
Una volta ho scritto un “Elogio dell’ingenuità” che però non ho mai pubblicato. L’ho qui nel cassetto, ogni tanto lo tiro fuori ma poi lo ripongo. In quel testo parto dall’etimologia (ingenuo viene da ingenuus, ovvero nativo, naturale, per cui l’ingenuus era anche il nato libero) per sostenere che, nel mondo che esalta la furbizia, l’ingenuo è il solo vero rivoluzionario. Solo che ingenuo, ormai, ha per tutti un connotato negativo difficile da scalfire. L’ingenuo non è l’uomo libero, sincero e schietto, ma il credulone, lo sprovveduto, lo sciocco sventato che si lascia raggirare. E così le mie pagine restano nel cassetto, perché sono quasi sicuro che non sarebbero capite.
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