Rimproverata per gli abiti succinti si rivolge al Sindaco

IL CORPO: SEGNO DI CONTRADDIZIONE ANCHE PER LA POLITICA

Ci sono molte verità scomode che la nostra società non vuole più ascoltare. Una di queste è relativa all’uso che si deve fare della libertà che ci è data. La libertà infatti non consiste nel fare ciò che pare e piace, ma nel fare ciò che è giusto.

La libertà è il potere, radicato nella ragione e nella volontà, di agire o di non agire, di fare questo o quello, di porre così da se stessi azioni deliberate. Grazie al libero arbitrio ciascuno dispone di sé. La libertà è nell’uomo una forza di crescita e di maturazione nella verità e nella bontà. La libertà rende l’uomo responsabile dei suoi atti.

Negli scorsi giorni si è verificato nel paese di Pescate, sul Lago di Lecco, un episodio singolare.

Un turista di passaggio dalla località rivierasca, ospite in un Bed & Breakfast, ha visto per strada – quindi non in spiaggia, ma per le vie del paese – una giovane donna in abiti succinti.

Il turista, in nome del senso del pudore, un concetto ormai purtroppo sradicato dalla nostra cultura, ha rimproverato la giovane. La quale, anziché riflettere sull’opportunità o meno, nonostante il caldo, di presentarsi in pubblico vestita come in spiaggia, ha pensato bene di chiamare il Sindaco.

A parte il fatto che non si capisce perché far intervenire il primo cittadino del paese, quello che ne è conseguito è che il sindaco, Dante De Capitani ha volutamente trasformato l’accaduto in una presa di posizione politica.

De Capitani ha tuonato pubblicamente in difesa della sua concittadina (e si presume elettrice). “Qui a Pescate le mie concittadine si vestono come vogliono”.

Affermazione interessante. Quindi è permesso tutto, anche il topless? O il vestirsi in modi che possono offendere qualcuno?

Inoltre, questa affermazione potrebbe rivoltarsi contro il sindaco-sceriffo: “come vogliono” può voler dire anche con il velo, lo shador, perfino il burka, oppure una T Shirt con la bandiera della Palestina. Se al sindaco va bene, ne prendiamo atto, ma d’ora in poi non potrà adottare una politica di due pesi e due misure.

Il concetto di libertà che il sindaco ha, è peraltro abbastanza confuso. Infatti le cronache riportano che avrebbe addirittura segnalato il turista alla locale stazione dei Carabinieri.

Per quale reato? De Capitani vorrebbe che un maresciallo invitasse il turista a non esprimere il proprio parere? E dove va a finire la libertà di espressione?

Se le elettrici pescatesi possono vestirsi come vogliono, altrettanto ogni cittadino ha il sacrosanto diritto di esprimere il proprio pensiero.

“A Pescate episodi del genere non sono graditi e non saranno tollerati”, ha aggiunto. Che significa non saranno tollerati? In che modo saranno repressi? Siamo di fronte a un primo cittadino dalle idee molto confuse in materia di diritti civili, ma anche di educazione civica…

La manifesta ostilità verso questo turista non solo è assolutamente inopportuna, ma questa persona dovrebbe essere pubblicamente encomiata.

Ha avuto il coraggio di fare quello che in tanti pensano ma nessuno ha il coraggio di fare: richiamare – come dicevamo – al senso del pudore.

Davanti allo spettacolo di ragazze e donne che circolano seminude sono in tanti a disapprovare, ma hanno paura di esprimersi, di passare per bacchettoni. Non si deve avere questo timore.

In passato era una sorta di dovere civico quello di richiamare ad una certa attenzione nel vestirsi. Oggi nemmeno i preti (con le dovute eccezioni) se la sentono di dire alle persone che in chiesa non si entra in braghette corte, con le infradito, e le gentili signore sbracciate e scollate.

Dobbiamo ricordare alla gente che la chiesa non è il bar dello spritz? E che le vie di un paese o di una città non sono la spiaggia.

Possono dirci che siamo antiquati, ma in realtà siamo solo difensori del Bello e del Bene. In barba a tutti i sindaci permissivi.

Paolo Gulisano

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