Don Dolindo Ruotolo, campione di umiltà

DON DOLINDO CAMPIONE D’UMILTÀ (DI CLAUDIO CIRCELLI, EDIZIONI IL SEGNO 2025)

Quello di don Dolindo Ruotolo è un nome che negli ultimi anni sta diventando sempre più noto.

Ai pellegrini napoletani che si recavano a san Giovanni Rotonda da Padre Pio, il santo di Pietrelcina diceva: “che venite qui a fare? avete un santo in casa”, e intendeva proprio quell’umile sacerdote napoletano, e dava loro dei tarallini benedetti da portare agli ammalati seguiti e aiutati da don Dolindo.

A questa straordinaria figura di sacerdote ha dedicato un libro Claudio Circelli, anch’esso partenopeo, insegnante, giornalista, divulgatore delle buone notizie cristiane.

Il libro si intitola Don Dolindo campione d’umiltà, edito da Il Segno. Il professor Circelli si occupa da anni di don Dolindo, facendone conoscere diversi aspetti delle opere e della personalità.

In questo agile volume pone la propria attenzione su una virtù praticata dal sacerdote di Napoli: l’umiltà. Una virtù importantissima. Se è vero – come scrive Circelli- che la carità è la regina delle virtù, l’umiltà è certamente la più bella e la più toccante.

Nel Servo di Dio don Dolindo questa virtù era vissuta in modo eroico. Una virtù coltivata fin da bambino.

Dolindo Ruotolo era il quinto degli undici figli di Raffaele, ingegnere e matematico, e Silvia Valle.

Ebbe un’infanzia difficile per i problemi di salute e per i problemi economici cui andò incontro la sua famiglia, aggravati dalla separazione dei genitori, avvenuta quando Dolindo aveva quattordici anni, un dolore lancinante. Tuttavia, fu proprio nell’adolescenza che Dolindo – il cui nome si richiama al dolore- avvertì la vocazione religiosa. Voleva diventare missionario, sognava di andare a portare il Vangelo in Cina, ma dopo la sua ordinazione avvenuta nel 1905 fu destinato prima a Taranto e poi al seminario di Molfetta dove insegnò e lavorò per la riforma del seminario stesso. Il 29 ottobre 1907 fu richiamato a Napoli, e fu sospeso a divinis, accusato di essere un “eretico formale e dogmatizzante”. In seguito venne convocato a Roma per sottoporsi al giudizio del Sant’Uffizio, e dopo quattro mesi di inchiesta, nei quali don Dolindo difese le sue posizioni, che corrispondevano alla retta dottrina, fu sospeso a divinis e costretto a sottoporsi a perizia psichiatrica, dalla quale, tuttavia, risultò sano di mente. Il 13 aprile 1908 fu convocato a Napoli dai superiori della congregazione, che lo espulsero e addirittura lo sottoposero a un esorcismo. Si trasferì a Rossano, in Calabria; l’8 agosto 1910 la richiesta di revisione della sospensione ebbe esito positivo e fu riabilitato, dopo due anni e mezzo di sospensione. Per la seconda volta, nel dicembre 1911, venne convocato a Roma e poi rimandato a Napoli nel 1912. Subì un processo nel 1921, fu condannato e nuovamente allontanato. Venne definitivamente riabilitato il 17 luglio 1937. La Chiesa riconobbe che le sentenze precedenti non erano appropriate.

Probabilmente le incomprensioni e le ingiustizie subite erano conseguenza di debolezze umane da parte dei superiori, quali l’invidia.

Don Dolindo accettò tutto in silenzio, visse ogni prova come una purificazione della sua fede. Il libro di Claudio Circelli racconta e testimonia molti episodi in cui questa straordinaria umiltà fu mostrata. Il suo celebre motto era: Gesù, pensaci tu.

La sua vita di sacerdote proseguì a Napoli, fino alla sua morte avvenuta nel 1970. Dieci anni era stato colpito da un ictus che gli aveva immobilizzato il lato sinistro del corpo.

Oggi sempre più fedeli  si recano presso la sua tomba, nella chiesa di san Giuseppe dei vecchi,  per ricevere, attraverso la sua intercessione, grazie spirituali e materiali.

Paolo Gulisano

https://www.informazionecattolica.it/2026/04/12/don-dolindo-ruotolo-campione-di-umilta/

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