Il Vangelo vissuto da Pier Giorgio Frassati

FRASSATI, IL SANTO DELLA GIOIA

Domenica 7 settembre 2025, durante una Celebrazione Eucaristica presieduta da Papa Leone XIV in Piazza San Pietro a Roma, verrà canonizzato Pier Giorgio Frassati, insieme a Carlo Acutis. Questa decisione è stata presa dal Papa durante il suo primo Concistoro del 13 giugno 2025, rendendo i due beati patroni dei giovani.

In precedenza, Frassati era stato beatificato da papa Giovanni Paolo II, che aveva per lui una grande devozione. Se di Carlo Acutis si è parlato molto negli scorsi anni, la figura di Pier Giorgio Frassati merita di essere riscoperta e riproposta a tutti fedeli, oltre che ai giovani.

Per farlo nel miglior modo possibile, è disponibile nelle librerie un’eccellente biografia, “Pier Giorgio Frassati La gioia non avrà misura“, edita da Ares, di cui è autore Vincenzo Sansonetti, un vecchio lupo di mare del giornalismo cattolico.

Sansonetti, superati i 70 anni, ha ancora tanto entusiasmo, e tanta attenzione a quello che è il cattolicesimo tradizionale ma anche popolare, che lo ha portato a scrivere volumi su papa Giovanni, Padre Pio, l’Immacolata Concezione, Fatima e Medjugorje.

La biografia dedicata a Frassati coglie la breve vita di Frassati resti una vivida testimonianza di Vangelo vissuto. Il suo motto, «Verso l’alto», riassume la sua spiritualità: cercare Dio e poi scendere per servire gli ultimi.

Frassati era nato il 6 Aprile 1901 a Torino da una famiglia ricca borghese. Quando, ancora bambino, apprese i primi racconti del Vangelo, Pier Giorgio ne restò colpito, a volte in modo così profondo da diventare protagonista di gesti inattesi in un bimbo tanto piccolo..

I Frassati erano una delle famiglie più in vista della città, di estrazione alto-borghese, il padre era il proprietario del quoitidiano La Stampa, ma Pier Giorgio Frassati preferì essere il “facchino” dei poveri, trascinando per le vie di Torino i carretti carichi di masserizie degli sfrattati, e come membro della Conferenza di San Vincenzo visitare le famiglie più bisognose per portarvi conforto e aiuto materiale. Vi si recava generalmente al mattino, prima delle lezioni all’Università, dove studiava ingegneria, oppure nelle uscite serali, carico di pacchi.

Dinamico, volitivo, pieno di vita, Pier Giorgio amava la natura e la poesia, le scalate in montagna, ma sopra ogni cosa amava Cristo.  Spesso raggiungeva a piedi il Santuario della Madonna di Oropa. Arrivato al Santuario, dopo un’ora di marcia e completamente digiuno, era solito assistere alla Santa Messa, poi faceva la Comunione e nel ritorno verso casa recitava il Rosario lungo la via, ad alta voce, cantando le Litanie.

Il 28 maggio 1922, nella chiesa torinese di San Domenico, ricevette l’abito di terziario domenicano: Pier Giorgio, da fervente discepolo di San Domenico, recitava ogni giorno il Rosario, che portava sempre nel taschino della giacca, non esitando a tirarlo fuori in qualsiasi momento per pregare, anche in tram o sul treno, persino per strada. “Il mio testamento – diceva, mostrando la corona del Rosario – lo porto sempre in tasca”.

Il 30 giugno 1925 Pier Giorgio accusa degli strani malesseri, emicrania e inappetenza: non è una banale influenza, ma una poliomielite fulminante che lo stronca in soli quattro giorni, il 4 luglio, tra lo sconcerto e il dolore dei suoi familiari e dei tanti amici e conoscenti, a soli 24 anni.

Sulla sua scrivania, accanto ai testi universitari, erano aperti l’Ufficio della Madonna e la vita di Santa Caterina da Siena. Nasceva alla vita del Cielo di sabato, giorno mariano, così come anche di sabato, il Sabato Santo di ventiquattro anni prima, era venuto al mondo .

Il libro di Sansonetti ci dà un’immagine vivida di questo giovane cristiano, della sua fede piena di energia che lo rendeva una presenza significativa tra chi gli viveva accanto, significativa e gioiosa.

Chesterton scrisse che lo straordinario segreto del Cristianesimo è la gioia. Pier Giorgio Frassati era una valanga di vita. Non riusciva mai a passare inosservato.

Le testimonianze di chi lo ha frequentato sono molto esplicite in proposito.

Venne definito da san Giovanni Paolo “l’uomo delle otto beatitudini”. Visse seguendo quello che aveva detto Gesù:

“Se il sale diventa scipito, a che vale se non ad essere gettato per terra così che faccia da ghiaia per chi ci deve camminare?”.

Pier Giorgio visse con questa convinzione.

Paolo Gulisano

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