Oggi Paolo Gulisano ha presentato “Chesterton, la sostanza della fede” al Meeting di Rimini. Ecco il reportage dell’incontro:



Oggi Paolo Gulisano ha presentato “Chesterton, la sostanza della fede” al Meeting di Rimini. Ecco il reportage dell’incontro:



di Luca Fumagalli

Ricordo benissimo la prima volta che lessi un romanzo di Chesterton. Fino a quel momento lo scrittore inglese era per me un nome come altri, sottratto ai cantucci più remoti della memoria solo perché mi veniva facile associarlo alla figura di Padre Brown di cui avevo sfogliato distrattamente qualche racconto al tempo della scuola. Il libro era L’uomo che fu giovedì. Credo sia uno dei testi più surreali e complessi di tutta la bibliografia chestertoniana, ma all’epoca, ovviamente, lo ignoravo. Fu una fiammata. Una pagina via l’altra e giunsi di volata al finale. Non ci capì nulla.
Mi sentivo addosso il peso di una sfida lanciatami in qualche modo da un paroliere che, a tutta prima, mi appariva in verità piuttosto pretenzioso. Troppi periodi contorti, troppi paradossi uno via l’altro, troppe involute retoriche rendevano il testo eccessivamente ponderoso, a tratti macchinoso (più tardi scoprì che molti detrattori di Chesterton la pensavano come me all’epoca). Non mi arresi. Ripresi il volumetto in mano con volontà di rivincita. Lo rilessi tutto d’un fiato. Avrei finalmente trovato il bandolo della matassa, a costo di perdere il sonno. Come prevedibile, continuai a non capirci nulla.
Nel 2016, emerge dai dati, il 51% delle 60.592 donne che si sono rivolte al Bpas per abortire stava utilizzando almeno una forma di contraccezione quando è rimasta incinta. E il 24%, circa 15.000, ovvero un quarto, stavano usando quelli che sono considerati i metodi contraccettivi più efficaci, ovvero quelli ormonali come la pillola, il cerotto o l’anello vaginale. Inoltre chi ha utilizzato questi metodi ha avuto in media aborti in una fase successiva della gravidanza rispetto ad altre donne, poiché non si aspettava che la contraccezione fosse fallita. Nessun metodo, sottolinea il report, è efficace al 100%. Eppure le pillole contraccettive sono considerate di gran lunga il modo più popolare di “proteggere” contro una gravidanza indesiderata tra le donne, ma la loro efficacia è valutata dagli esperti intorno al 91%: ovvero su 100 donne che la usano 9 restano comunque incinta.


Gilbert Keith Chesterton: il più brillante giornalista dell’Inghilterra del XX secolo, scrittore poliedrico che seppe spaziare dai gialli, dov’era protagonista il suo personaggio più fortunato, il prete-detective Padre Brown, ai saggi storici, dalla politica alla filosofia, il tutto espresso con magnifica leggerezza, con l’uso magistrale del paradosso. Un uomo intenso, appassionato cercatore di verità, un polemista che finiva per diventare amico dei suoi avversari. Un lucidissimo e profetico interprete della modernità. A ottant’anni dalla sua morte Chesterton è più interessante che mai, e questo libro è la più completa guida al «Chesterton-pensiero » mai pubblicata.
Autori: Paolo Gulisano – Daniele De Rosa
Edizioni Ares
pp. 248
€ 16
Il libro verrà presentato domani, venerdì 30 giugno, al Chesterton Day

A leggere i commenti di certa stampa, la celebrazione del Centenario delle apparizioni di Fatima sembrerebbe avere “ridimensionato” la portata straordinaria del messaggio che la Madonna diede ai pastorelli. In casa cattolica, qualcuno sembra tirare un sospiro di sollievo: è andata anche questa. Si è riusciti a contenere la portata soprannaturale dell’evento delle Apparizioni, dei messaggi che Maria diede al mondo, della richiesta accorata che la Madonna fece di conversione e di riparazione. Queste ultime parole proprio sembrano essere scomparse dal lessico ecclesiale corrente. Qualcuno ha voluto metterci però un po’ di polemica, come Stefania Falasca che nel suo editoriale su Avvenire non ha proprio potuto fare a meno di lanciare le sue frecciate alla “prosopopea dei “fatimiti”, la scia coreografica dei detective del mistero e i suoi interpreti improvvisati”. Basta con i misteri e i messaggi apocalittici, insomma. Facciamo rientrare Fatima nella pastorale ordinaria. Maria può andare bene come madre dei poveri e regina delle periferie.
Caro direttore, il grande Chesterton diceva che sarebbe venuto un tempo in cui sarebbe stato necessario “sguainare spade per dimostrare che le foglie sono verdi d’estate”. E’ una frase che mi è venuta in mente negli scorsi giorni assistendo al tentativo di linciaggio mediatico di Silvana De Mari, medico chirurgo e grande scrittrice di fantasy, la Tolkien italiana. Cos’ha fatto di così terribile l’autrice del celebre capolavoro L’ultimo Elfo? A La Zanzara (Radio24) ha detto che il sesso anale causa danni all’organismo, in particolare al retto. Una dichiarazione ovvia, frutto di una lunga esperienza di endoscopista. Da parte di chi scrive, che è un medico infettivologo, potrei solo aggiungere che questo tipo di pratica sessuale trasmette anche diverse infezioni virali, dall’Epatite A e B al Papilloma Virus, a tutta una serie di malattie veneree, fino — ovviamente — all’Hiv, il virus dell’Aids.
Josè Del Rio è santo: un bambino martire ci mostra che le ideologie anti umane sono il nemicoDomenica 16 ottobre 2016. Questa mattina in Piazza San Pietro sarà proclamato santo Josè Sanchez del Rio, il piccolo martire della spaventosa persecuzione anti-cattolica che si scatenò in Messico negli anni Venti del secolo scorso. La Canonizzazione ha luogo proprio mentre ricorre infatti il 90° anniversario della rivolta dei cattolici messicani, i quali – perseguitati da un feroce regime massonico e anti-religioso – insorsero in difesa della fede e della libertà. La rivolta finì in un martirio di popolo, in un bagno di sangue che vide barbaramente uccisi migliaia di uomini, donne, bambini, religiosi, vittime di un atroce quanto lucido progetto di scristianizzazione del Paese.
Proponiamo oggi un approfondimento sulla figura di Tommaso Moro, celebre umanista inglese nato sul finire del Quattrocento e morto martire, che si fece portavoce di un pensiero sulla famiglia di profonda attualità e che merita di essere conosciuto, in quanto condivisibile a livello razionale anche da coloro che non abbracciano la fede cattolica.Nel fare questo abbiamo intervistato il medico e scrittore Paolo Gulisano – già collaboratore di ProVita –, che è recentemente tornato in libreria con un interessante testo dal titolo Un uomo per tutte le utopie (Ancora Editrice, 2016).
Dottor Gulisano, potrebbe innanzitutto dettagliarci brevemente la figura storica di Tommaso Moro e il contrasto socio-politico nel quale si muoveva?
Thomas More, italianizzato come Tommaso Moro, è una delle più straordinarie figure della storia della Chiesa. Visse a cavallo del XV e del XVI, in un momento di transizione drammatico per la sua Inghilterra e per il mondo, che conobbe in quegli anni le terribili fratture della Cristianità operate da Calvino e soprattutto Lutero. Moro fu un avvocato, un padre di famiglia, un grande studioso, un raffinato pensatore, un uomo che viveva intensamente la propria fede. Quando Erasmo da Rotterdam venne a Londra per incontrare questo suo illustre collega, trovò un uomo che non trascurava assolutamente nulla nella vita quotidiana: il lavoro, la famiglia, gli amici, gli impegni pubblici, e tantomeno Dio. Tanto che Erasmo definì l’amico con un’affermazione che ha attraversato i secoli: “Omnium Horarum Homo”, un uomo per tutte le ore. Secoli dopo questa definizione si trasformò in “un uomo per tutte le stagioni”, secondo il titolo che Robert Bolt, uno dei maggiori poeti statunitensi del XX secolo, diede ad una sua opera teatrale che conobbe anche fortunate trasposizioni cinematografiche. La definizione “un uomo per tutte le stagioni” ha finito così per descrivere, nel lessico corrente, esattamente il contrario dell’etica di Moro: allude alla capacità di restare a galla a tutti i costi, ad attraversare varie stagioni politiche, magari attraverso la pratica opportunistica del compromesso.
Il 30 gennaio 1972 tra le immagini drammatiche del massacro compiuto dai soldati dell’Esercito Britannico nella città nordirlandese di Derry, e che fecero subito il giro del mondo, una destò particolare impressione: quella di un prete che sventolava un fazzoletto bianco e che cercava di portare in salvo un ragazzo ferito, camminando curvo sotto il fuoco incrociato dei parà inglesi.
IL GIORNALE DI LECCO – 01/08/2016
Il nuovo libro di Gulisano ripercorre le fortune di un ricco filone letterario moro, padre dell’utopia
LECCO 500 anni di Utopia. E di utopie. La letteratura da sempre sogna mondi ideali. O “antimondi”, distopie.
Una lunga tradizione che ha affascinato uno degli studiosi più attenti della letteratura del Fantastico: Paolo Gulisano. Il medico lecchese, scrittore e saggista per passione, non si è lasciato sfuggire il ghiotto anniversario. Vicepresidente della Società chestertoniana italiana, dopo aver spaziato da J. R. R. Tolkien a Clive Staple Lewis, da Mary Shelley a James Barrie fino a Hermann Melville, ha voluto onorare il mezzo millennio dalla pubblicazione del capolavoro di Tommaso Moro scrivendo il saggio Un uomo per tutte le utopie, uscito ai primi di giugno.