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LETTURE/ L’Utopia di Tommaso Moro e “l’altrove” che aiuta la realtà

St.-Thomas-MoreTra i tanti anniversari che si celebrano quest’anno (penso a Shakespeare e a Cervantes), abbiamo la pubblicazione (nel 1516) di un libretto rinascimentale in latino, Utopia di Thomas More.

Fiumi d’inchiostro sono stati dedicati all’interpretazione del messaggio: che voleva dire, il futuro santo e martire, parlandoci di una comunità ideale (e pagana) che viveva secondo ragione e virtù?  Individuare una risposta anche parziale richiederebbe, ovviamente, troppo spazio. Segnalerei dunque solo due o tre cose.

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Guerra sui vaccini: meglio prevenire che punire

vacciniHa suscitato un certo scalpore il documento della Federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo) in merito ai medici che sconsigliano le vaccinazioni, nei confronti dei quali si potrà arrivare a provvedimenti disciplinari, compreso quello estremo della radiazione dall’Albo professionale, con la conseguente impossibilità a svolgere l’attività medica. Un documento che ha fatto immediatamente discutere, con toni non propriamente garbati. Il documento stesso usa termini pesanti per squalificare chi mette in dubbio l’utilità e l’efficacia dei vaccini. “imbonitori di turno”, “complottisti”, “invenzioni truffaldine”, “ciarlatani”. Da parte loro, gli antivaccinali denunciano con toni forti, attraverso il Comilva, coordinamento del movimento italiano per la libertà delle vaccinazioni, il tentativo di “mettere il bavaglio agli oppositori del sistema vaccinale, attraverso azioni di stampo squadristico e di manipolazione dell’informazione”. Siamo alle solite: toni sopra le righe, uso di immagini demonizzanti, dai ciarlatani agli squadristi, accusa questa piuttosto grottesca tenendo anche conto che il Fascismo fu una delle prime ideologie ossessionate dal salutismo. E peggio ancora ha fatto il Ministro della Salute, che ha salutato entusiasticamente il documento della Fnomceo a suo avviso essenziale per sconfiggere “la piaga della paura medievale della vaccinazione”. Medievale? Ma la bionda ministra lo sa che le vaccinazioni sono nate nel ‘700? Quale paura ci poteva essere dei vaccini nel Medioevo? Ma questa età, si sa, per certe mentalità refrattarie allo studio dei documenti e dei fatti è sempre sinonimo di arretratezza culturale.

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Tommaso Moro: testimoniare con grazia

St.-Thomas-MoreIl mondo non sopporta Cristo, e non sopporta i suoi discepoli, coloro che cercano di seguirlo, di imitarlo, di vivere come Lui ha insegnato. Questo è un dato inoppugnabile della storia. Spesso la Chiesa stessa sembra dimenticarlo, vuoi perché protesa ad abbracciare il mondo, vuoi perché convinta di avere ormai realizzato i propri obiettivi nella realizzazione di Stati “cristiani”. Accadde così anche 500 anni fa, quando un grande santo, un martire, un testimone della Fede pieno di umorismo, forte di una fede salda e lieta, offrì la propria vita per non cedere alle pretese del mondo. Era l’inglese Tommaso Moro. Ma prima ancora di salire sul patibolo, Moro lanciò nella storia un messaggio che dopo mezzo millennio è ancora del tutto attuale. Si trattava di un’opera di fantasia, intitolata Utopia. Inventò il termine utilizzando il greco antico: un “non-luogo”, un luogo inesistente.

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Irlanda: A cento anni dalla rivolta di Pasqua. Intervista a Paolo Gulisano

Per l'onore d'IrlandaIl 2016 corrente vede cadere il centenario della grande rivolta di Pasqua dell’Irlanda contro il Regno Unito e l’inizio del processo che avrebbe portato all’indipendenza dell’isola ma anche allo scoppio di una cruenta guerra civile e al sorgere dell’annosa, e ancora irrisolta, questione nord-irlandese. Domus Europa ne parla con Paolo Gulisano, autore del successo editoriale Per l’onore d’Irlanda. L’insurrezione irlandese del 1916 (Edizioni Il Cerchio, 2016).

A cura di Nicolò Dal Grande.

Il 1916 rappresenta una data fondamentale per la storia irlandese: la rivolta di Pasqua e l’inizio della lotta che avrebbe portato l’isola di San Patrizio alla tanto agognata indipendenza. A cento anni di distanza, che significato incarna per gli irlandesi questo evento?

“Questo anno 2016 in cui ricorre il Centenario della Rivolta di Pasqua con cui la Nazione proclamò l’Indipendenza in una insurrezione che venne schiacciata nel sangue dall’Esercito Britannico, sembra costituire un’importante opportunità per gli irlandesi per riflettere non solo sulla propria storia, gloriosa e tragica, ma anche sul proprio destino, che resta in bilico tra il diventare una piccola, simpatica provincia periferica di un mondo globalizzato, e l’unica alternativa vera, che consiste nel  ritrovare la propria anima.

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Tommaso Moro: un uomo per tutte le utopie

tommaso moro-copertinaNel 1516, cinquecento anni fa, veniva pubblicata un’opera destinata ad essere non solo un capolavoro immortale, ma anche a costituire un vero e proprio paradigma in campo letterario, filosofico e politico. Utopia era uscita dalla fervida mente dell’inglese sir Thomas More, in italiano Tommaso Moro.

Colui che in quel momento era uno degli umanisti più in vista d’Europa, consigliere del Re d’Inghilterra Enrico VIII, brillante avvocato e raffinato intellettuale pubblicò un romanzo scritto in lingua latina in cui descrive un’isola immaginaria, una società ideale. Moro derivò il termine dal greco antico con un gioco di parole fra ou-topos (cioè non-luogo) ed eu-topos (luogo felice); utopia è quindi, letteralmente un “luogo felice inesistente”. Il grande umanista dipinse un opposto idealizzato della società sua contemporanea, che egli sottopose a una satira sottile. La parola Utopia da allora entrò nel lessico comune con il significato di sogno, di progetto, di immaginazione proiettata sul futuro. Eppure Moro era tutt’altro che un sognatore, che un uomo in fuga dalla realtà. Era un uomo estremamente concreto, abituato ad affrontare l’esistenza propria e degli altri, le persone della sua famiglia, coloro i cui casi giudiziari gli erano affidati e che per lui erano sempre prima di tutto persone, e non appunto “casi”. Un uomo che si prendeva cura della vita pubblica, della politica, del bene comune dei suoi concittadini inglesi. Un uomo caratterizzato da una profonda, intensa fede, che anni dopo lo avrebbe portato al patibolo, vittima di quel re che aveva fedelmente servito ma che non seguì nella sua rottura con Roma, con la Chiesa universale. Virtù che secoli dopo sarebbero state riconosciute dalla Chiesa stessa, dopo che lo erano state dal piccolo gregge cattolico di Inghilterra, perseguitato a lungo. Nel 1935 Tommaso Moro venne canonizzato da papa XI, e anni dopo un altro papa, san Giovanni Paolo II, lo avrebbe proclamato santo protettore dei politici, una categoria di persone che effettivamente ha un enorme bisogno di protezione sovrannaturale, in primo luogo per sfuggire alle tentazioni del potere cui sono sottoposti, e nei confronti dei quali si rivelano debolissimi nella propria resistenza, con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Un santo dunque, l’autore di una chimera letteraria, filosofica, politica?

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Un uomo per tutte le utopie

tommaso moro-copertinaPaolo Gulisano
UN UOMO PER TUTTE LE UTOPIE
Tommaso Moro e la sua eredità

Un’indagine su Tommaso Moro e il suo capolavoro Utopia, nel cinquecentesimo anniversario della pubblicazione. Un’opera che da cinque secoli influenza la letteratura e il pensiero.
Nel 1516 veniva pubblicata L’utopia di Sir Thomas More, uno dei più grandi umanisti dell’epoca. Un’opera destinata a diventare non solo un capolavoro immortale, ma un vero e proprio paradigma in campo letterario, filosofico e politico. Un’isola immaginaria, una società ideale, che rappresenta un opposto idealizzato della società contemporanea Moro, da lui sottoposta a una satira sottile. Da allora la parola utopia entrò nel lessico comune con il significato di sogno, progetto, immaginazione proiettata nel futuro.
Tuttavia Tommaso Moro non era affatto un sognatore in fuga dalla realtà. Al contrario, era uomo estremamente concreto: profondamente coinvolto nella vita pubblica, nella politica, teso alla ricerca del bene comune dei suoi concittadini. E animato da una profonda e intensa fede che lo avrebbe portato al patibolo, traditore agli occhi di quel re, Enrico VIII, che aveva fedelmente servito ma che non seguì nella sua rottura con la Chiesa di Roma.
Paolo Gulisano torna sulla storia di Tommaso Moro e ne traccia il profilo umano e intellettuale, concentrandosi però soprattutto sull’analisi dei temi presenti in Utopia. Un’opera dalle diverse sfaccettature, che nelle intenzioni del suo autore si proponeva di ridestare la coscienza umana e il suo desiderio di bellezza. Questo è il punto di partenza per scoprire l’eredità di Tommaso Moro: Utopia è il luogo, o meglio il non-luogo, dove tutte le utopie si incontrano: Atlantide, Repubblica, Città del Sole, e da cui traggono ispirazione grandi romanzi fantastici come Le avventure di Robinson Crusoe e I viaggi di Gulliver, fino alle distopie di Huxley e Orwell.

Dalla vita e dal martirio di san Tommaso Moro scaturisce un messaggio che attraversa i secoli e parla agli uomini di tutti i tempi della dignità inalienabile della coscienza, nella quale risiede il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nella sua intimità

Giovanna D’Arco/ Il ritorno dell’anello in una Francia lacerata e incerta

John Everett Millais, Giovanna d’Arco, 1865

John Everett Millais, Giovanna d’Arco, 1865

L’Anello ha lasciato l’Inghilterra. Non si tratta dell’anello di Sauron distrutto a suo tempo nel fuoco di Monte Fato grazie all’eroismo degli Hobbit dell’inglese Tolkien, ma di un anello dallo straordinario significato storico che da circa 600 anni si trovava “prigioniero” oltremanica: l’anello di Giovanna d’Arco.

Si tratta di un anello in metallo, molto semplice, racchiuso in una custodia in legno che i genitori avevano regalato alla futura “pulzella d’Orleans” in occasione della sua Prima Comunione. Al suo interno due iscrizioni, IHS (Gesù) e MAR (Maria). Secondo quanto scrive il settimanale francese ‘Point de vue’, Giovanna d’Arco non si sarebbe mai separata dal suo anello. Lo indossava anche durante la cattura ad opera dell’esercito del regno di Borgogna, alleato degli inglesi. Questo anello rappresenta l’unica reliquia della santa che venne arsa sul rogo il 30 maggio 1431, condannata come eretica da un tribunale che emise – come noto- una sentenza di tipo politico, volendo togliere di mezzo colei che aveva risvegliato la Francia cristiana soggiogata al potere inglese. Giovanna, mistica visionaria, guerriera che non ferì né ucciso mai nessuno, occupa un posto glorioso nella storia religiosa e civile di Francia.

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Marcia per la Vita. Cronache di un evento

con Gianna Molla

con Gianna Molla

con il card. Burke

con il card. Burke

La Marcia nazionale per la Vita è il più importante evento del mondo pro life italiano. Un evento che coinvolge tutte le associazioni, i movimenti, i gruppi, che dicono sì alla vita senza compromessi.

Mentre ero in piazza Bocca della Verità, prima che la Marcia partisse, ho osservato con stupore, quasi con commozione, quel popolo della vita. Quei tanti giovani, con il loro entusiasmo semplice e contagioso. Quei sacerdoti, pronti anche a confessare chi avesse voluto accostarsi al Sacramento della Riconciliazione.

Quelle famiglie numerose, quelle comunità in rappresentanza di Paesi dalla storia di fede significativa: la Polonia, la Lituania, l’Austria, l’Irlanda, e altri ancora. Ho ritrovato tanti amici, vecchi e nuovi.

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LETTURE/ Golding e l'”ombra” delle mosche

foto Wikipedia

foto Wikipedia

Il nome di Sir William Gerald Golding è legato indissolubilmente al suo capolavoro, Il Signore delle mosche, ma c’è molto ancora da scoprire e da conoscere su questo grande scrittore, e il libro L’ombra delle mosche, di Luca Fumagalli, giovane attento studioso della storia e della cultura britannica, edito da Il Cerchio, è il mezzo più adeguato per inoltrarsi nel mondo di Golding.

Quando nel 1983 la sua carriera venne solennemente coronata dal Premio Nobel per la letteratura, la motivazione così recitava: “per i suoi romanzi che, con l’acume di un’arte narrativa realistica e la diversità e universalità del mito, illuminano la condizione umana nel mondo odierno”. Una definizione una volta tanto pienamente adeguata. Golding fu un vero esploratore dell’animo umano, con i suoi lati solari e quelli più oscuri.

La sua sensibilità si era senza dubbio nutrita nell’humus in cui era cresciuto, a partire da quello della sua terra, la Cornovaglia. Un’antica terra celtica, che vide nel Medioevo svilupparsi i miti del ciclo di Re Artù. Poco lontano da Newquay, il paese natale dello scrittore, sorge Tintagel, il castello – ora in rovina – dove si narra che fosse stato fraudolentemente concepito Artù, nato dalla concupiscenza folle di suo padre Uther Pendragon.

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24 aprile 1916/ Rivolta di Pasqua, quando la patria vale il sacrificio della vita

easter-rising2004-372x600Fu esattamente cento anni fa, il 24 aprile del 1916, che una piccola, antica nazione europea insorse a rivendicare, davanti a Dio e davanti agli uomini, il proprio diritto alla libertà. Si trattava dell’Irlanda: una terra antica, da secoli soggetta ad una dominazione straniera.

L’Irlanda era stata la prima conquista coloniale britannica, la prima tappa di un tenace progetto di conquista che doveva passare dapprima dalla sottomissione delle altre nazioni delle isole britanniche (Galles e Scozia) per poi rivolgersi all’Europa, alle Indie, alle Americhe, al mondo intero. La Gran Bretagna divenne una potenza quasi mitica, una sorta di nuovo Impero Romano apportatore di civiltà, la Nazione Eletta destinata a dominare il mondo.

Parecchi sono i popoli che hanno fatto le spese di questa “missione” di cui si sentiva investito l’Impero Britannico, ma il calvario più lungo e doloroso è stato quello percorso dall’Irlanda. Quest’isola, da cui nel medioevo erano venuti monaci e cavalieri, studiosi e folli mistici, poeti sublimi ed evangelizzatori instancabili, subì per secoli il tentativo ossessionante degli invasori di strapparle l’anima. Le fu tolta l’antica lingua gaelica, la libertà, la cultura, ma nessuno riuscì mai a toglierle la Fede.

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