POUND – PASOLINI: QUANDO IL DIALOGO E’ POSSIBILE

DUE ARTISTI, TANTO DIVERSI, MA TANTO IN CERCA DELLA VERITÀ 

È da qualche giorno nelle librerie un testo di Luca Gallesi, il maggior esperto italiano di Ezra Pound, dal titolo “Pound e/o Paolini”, edito da Ares.

Il titolo richiama un testo dello stesso Pound, Jefferson e/o Mussolini, un libro “scandaloso” perché accostava la figura dell’autocrate italiano a quella del secondo Presidente degli Stati Uniti e padre della patria americana Thomas Jefferson.

Pound fu un grande poeta, un maestro, ma allo stesso tempo un intellettuale scomodo: la sua vicenda umana si intreccia con quella di altri grandi della Letteratura del XX Secolo, da William Butler Yeats a Thomas S. Eliot, da Joyce a Hemigway, da Robert Lowell a Hilda Doolittle. la grandezza dell’impegno artistico che Pound si era assunto: un grandioso progetto di trasformazione e rifondazione della società Pound sentiva che l’America aveva bisogno dei classici. 

E se per l’America desiderava questa scoperta, questo ricollegarsi alle proprie radici classiche europee, per l’Italia quello che sognava era un nuovo Rinascimento, un rifiorire delle Arti, dell’amore per il Bello.

Amante di Dante e ancor più di Guido Cavalcanti, sognava un ritorno alla grandezza medievale e rinascimentale. Forse era troppo ambizioso, o forse era un sognatore, ma Pound ci ha lasciato nella sua opera queste visioni , queste speranze.

Non illusioni: sapeva bene che il nostro mondo è segnato dal male, dalla Caduta, che non può più essere un Paradiso Terrestre. Proprio per questo aveva a cuore la realtà, la condizione concreta umana, e proprio per questo si dedicò a studiare attentamente i meccanismi della finanza e dell’economia che schiacciano l’uomo. Quell’usura contro cui combattè a lungo. Una contrapposizione che gli valse l’accusa di fascismo e antisemitismo.

In realtà Pound non identificò mai gli usurai con gli Ebrei, ma vide la radice di questo male nel Peccato Capitale dell’avarizia. Non a caso tra gli italiani uno dei suoi più grandi e fedeli amici fu l’ebreo milanese Vanni Scheiwiller, giornalista critico d’arte ed editore.

E in Italia il grande scrittore dopo la prigionia in America del dopoguerra venne a trascorrere gli ultimi anni di vita, in un triste e solitario esilio. Alla sua solitudine venne strappato in pochissime occasioni, tra le quali quella che Gallesi racconta in questo breve ma interessantissimo libro: l’intervista televisiva registrata con Pier Paolo Pasolini nel 1967.

Non ci fu tra i due intellettuali nessun “patto”, nessuna convergenza di idee, ma ci fu un incontro autentico tra due artisti, tanto diversi, ma tanto in cerca della Verità. 

Inizialmente, e questo è molto significativo, Pasolini disprezzava Pound, intossicato dal suo antifascismo di prammatica in un esponente di Sinistra. 

L’antifascismo negli anni ’60 si stava risvegliando, dopo gli anni del boom economico che erano stati il motivo principale dell’acquietarsi dei furori politici. Sarebbe poi esploso col ’68. 

In particolare dalla Sinistra Estrema vedeva nell’esito della guerra civile e nella nascita della Repubblica una sorta di “vittoria mutilata, e iò che i partigiani avevano iniziato, andava portato a termine, ovvero la rivoluzione comunista. Come sappiamo, il ‘68 venne abilmente trasformato in una rivoluzione dei costumi, negli Stati Uniti, in Inghilterra e in tutto l’Occidente. E questo Pasolini fu tra i primi a comprenderlo. 

Pierpaolo Pasolini dedicò grande attenzione e impegno al tema del discernimento di questi processi, e ci mise in allerta più di 50 anni fa sull’instaurarsi di un “nuovo Potere” che attraverso l’imposizione dell’edonismo – il culto del piacere legato al consumo – stava perpetuando una forma di omologazione senza precedenti e dalle conseguenze devastanti. E mentre ci mettevamo a posto la coscienza dividendoci in buoni e cattivi, progressisti e conservatori, cattolici e mangiapreti, un nuovo fascismo prendeva forma: un fascismo “americanamente pragmatico”, il cui fine è la riorganizzazione e l’omologazione brutalmente totalitaria del mondo. 

Ma non fu tanto su queste tematiche che Pound e Pasolini svilupparono il loro dialogo davanti alle telecamere. Fu un incontro che, come ci racconta il libro, ebbe come oggetto la poesia e i valori che essa veicola: i sentimenti, le emozioni, vizi e virtù. Fu l’arte a fare da terreno di incontro, mostrando come essa possa unire uomini anche tanto diversi. Un’arte non fine a se stessa, ma chiamata a fare emergere l’umanità più profona. 

Pound e Pasolini si incontrarono per qualche breve, straordinaria ora, poi le loro strade non si incrociarono mai più, ma in quella trasmissione televisiva lasciarono una testimonianza- oggi raccolta- di quello che può accedere quando uomini autentici si incontrano e si parlano. 

Paolo Gulisano

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