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La prima guerra mondiale: un conflitto contro il cristianesimo

4 Novembre: in Italia da 100 anni si celebra la vittoria nella “Grande Guerra”. La retorica nazionalista ha sempre visto in questa data uno dei suoi capisaldi ideologici e propagandistici. Le “terre irredente” di Trento e Trieste erano finalmente riunite alla grande Patria. Alcuni videro nella Prima Guerra Mondiale l’ultimo conflitto del Risorgimento. In effetti, questa guerra ebbe gli stessi intenti di quelle risorgimentali: realizzare una rivoluzione di valori, costumi, tradizioni. Era una guerra contro la Chiesa, contro il Cattolicesimo. Una guerra contro l’Impero Asburgico, ultimo retaggio di quello che era stato il Sacro Romano Impero.

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Diario del maestro di Cordés

LA BIBLIOTECA DI RISCOSSA CRISTIANA

Nel maggio del 1915, l’Italia- rigettando il patto di alleanza che aveva negli anni precedenti contratto con Austria e Germania, dichiarò guerra all’Impero asburgico, in preda al furore nazionalistico manovrato dalla Massoneria internazionale, contro il comune sentire dell’opinione pubblica e contro il parere dello stesso pontefice Benedetto XV che aveva definito quella guerra “un’inutile strage”.

Il conflitto ebbe conseguenze tremende per il Tirolo: l’Italia infatti non si accontentò di annettere al proprio territorio Trento e la zona italofona, ma volle dilatare i propri confini ben oltre Salorno, che rappresentava il confine etnolinguistico tra Trentino e Tirolo.

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I messaggi in codice di Shakespeare contro il regno che soffocò i cattolici

Il 5 Novembre l’Inghilterra festeggia una ricorrenza tutta sua, con fuochi e maschere che sembrano un prolungamento di Halloween. Ciò che si festeggia è la definitiva sconfitta delle speranze dei cattolici inglesi di fermare le spaventose persecuzioni avviate sotto il regno di Elisabetta: il Guy Fawkes Day.

Questa storia ebbe luogo 400 anni fa, nel 1605. Guy Fawkes era un soldato inglese, nativo dello Yorkshire. Apparteneva alla piccola minoranza di inglesi rimasti cattolici, nonostante le durissime persecuzioni che per questo dovevano subire. Vivevano la loro fede nella clandestinità, oppure erano costretti ad andare in esilio. Fawkes fu uno di questi: decise di infatti di lasciare l’Inghilterra e offrire la propria spada di ufficiale ad un sovrano cattolico, esattamente l’Imperatore d’Austria, sotto il quale servì per diversi anni in vari conflitti, maturando una notevole esperienza nell’uso della polvere da sparo.

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Beato Giovanni Duns Scoto

La Scozia: una terra antica e orgogliosa la cui bandiera è la Croce di Sant’Andrea e che è la patria del francescano Giovanni Duns, soprannominato Scoto (dalla nazione Scozia come l’Università di Parigi suddivideva gli studenti per nazioni). Nel villaggio di Duns, nella parte meridionale del Paese, confinante con l’Inghilterra e chiamata per questo Border,  tra la fine del 1265 e l’inizio del 1266, nasceva il piccolo John, ovvero Giovanni. Il bambino, dopo essersi occupato delle greggi del padre, immerso nella bellezza variopinta della natura scozzese, ricevette la formazione scolastica all’ombra delle due vicine abbazie cistercensi di Melrose e di Dryburg, che gli accesero l’amore per la Madonna e per la liturgia.

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La Spagnola fece 70 milioni di morti ma resta ancora un killer misterioso

Autunno 1918: il mondo è sconvolto da una spaventosa pandemia, detta “Spagnola”. Fu una delle più grandi catastrofi sanitarie di tutti i tempi, in grado di far impallidire il ricordo della Peste del ‘300, del vaiolo, e di qualunque altra pandemia del passato. È il buco nero nella storia della medicina moderna, un assassino di massa mai consegnato alla giustizia. L’influenza spagnola che tra l’ottobre 1918 e i primi mesi dell’anno successivo colpì un quinto della popolazione mondiale, lasciandosi alle spalle una spaventosa, immane scia di morti – settanta milioni- resta ancora oggi un mistero, oltre che un incubo sempre latente.

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Superman: il nemico del superuomo di Nietzsche

Quella del Superuomo è una delle figure mitologiche più antiche dell’epica. Da almeno tremila anni l’uomo lo sogna, ma le filosofie e le ideologie come quella nazista lo fecero diventare incubo. La storia di Superman invece, raccontata nel saggio di Rossi, tratta – date le origini ebraiche degli autori – un aspetto messianico: non un superuomo che vuole eliminare i deboli ma che viene ad aiutarli.

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Netflix rilancia Lewis e l’utopia di Narnia

Netlflix rilancia Lewis e l’utopia di Narnia che fu messa al bando dalla cultura atea

Le Cronache di Narnia sono l’opera Fantasy in sette libri di Clive Staples Lewis,  uno dei più singolari intellettuali dell’Inghilterra del ‘900: professore di Oxford, docente di Lingue e Letteratura inglese presso il Magdalen College di Oxford, uno degli insegnanti più noti e stimati di tutto il corpo accademico, il fiore all’occhíello dell’università, e infine uno dei più celebri convertiti del suo tempo: approdato al Cristianesimo, dopo una lunga militanza atea e scientista grazie al suo grande amico J.R.R. Tolkien, l’autore del Signore degli Anelli, scrisse opere storiche e libri in difesa del Cristianesimo in un mondo che vedeva scivolare inesorabilmente verso l’indifferentismo religioso.

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La vera storia di Kit Carson

Da sempre accompagna in quasi tutte le avventure il suo amico Tex: è inconfondibile con il suo pizzetto e l’abbigliamento sfrangiato da trapper: è Kit Carson, la spalla che ogni eroe che si rispetti deve avere. Non c’è Holmes senza Watson, non c’è Padre Brown senza Flambeau, non c’è Tex Willer senza Kit Carson. Ma se il cowboy con la camicia gialla è un frutto di immaginazione, il suo pard invece si ispira ad un personaggio realmente esistito. Insieme a Buffalo Bill (che un po’ gli assomiglia anche fisicamente) Carson fu uno dei protagonisti della avventura della Frontiera, della conquista del West. Il Carson reale non fu esattamente il simpatico vecchietto che abbiamo imparato a conoscere sugli albi Bonelli: fu un avventuriero, un uccisore di indiani, per lo meno di sesso maschile, visto che le sue due prime mogli erano una Arapaho e una Cheyenne. La sua famiglia era originaria dell’Ulster: era un calvinista, che infine si convertì al cattolicesimo per poter sposare la sua terza (ed ultima) moglie, che era una messicana devota cattolica. Carson aveva combattuto anche i messicani, ed evidentemente impalmare le donne dei nemici era per lui una via di riconciliazione. Oggi si direbbe che costruiva ponti, e non muri. Divenne cattolico, dopo essere stato un ardente massone. Insomma, fu un uomo dalla vita avventurosa, e con un percorso esistenziale non proprio lineare.

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Leggendo Shakespeare

Il compito che Gilbert Keith Chesterton, il grande saggista, romanziere e apologeta inglese che tutti ben conosciamo, si assunse nel corso della sua vita, fu in primo luogo quello di testimoniare, nel bel mezzo di una cultura liberale, tecnica e razionale che vuole appiattire tutti i misteri, la pienezza che Cristo affida alla sua Chiesa: «Avverto la difficoltà nel riconoscere il diritto dei cristiani più liberali e dalla mente aperta di scorgere nient’altro che bene in tutte le religioni e nient’altro che male nella mia» disse. Chesterton ebbe ben chiaro che il cristiano è chiamato a difendere questa pienezza calandosi nell’arena delle opinioni, provocando gli animi a una ricerca della verità: era quello che faceva quotidianamente nel suo lavoro di giornalista.

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Omaggio a padre Pio

Cinquant’anni fa, il 23 settembre 1968, Padre Pio da Pietrelcina lasciava questo mondo ed entrava nella Vita Eterna. Pochi religiosi hanno segnato, come lui, il XX Secolo. Nel tempo in cui è iniziata la grande crisi della Chiesa, il frate di san Giovanni Rotondo è stato un vero faro di luce, una testimonianza costante di Fedeltà a Cristo. Era nato nel 1887, e durante la sua giovinezza si era fatto largo il Modernismo, la terribile eresia che papa Pio X sanzionò con l’enciclica Pascendi, del 1907, quando Francesco Forgione muoveva i primi passi della sua vocazione religiosa. Alle sirene delle eresie- antiche e nuove- il frate fu sempre assolutamente refrattario, e il suo operato lo confermò sempre.

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