
Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica International Journal of Innovative Research in Medical Sciences documenta il nesso tra la vaccinazione anti-Covid e l’insorgere della patologia. Un aumento esponenziale osservato sul campo da molti medici anche in persone giovani, sane e sportive.
I vaccini a mRNA contro il Covid-19 sono associati allo sviluppo di un’ampia gamma di malattie autoimmuni. Non è più un sospetto, ma una certezza documentata da vari studi. L’ultimo è una ricerca i cui risultati sono stati pubblicati negli scorsi giorni in un articolo della rivista scientifica International Journal of Innovative Research in Medical Sciences (IJIRMS) (Vol 11, Numero 03, 20 marzo 2026). Lo scopo di questo studio, condotto negli Stati Uniti, era esaminare la polimialgia reumatica (PMR), esaminare i rapporti di PMR nel database governativo che monitora la sicurezza dei vaccini e valutare la potenziale associazione tra PMR, vaccinazione contro il Covid-19 e livelli di anticorpi della proteina spike.
La polimialgia è una malattia molto invalidante, che si presenta con dolori muscolari prossimali bilaterali debilitanti e rigidità, colpendo in modo più evidente spalle, collo e cintura pelvica. L’insorgenza dei sintomi è insidiosa e include rigidità mattutina prolungata di diverse ore, stanchezza sistemica, perdita di peso. È esperienza sul campo di molti medici dal 2021 l’aver assistito ad un aumento esponenziale di tali sintomatologie, anche in persone giovani, sane e sportive.
I dati dello studio sono stati ottenuti dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) degli Stati Uniti e dalla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti.
I risultati dicono che sono stati segnalati 2.227 casi di PMR dopo la vaccinazione contro il Covid nei 61 mesi successivi all’introduzione del vaccino. In confronto, sono stati segnalati 233 casi dopo la vaccinazione antinfluenzale e 526 casi dopo tutti gli altri vaccini combinati in un periodo di 433 mesi.
Questi dati statistici e la loro coerenza con i casi clinici osservati e i meccanismi immunoinfiammatori biologicamente plausibili suggeriscono la necessità di una maggiore consapevolezza clinica della PMR che si verifica temporalmente dopo la vaccinazione contro il Covid. Questi risultati corroborano altre ricerche che documentano l’insorgenza della PMR dopo la vaccinazione contro il Covid-19 e la via fisiopatologica per l’autoimmunità indotta dalla proteina spike. Le ricerche future dovrebbero dare priorità alla validazione dei saggi diretti per la rilevazione della proteina spike.
Sono inoltre necessarie ulteriori indagini per chiarire il ruolo delle vaccinazioni contro il Covid-19 e della proteina spike nella patologia muscoloscheletrica e per valutare strategie preventive e terapeutiche. L’mRNA sintetico che codifica la proteina spike, senza meccanismi regolatori intrinseci per spegnere l’espressione proteica, porta a una produzione prolungata della proteina spike. Si ipotizza che ciò contribuisca all’accumulo di proteine spike, livelli persistenti elevati di anticorpi e infiammazione grave in tutto il corpo, con conseguenze cliniche preoccupanti in quasi ogni sistema d’organo.
Ormai è evidente che la proteina spike fatta produrre dal vaccino possiede gravi effetti infiammatori in tutto il corpo e la capacità di superare barriere fisiologiche, inclusa la barriera emato-encefalica, le barriere emato-testiformi e ovarie, e la barriera placentare.
Oltre alle manifestazioni reumatologiche, sono state segnalate complicazioni ortopediche in associazione al Covid-19 e all’esposizione alla proteina spike, anche se possono essere sottoriconosciute nelle discussioni cliniche e nella letteratura medica. È stato ipotizzato che l’esposizione alla proteina spike—sia legata a infezioni virali che vaccinazioni—possa contribuire a disfunzioni endoteliali e trombosi microvascolare, potenzialmente influenzando l’integrità del tessuto muscoloscheletrico e i meccanismi di riparazione. È plausibile che la presenza di alti livelli di proteina spike contribuisca non solo a lesioni acute, ma anche a un ritardo nella guarigione.
Numerosi studi di caso peer-reviewed hanno documentato un’associazione tra miosi infiammatoria e vaccino, oltre a fenomeni autoimmuni e, in misura minore, a malattie autoimmuni palesi che coinvolgono tessuti ematologici, del sistema nervoso centrale, epatici e endocrini. Ci sono anche prove crescenti che i vaccini a mRNA possano influire gravemente sulla funzione mitocondriale, che portano all’amplificazione dell’infiammazione, la riorganizzazione del metabolismo energetico con una riduzione della produzione di ATP tissutale, con conseguente sensazione di grave debolezza.
Ci si augura che davanti a queste evidenze il negazionismo a oltranza riguardo i danni del vaccino possa finalmente finire, agevolando i percorsi di cura delle persone danneggiate.
Paolo Gulisano
https://lanuovabq.it/it/polimialgia-reumatica-e-vaccino-confermata-la-correlazione
