Quando l’intellettuale smette di pensare: la lezione di Thomas Molnar

CONTRO LA CRISI DEL PENSIERO: IL RITORNO DI UN CLASSICO DEL CONSERVATORISMO

La casa editrice Iduna ha appena pubblicato un testo classico del grande pensatore americano-ungherese Thomas Molnar, un libro che mancava dagli scaffali delle librerie da molto, troppo tempo. L’editore ha chiesto una premessa a questa edizione al medico Paolo Gulisano, scrittore cattolico di sensibilità tradizionale, molto vicino a quel filone che va da Joseph de Maistre a Belloc a Russell Kirk e proprio a Thomas Molnar. Lo abbiamo intervistato per avere il suo giudizio su questa pubblicazione.

Dottor Gulisano, perché riproporre oggi questo libro? 

Il declino dell’intellettuale, scritto negli anni ’60 dello scorso secolo, costituisce una delle opere fondamentali di Molnar. Questo studioso, nato nel 1921, a Budapest e morto nel 2010 a Richmond, Virginia, è stato un filosofo, uno storico, e uno dei principali esponenti del tradizionalismo cattolico del Novecento. Fu degno erede di quel ricchissimo filone di pensiero conservatore che nasce come risposta alla Rivoluzione Francese, e che prese il via da Edmund Burke e soprattutto Joseph de Maistre. Era la Controrivoluzione, che come dice il termine stesso, voleva essere una risposta alle tesi rivoluzionarie. Il compito che i controrivoluzionari si erano assunti era stato quello della difesa della società e dei principi che avevano da sempre – soprattutto nel Medioevo- assicurato l’ordine. Tuttavia, dal 1789 fino alla metà del Novecento la Rivoluzione aveva proseguito in modo inarrestabile la propria marcia.

Molnar analizza il ruolo dell’intellettuale nell’età moderrna, spesso caratterizzato ideologicamente…

L’intellettuale nel Novecento designa non semplicemente un letterato, un filoso, una persona che pensa, ma che pensa “a sinistra”, un progressista. Dagli anni ’50 in poi prese piede l’idea che la Sinistra usa il cervello, legge, si informa, mentre a Destra domina l’ignoranza, oltre naturalmente l’oscurantismo, per lo più di origine religiosa. Da parte sua la Destra replicò non tanto cercando di confutare questo stereotipo, ma accusando gli intellettuali progressisti di essere dei pedanti presuntuosi, che si ritenevano una sorta di aristocrazia del pensiero. Accusa che era più che motivata e appropriata, peraltro. Nacque allora una controparte agli intellettuali progressisti, gli intellettuali (o meglio: i pensatori) di tipo conservatore.

Questa sua riflessione si inserisce nel recente dibattito sulla cultura di destra? 

In realtà le categorie più appropriate per definire le culture non sono certo quelle di destra e sinistra, esito della Rivoluzione Francese. Certo, i due movimenti politici hanno teoricamente idee molto dissimili: quelli di destra sono quelli che si oppongono allo sconvolgimento della società e alla conservazione della tradizione, credono nell’applicazione della legge e nel mantenimento dell’ordine. Questa è una Destra classica, da Law and Order, peraltro sempre più rara a trovarsi. La Sinistra invece è più favorevole – in teoria- alle libertà individuali, oggi chiamate “diritti civili”, che contemplano peraltro misure omicide come l’aborto e l’eutanasia, e nelle versioni socialiste hanno maggiore attenzione per i lavoratori. Fin dagli inizi quindi, Destra e sinistra, o per meglio dire Conservatorismo e Progressismo, si avvalsero dell’apporto di pensiero degli intellettuali. Questo ruolo col tempo si è evoluto in quello dei moderni creatori dell’opinione pubblica, passando attraverso vari fenomeni, dagli “intellettuali organici” di Gramsci con una loro funzione essenziale nella costruzione dell’egemonia culturale fino all’engagement esistenzialista di Jean Paul Sartre con un aumento dell’influenza degli intellettuali nella società di massa moderna, soprattutto grazie dalla imponente crescita dei mezzi di comunicazione. Erano i predecessori dei contemporanei opinion makers o influencer.

Qual è la visione di Molnar del conservatorismo e della Tradizione? 

Negli Stati Uniti d’America il conservatorismo si era sviluppato dopo la Seconda Guerra Mondiale in una direzione molto interessante. Uno dei punti di riferimento di questo mondo era il grande letterato Thomas S. Eliot, in particolare con una delle sue opere fondamentali, “L’idea di società cristiana”. In quest’opera il grande poeta e drammaturgo angloamericano  descrive il suo progetto di società cristiana: non una società di santi, ma di uomini il cui cristianesimo abbia dimensione comunitaria prima che individuale, in cui sia garantito il rispetto del diritto e della verità naturali per permettere a tutti gli uomini di vivere secondo giustizia e di operare per la realizzazione di sé e del bene comune. Il conservatorismo, inteso finora solo come controrivoluzione, si aprì ad una nuova dimensione, da una parte più dinamica, dall’altra guardando alla Tradizione, classica e cristiana. Il conservatorismo tradizionalista statunitense nacque all’interno di un cenacolo di professori universitari che respingevano le nozioni di individualismo, liberalismo, modernità e progresso sociale, e rivolsero l’interesse a quelle verità che sopravvivono ai mutamenti temporali e quelle istituzioni sociali fondamentali, come il cristianesimo, la famiglia, la comunità locale. La fiducia riposta nella legge naturale e nell’ordine morale trascendente è la base fondante del pensiero tradizionalista.

La ragione e la rivelazione divina informano la legge naturale e le verità universali della fede. Come vengono declinate da Molnar? 

Molnar fu un vero apostolo dell’impegno culturale il cui obiettivo principale è fondare solidamente l’impegno del cristiano nel mondo sulla Dottrina della Chiesa, che rappresenta la sola autentica alternativa, fondata sui princìpi di solidarietà, di sussidiarietà e del bene comune, ai sistemi che hanno dominato il mondo nel XX secolo, e che ancora oggi rappresentano i principali sistemi economici. Una dottrina che ripudia sia l’individualismo capitalista, che nega la natura sociale dell’uomo e vede nella società solo un’associazione utilitaristica in vista degli interessi da tutelare, sia il collettivismo statalista che spoglia la persona della propria dignità di creatura, per ridurla a oggetto dei processi sociali ed economici. La sua è una alternativa ai fenomeni della proletarizzazione di massa e della concentrazione capitalistica, della pianificazione economica di massa così come l’assoluta competizione del mercato. Una visione del mondo centrata sul recupero della Tradizione, può offrire una valida alternativa alla dissoluzione liquida.

Paolo Gulisano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *