
LUCIANO LANNA, “ATTRAVERSARE LA MODERNITÀ. IL PENSIERO INATTUALE DI AUGUSTO DEL NOCE”, EDIZIONI CANTAGALLI SIENA 2025
Il Novecento italiano ha conosciuto alcuni importanti esponenti del pensiero filosofico cattolico di tipo tradizionale, che tuttavia vennero emarginati dallo stesso pensiero cristiano mainstream, preoccupato per le implicazioni politiche – e forse anche ecclesiali – di tali posizioni.
Il più significativo di questi pensatori è stato Carlo Francesco D’Agostino, il cui pensiero è ancora tutto da riscoprire e valorizzare.
Tra gli altri intellettuali, quello che ha avuto maggiore notorietà e che ebbe modo di trovare degli spazi di intervento e perfino di presenza politica fu Augusto Del Noce.
Negli anni ’80 del secolo scorso trovò un importante megafono per la sua voce nel settimanale “Il Sabato”, e per una legislatura fu anche Senatore della Democrazia Cristiana, partito in cui peraltro le sue idee trovarono pochissimo ascolto.
“Il Sabato” peraltro era espressione di un’area culturale cattolica fondamentalmente modernista, quella di Comunione e Liberazione, che tuttavia durante il Pontificato di San Giovanni Paolo II sembrò per un certo periodo riscoprire il pensiero tradizionale per poi essere riassorbito dalle dinamiche correntizie democristiane.
I veri eredi di Del Noce, che ne compresero appieno il pensiero, ricollegandosi alle tesi di D’Agostino, furono professori universitari come Danilo Castellano e Giovanni Turco che vennero tenuti ai margini dal mainstream cattolico.
Lo studio più completo mai pubblicato su Augusto Del Noce è stato opportunamente appena pubblicato dall’editore Cantagalli di Siena.
“Attraversare la modernità. Il pensiero inattuale di Augusto Del Noce” di Luciano Lanna è l’opera che ci restituisce con chiarezza la figura e l’opera del pensatore piemontese.
Luciano Lanna, romano, laureato in filosofia, già ricercatore in storia e scienze filosofico-sociali, è da oltre trent’anni giornalista professionista.
Ha lavorato nella direzione di due quotidiani nazionali e ha collaborato in qualità di autore con programmi radio-televisivi della Rai. Ha pubblicato vari saggi in riviste, monografie e volumi collettanei.
È direttore del Centro per il libro e la lettura del Ministero della Cultura. Questo suo lavoro rivela Del Noce come uno dei principali intellettuali della seconda metà del Novecento italiano.
Evidenzia la sua straordinaria capacità di riuscire a porre interrogativi radicali che investono, ancora oggi, il presente e il futuro della nostra esistenza individuale e collettiva.
Questa monografia ricostruisce gli assi dell’ispirazione costante del suo itinerario nonché il sottinteso impianto metodologico.
Sgombrando il campo da tutti gli stereotipi che sinora hanno impedito una conoscenza integrale della sua prospettiva, emerge un percorso originale lungo il quale la filosofia si contamina con la storia e la politica mentre il filosofo esce consapevolmente dal circolo accademico per misurarsi con le forze in campo nell’accadere degli eventi.
La grandezza di Del Noce e la sua provocatoria “inattualità” rilanciano il filosofare sino a quelle vette che, da Descartes a Vico, da Marx a Nietzsche e, infine, da Renouvier a Heidegger e Gentile, discendono per quei versanti che il pensatore seppe intercettare e sviluppare nella sua interpretazione transpolitica della storia contemporanea.
Se la cultura dominante di sinistra lo ostracizzò come “reazionario”, anche il mondo cattolico non seppe ascoltarlo adeguatamente, soprattutto perché rappresentava una voce controcorrente rispetto al pensiero ufficiale del post Concilio, modernista e progressista.
Del Noce vedeva un Occidente ormai de-cristianizzato, che stava cedendo sotto i colpi di un nuovo totalitarismo che saldava tecnocrazia, residui di Comunismo, attrezzato solo alla polemica antifascista, al fine di mantenere vivo lo spettro del passato, e laicismo libertino.
Nel 1988 descriveva così questa prospettiva: “è il superpartito tecnocratico che attraversa i partiti, che ha in possesso le sorgenti di informazione, che cura la propria apologia attraverso la casta degli intellettuali, che è equamente ripartito secondo le varie posizioni culturali e politiche dai cattolici ai comunisti… Se ben si guarda l’avversario che abbiamo oggi da affrontare è questo: e si vedano quanto siano inadeguate tutte le presenti posizioni culturali e politiche perché si sono formate contro avversari che erano diversi e sono lontani”.
Fu purtroppo lucido profeta, inascoltato. E’ tempo dunque di riscoprirlo, ripensarlo, riattualizzarlo.
Paolo Gulisano
