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Dizionario della fede – “A” come Annuncio

Opened book with flying lettersAnnuncio: significa dare notizia. Oggi gli annunci sono soprattutto pubblicitari. Un tempo “annunciare” significava comunicare pubblicamente, dare un messaggio. Il Cristianesimo è un fatto, un avvenimento, una realtà concreta, che non si può tenere per sé. E’ un evento straordinario, accaduto 2000 anni fa, ma che accade, ri-accade ogni giorno, per chi incontra nella sua vita Cristo. Un evento, appunto, di cui dare notizia. La parola stessa Vangelo significa “buona notizia”. E qual è allora il messaggio che i cristiani portano al mondo?

“Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita … noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi” (1Gv 1,1-3). E’ l’inizio del Vangelo di Giovanni, uno dei testi-chiave di tutta la Rivelazione cristiana.

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GRAN BRETAGNA/ Quella lotta tra anima cristiana e pensiero unico

A United Kingdom, British Flag on an Old Grunge Brick WallLeggendo della mobilitazione intellettuale che a Londra ha fatto seguito alle parole con cui il premier Cameron ricordava la lapalissiana evidenza che l’Inghilterra è un paese cristiano, mi sono chiesto quando verrà indetto un referendum per l’abolizione della Union Jack, la bandiera nazionale del Regno Unito. Sarebbe un atto di coerenza: come si fa ad avere un vessillo dove campeggiano ben tre croci, ognuna rappresentante un santo patrono e il relativo Paese? La croce di San Giorgio per l’Inghilterra, la croce di Sant’Andrea per la Scozia e la croce di San Patrizio per l’Irlanda. Un coacervo insopportabile, per una mentalità moderna, secolare, progressista come quella degli intellettuali che hanno protestato contro Cameron, tra cui Terry Pratchett e Philip Pullman, gli esponenti di punta della Fantasy ateistica, gli anti-Lewis e anti-Tolkien per eccellenza.

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“Il Signore non fa come una fata con la bacchetta magica”

fatinaCITTA’ DEL VATICANO, 12 Aprile 2013 (Zenit.org)

Nella Messa in Santa Marta, con il personale della LEV, il Papa denuncia la tentazione del trionfalismo ed esorta a chiedere “la grazia della perseveranza”

Trionfalismo” e “Perseveranza”. Sono le due parole sulle quali si è concentrata l’omelia di Papa Francesco durante la Messa celebrata nella mattina di venerdì 12 aprile, presso la cappella della Domus Sanctae Marthae in Vaticano, cui hanno partecipato anche i dipendenti della Libreria Editrice Vaticana.

Commentando le letture del giorno, a iniziare dall’intervento presso il sinedrio di un fariseo di nome Gamalièle, riportato negli Atti degli Apostoli (5, 34-42), Papa Francesco ha anzitutto osservato che “Date tempo al tempo” è “un consiglio saggio anche per la nostra vita, perché il tempo è il messaggero di Dio. Dio ci salva nel tempo, non nel momento”. E ha proseguito sostenendo che “il Signore ci salva nella storia, nella storia personale di noi. Il Signore non fa come una fata con la bacchetta magica”.

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Conclave. Il Cardinale Dolan scrive ai fedeli

Ieri il cardinale Timothy Dolan (che il sottoscritto raccomanda caldamente allo Spirito Santo insieme al confratello iberno-americano Sean Patrick O’Malley)i ha scritto una lettera per raccontare ai suoi fedeli le sue impressioni nell’imminenza del Conclave.

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Non praevalebunt

Fotolia_6130371_XS« Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. Ed io ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del Regno dei Cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli. »   (Matteo 16,17-19)

Torniamo a parlare della Chiesa, in questo giorno fatidico in cui ha inizio la Sede Vacante. Parliamone a partire dal Vangelo sopracitato, e non più dalla letteratura. Tale infatti è quanto proviene dalle “profezie di Malachia”, che avevo usato unicamente come spunto di riflessione, (senza prestarvi alcuna fede, si tranquillizzi qualche lettore) di fronte all’abbandono del soglio di Pietro da parte di Benedetto XVI, che apre scenari preoccupanti.

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L’ultimo di Malachia

view on Tiber and St Peter Basilica in VaticanIn questi giorni di sgomento seguiti alla rinuncia di Benedetto XVI al Ministero Petrino (e mi piacerebbe che si usasse proprio il termine di rinuncia, non quello impiegatizio di “dimissioni” che è purtroppo più frequentemente adoperato), il pensiero mi è inevitabilmente andato alla Profezia di Malachia, uno scritto del XVI secolo rinvenuto a Venezia e attribuito all’irlandese San Malachia, arcivescovo di Armagh, primate di Irlanda. Le profezie, peraltro abbastanza note, elencano i vari papi destinati a succedersi nel corso dei secoli, arrivando all’attuale, che sarebbe – stando a questa previsione- l’ultimo.

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CHESTERTON/ Quella “Profezia” sui banchieri di Wall Street

www.ilsussidiario.net del 07/02/2013

Chesterton e Belloc Apologia e profeziaGilbert Keith Chesterton, in sigla GKC, non è uno scrittore del secolo passato, ma del futuro prossimo. Nella produzione decisamente abbondante, consona al suo autore, che ci ha lasciato, accanto alle ben note opere narrative, tra le quali spiccano i racconti di Padre Brown, nonché i romanzi, ricchi di immaginazione fantastica, da Il Napoleone di Notting Hill a L’Osteria Volante a L’uomo che fu  Giovedì, troviamo una produzione saggistica assolutamente eccezionale: il suo talento ebbe modo di sfornare opere come Ortodossia o le biografie di santi come Francesco d’Assisi e Tommaso d’Aquino, e altro ancora. Dopo anni di oblio, Chesterton sembra tornato di moda: lo si ripubblica, si offrono (finalmente) al pubblico italiano diversi inediti, e se ne parla in incontri e convegni. Se ne mette in evidenza- e giustamente- lo spirito apologetico del Cristianesimo, ma c’è anche un altro fondamentale aspetto da sottolineare del grande giornalista e scrittore inglese: la sua capacità di leggere profeticamente la realtà. Già negli anni ’30 scriveva e discuteva di eugenetica, ma non solo: vide in anticipo tutti i guasti che avrebbero prodotto i sistemi politici che a vario titolo soffocavano le libertà autentiche, in particolare  giudicando con straordinaria preveggenza i guai di un moderno “stato servile” dove l’uomo è espropriato della sovranità personale, della possibilità di disporre del proprio lavoro, del proprio tempo, persino dei propri talenti.

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Tolkien/L’attenzione di quella Terra in cui si combatte la lotta tra Dio e l’idolatria

9788851404970_200x280 (1)3 gennaio 1892: a Bloemfontein, nello Stato Libero di Orange, Sudafrica, nasceva John Ronald Reuel Tolkien, figlio primogenito di una coppia di inglesi da poco tempo trasferitisi per lavoro nella lontanissima colonia britannica. 121 anni dopo il nome di Tolkien continua a risuonare, continua a significare Fantasia, Mito, Avventura. Un anniversario che quest’anno coincide con l’uscita del film di Peter Jackson The Hobbit, tratto dal libro con cui Tolkien esordì in campo letterario 75 anni orsono. Senza quel buffo personaggio, lo Hobbit, intorno al quale aveva costruito il suo primo romanzo, probabilmente tutto l’universo fantastico che Tolkien andava elaborando da anni non avrebbe mai conosciuto la pubblicazione: il timido professore avrebbe continuato a scrivere a matita sui suoi quaderni storie di elfi, di ascese e cadute di antichi regni, storie mitiche collocate in epoche arcaiche che quasi sicuramente nessun editore avrebbe mai pubblicato.

Il film, apprezzato ma anche discusso e al centro di diversi dibattiti nel mondo degli appassionati, degli esperti, e anche dei familiari ed eredi del grande scrittore inglese, ha avuto in ogni caso il merito di aver riportato ancora una volta al centro dell’interesse uno scrittore straordinario e mai troppo conosciuto e valorizzato a sufficienza.

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