La tradizione e la sua forza generativa

TRADIZIONE E CULTURA: UN LIBRO E UN CENTRO STUDI

Giovedì 11 dicembre, presso la Pontificia Università della Santa Croce di Roma, si è tenuta la presentazione di Tradizione e Cultura, il nuovo volume curato dal Centro Culturale Sunodia e dal Comitato Tecnico Scientifico UCID, che raccoglie i saggi di studiosi, giuristi, filosofi, economisti e intellettuali tra cui Salvatore Abbruzzese, Domenico Airoma, Gianfranco Amato, Francesco Botturi, Massimo Bufacchi, Luisa Capitanio Santolini, Maurizio Cinelli, Silvia Guidi, Paolo Gulisano, Maurizio Longhi, Giovanni Maddalena, Riccardo Pedrizzi, Salvatore Sfrecola, Bruno Sconocchia, Davide Rondoni e Paola Maria Zerman.

Il volume Tradizione e Cultura edito da Cantagalli evidenzia il valore di una riflessione corale e interdisciplinare, capace di restituire alla tradizione la sua forza generativa.

Il testo propone un’articolata riflessione sulla tradizione come realtà viva e dinamica, articolata in due sezioni: una prima parte teorica, dedicata ai fondamenti metafisici e storici del concetto, dai profili ontologici a quelli epistemologici e di verità, e una seconda parte che indaga l’incidenza della tradizione in ambiti decisivi della vita contemporanea: famiglia, educazione, lavoro, sanità, economia, credito cooperativo, politica, diritto, arte e persino il lutto.

Il tema della tradizione, spesso percepito come anacronistico, rappresenti invece una chiave interpretativa essenziale per comprendere la complessità del nostro tempo. A ribadirlo, in particolare, è stato Riccardo Pedrizzi, tra i promotori del progetto editoriale e del nascente Centro Studi sulla Tradizione.

Pedrizzi ha richiamato la necessità di recuperare la tradizione non come nostalgia del passato, ma come criterio di continuità tra passato, presente e futuro. Senza tradizione, ha osservato, viene meno la capacità di leggere la realtà e di affrontare la crisi culturale e spirituale dell’Occidente. «Rivalutare la tradizione non significa rimpiangere ciò che è stato, ma discernere ciò che nel passato è morto e ciò che può essere trasmesso nel presente e nel futuro», ha affermato, richiamando il pensiero di Pio XI sul rapporto tra osservazione della realtà e azione sociale.

Il nuovo Centro Studi, nato in collaborazione con l’Avvocato Bruno Sconocchia ,intenda offrire strumenti culturali e interpretativi utili per orientarsi nella contemporaneità, individuando proprio nella perdita dell’idea di tradizione una delle cause remote della crisi dell’Europa e dell’Occidente. La tradizione non è un residuo superato del passato, ma un criterio di interpretazione, e proprio da questo presupposto si muove il lavoro avviato dal Centro Studi sulla Tradizione,

Presentando il volume, Sconocchia ha chiarito come la tradizione non sia un sistema statico né un retaggio da applicare meccanicamente, ma una realtà viva, capace di rigenerarsi nel presente attraverso processi creativi di trasmissione. Ha individuato nella memoria il punto di partenza: non come accumulo passivo di elementi del passato, ma come insieme di principi vivi, elaborati nel tempo dalle comunità e continuamente reinterpretati per rispondere a nuove situazioni storiche e sociali.

La tradizione, ha sottolineato, non opera in modo supino o irriflesso: richiede consenso, accoglienza e rielaborazione da parte di chi la riceve, trasformandosi così in cultura. Proprio questa dimensione dinamica e creativa la rende uno strumento attuale e capace di incidere in campi essenziali della vita umana, dall’economia al diritto, dalla socialità all’educazione.

La tradizione deve essere fonte di senso, ispirazione e libertà, aprendo alla persona prospettive nuove attraverso un necessario lavoro di interiorità, spesso trascurato nella cultura odierna.

La tradizione non è solo un’eredità da conservare per pura memoria, bensì una risorsa culturale che orienta il presente e apre al futuro: un modo di abitare la modernità con consapevolezza.

Paolo Gulisano

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