Il papa che vorrei

Siamo entrati in pieno clima pre-conclave. In questi giorni imperversano sui media i pronostici sul nuovo papa, e i nomi sono quelli che conosciamo e sentiamo continuamente ripetere. Qualcuno si è anche rivolto all’Intelligenza Artificiale per avere un oracolo dall’algoritmo (e per la cronaca il nome che è uscito è quello di Parolin) mentre in Gran Bretagna i bookmakers, come ha sottolineato Duc in altum, quotano i favoriti, e anche in questo caso per gli scommettitori il meglio piazzato è il segretario di Stato davanti a Tagle, Turkson e Zuppi.

A mio modesto parere, in realtà i giochi sono fatti già da tempo. Fin dal ricovero di papa Bergoglio lo scorso 14 febbraio, era chiaro che le sue condizioni erano estremamente gravi, al di là di comunicazioni ufficiali della Sala Stampa sempre improntate a un ottimismo perfino eccessivo.

Non è difficile quindi immaginare che negli ultimi due mesi siano intercorsi numerosi contatti e colloqui tra i cardinali per non arrivare impreparati al conclave, e credo che le decisioni siano state già prese. Ne è una prova la sicurezza con cui il cardinale tedesco Marx ha proposto alla stampa l’identikit che il successore di Jorge Mario Bergoglio dovrebbe avere.

Pertanto non c’è che da attendere che si compia il destino della Chiesa attuale, affidandosi alla preghiera perché il Signore mandi un pontefice santo, o quanto meno non eretico.

Accanto a questo auspicio, e a questo impegno orante, visto che sognare non è proibito, vorrei esprimere quelle che sono le mie speranze nei confronti del conclave. Il papa che vorrei si pone al di sopra della suddivisione conservatori-progressisti.

Vorrei un papa contemplativo. Un papa che non fa gesti spettacolari, che si esprime solo attraverso il magistero ufficiale e relativi documenti ufficiali. Un papa che non fa conferenze stampa a braccio né sugli aerei né altrove. Un papa che non va alle trasmissioni televisive, un papa che non cerca l’applauso facile della gente. Vorrei un papa che tenesse sotto controllo la situazione della Chiesa e intervenisse a correggere stranezze, esibizionismi, errori.

Vorrei come papa un uomo di preghiera, silenzioso, mite e dunque, come diceva Dostoevskij, temuto dai potenti, perché i miti non hanno paura di nessuno. Sogno un papa coraggioso, che non abbia paura di giudicare il mondo, di denunciare il peccato, di chiamare il male con il suo nome.

Perché silenzioso? Perché siamo stanchi di una Chiesa sbracata e chiassosa, di un chiasso che non porta a nulla e suscita solo il sorriso di compatimento del mondo. Quindi una Chiesa seria, austera, e di conseguenza affascinante, perché non metterebbe in mostra sé stessa, ma il Mistero della Salvezza di Cristo di cui da duemila anni è portatrice.

Un papa che rifugga dai modelli occidentali, e che recuperi l’intensità spirituale dei modelli orientali, dei Padri antichi, come dell’Occidente più mistico, del cristianesimo celtico. Un papa che si rifaccia ad Agostino e a Tommaso d’Aquino.

Un papa che abbia a cuore l’educazione e l’insegnamento, soprattutto quello nei seminari. Un papa che sia sensibile non solo verso i “poveri” sociologicamente intesi, ma soprattutto verso quelle nuove povertà rappresentate da anziani e disabili.

Un papa che sia stato semplice prete, poi parroco e poi vescovo. Magari un papa proveniente da un Paese in cui i cattolici sono piccola minoranza, dove hanno conosciuto il martirio, un papa che abbia ben presente le parole di Cristo: “Siete nel mondo, ma non siete del mondo”.

Vorrei un papa che conosca bene gli orrori della guerra, e si opponga a essa con fermezza.

Infine, il papa che vorrei è un uomo profondamente appassionato alla Verità, che la testimoni, la ami, la proclami, e faccia in modo che il cattolicesimo sia ancora rilevante e non venga assorbito nella società liquida post moderna. Un papa che non rinunci alla Fede, sul modello dei santi e dei martiri.

Paolo Gulisano

Un pensiero su “Il papa che vorrei”

  1. Gabriele Rigosi

    Buongiorno dottore, sono venuto a conoscenza di Lei cercando un libro sulla storia della Scozia. E oggi, secondo giorno del ministero di Papa Leone XIV, ho riletto il suo articolo recente sul Papa da eleggere. Mi ci ritrovo completamente e spero che quanto Lei auspica si concretizzi nel nuovo Papa, che è Agostiniano, che è stato parroco e vescovo e che viene da un Paese dove i cattolici sono in minoranza, anche se mai perseguitati. Vengo al libro, Il cardo e la croce, che ho letto in pochi giorni e che ho apprezzato tantissimo. Fra una settimana partirò per la Scozia, e questa sarà la settima volta, e la venticinquesima nelle Isole Britanniche: il suo libro mi ha fatto ripercorrere la storia di questo Paese che amo tantissimo, alla luce della fede e della presenza della Chiesa Cattolica in esso. E avrò nuove storie da raccontare ai miei compagni di viaggio. Sono un ingegnere coetaneo di Papa Leone XIV, cattolico (accolito da 25 anni nella mia parrocchia) e appassionato di storia, di arte e di viaggi, che ho sempre fatto con mia moglie Annalisa, purtroppo perduta due anni e mezzo fa, dopo 50 anni di splendida vita insieme. La ringrazio, con la promessa che leggerò altre sue opere, inviandole i miei commenti. Grazie e buon pomeriggio. Gabriele Rigosi

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