di Enrico II d’Inghilterra.

REALIZZAZIONE DELL’OPERA

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Per realizzare l’opera teatrale l’autore si basò in gran parte sugli scritti di un monaco testimone oculare dell’evento, Edward Grim.

L’opera teatrale è divisa in due parti separate da un interludio. La prima parte è ambientata nella sala dell’arcivescovo ed ha inizio il 2 dicembre 1170. Si apre con un coro cantante premonitore di eventi violenti. Il coro svolge, sullo stile del coro del teatro greco antico, un ruolo chiave all’interno del dramma, e muta durante lo svolgimento del dramma, in maniera tale da sottolinearne e giuntarne le differenti fasi.

L’azione del dramma si sviluppa nei giorni che precedettero il 29 dicembre 1170, registrando cronologicamente gli eventi dei fatti  che portarono al martirio di Thomas Becket.

Chi era l’arcivescovo, proclamato santo dalla Chiesa Cattolica, che aveva tanto colpito l’anglicano Eliot?

THOMAS BECKET: IL SACERDOTE DI DIO

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Nato a Londra nel 1118 da una famiglia di origine normanna, Tommaso fin da giovane fu avviato alla carriera ecclesiastica. Formatosi nell’abbazia di Merton, studia in seguito in Francia e all’università di Bologna e si distingue ben presto per le sue qualità intellettuali. Nel 1154 diviene arcidiacono della diocesi di Canterbury e l’anno dopo, il nuovo re d’Inghilterra Enrico II lo nomina cancelliere del regno, ovvero Ministro della Giustizia. Tommaso era l’uomo di fiducia del re, che viveva una vita agiata e non disdegnava simboli e privilegi del potere. Tuttavia, il futuro Santo non mancava di essere generoso verso i poveri e mostra una libertà interiore anche di fronte al sovrano.

La svolta nella vita di Tommaso Becket avviene nel 1161 quando accetta di diventare arcivescovo di Canterbury. Quella nomina è fortemente caldeggiata dal re Enrico II che mai avrebbe pensato di trovare un fiero avversario in quello che una volta era il suo più stretto collaboratore. Tommaso è ora servitore di un signore ben più grande del re di uno Stato terreno. Il contrasto si acuisce quando Enrico II vuole limitare attraverso una legislazione apposita la libertà e l’indipendenza della Chiesa.  A Tommaso viene chiesto di firmare un documento che limita le prerogative della Chiesa, ma l’imposizione viene rifiutata con decisione: “Nel nome di Dio onnipotente, non porrò il mio sigillo”. L’amico di un tempo diventa così, agli occhi del re, un acerrimo nemico. Tommaso Becket fu ucciso barbaramente a coltellate all’interno della sua cattedrale. E’ il 29 dicembre 1170. Si narra che alla domanda degli assassini “Dov’è Thomas il traditore?” abbia risposto: “Sono qui, ma non sono un traditore, bensì un vescovo e sacerdote di Dio”.

MARTIRE E SERVO DI CRISTO

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Quello che era stato un uomo di potere, abituato al comando, era morto da servo di Cristo e martire pur di non rinnegare la fede e di custodire la libertà della Chiesa Cattolica.

 La commozione suscitata da questa uccisione fu immensa, ben oltre i confini dell’Inghilterra, tanto che solo tre anni dopo, il 21 febbraio del 1173, Papa Alessandro III lo elevò all’onore degli altari.

La vicenda di Thomas Becket è raffigurata magistralmente nell’opera di Eliot, in cui emerge il tema della contrapposizione fra potere civile e potere spirituale.

Particolarmente emozionante è il finale, quando di fronte agli arroganti cavalieri, sicari del Re,  Becket ribadisce di essere disposto a morire. Il coro accompagna con il suo mesto canto la scena, preannunciando il tragico finale. Becket è nella cattedrale quando i cavalieri vi fanno irruzione e lo uccidono. Il dramma si chiude sui versi in cui i cavalieri giustificano il proprio operato sostenendone la pretesa necessità di impedire alla Chiesa di minare la stabilità del potere dello Stato.

THOMAS S. ELIOT: UN GRANDE POETA E DRAMMATURGO

Foto Londonita – Thomas S. Eliot

Martire della fede e della libertà: questo è per Eliot l’Arcivescovo di Canterbury (un titolo poi usurpato dalla Chiesa Anglicana). Un esempio che attraversa i secoli. Eliot scrisse quest’opera in anni in cui le dittature – nazionaliste e comuniste- sembravano prendere il sopravvento. A fronte delle ambizioni di dominio di queste ideologie, Eliot scrisse anche uno straordinario saggio: “L’idea di società cristiana”.

In quest’opera il grande poeta e drammaturgo inglese descrive il suo progetto di società cristiana: non una società di santi, ma di uomini il cui cristianesimo abbia dimensione comunitaria prima che individuale, in cui sia garantito il rispetto del diritto e della verità naturali per permettere a tutti gli uomini di vivere secondo giustizia e di operare per la realizzazione di sé e del bene comune.

Eliot aveva la convinzione che parole e idee possono cambiare il mondo: la buona letteratura, la buona poesia, la buona opera d’arte può compiere una metamorfosi nell’uomo: dà a esso la capacità di compenetrare a fondo il presente della sua esistenza, tenta di dare un ordine al caos indiscriminato della storia.

Questo fu proprio il suo obiettivo: riportare ordine nel caos della cultura di inizio secolo, e perfino nel cuore dell’uomo. In particolare, Eliot rivolse il suo sguardo alla Tradizione.

Il conservatorismo, di cui Eliot era uno dei più eminenti esponenti, inteso finora solo come controrivoluzione, si aprì ad una nuova dimensione, da una parte più dinamica, dall’altra guardando alla Tradizione, classica e cristiana. Eliot scrisse:

“È ora di abbandonare l’opinione che il cristiano debba considerarsi soddisfatto solo perché gode della libertà di culto e non è soggetto ad alcuna discriminazione a causa della sua fede. Per quanto settario io possa sembrare, dirò che non vi è null’altro che possa soddisfare il cristiano se non una organizzazione cristiana della società”. 

Una missione che anche oggi, nella società liquida postcristiana, deve essere fatta propria – sull’esempio di san Thomas Becket- da ogni credente.

Paolo Gulisano

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